
Durante un convegno sulla formazione degli ufficiali tenutosi nel 2005 a Roma ebbi l’occasione proporre, anche come provocazione, di aggiornare gli studi dei futuri comandanti militari inserendovi i testi di Thomas E. Lawrence, l’ufficiale britannico meglio noto come “Lawrence d’Arabia” che guidò con successo le tribù beduine della Penisola Arabica contro i turchi durante la Prima guerra mondiale. In particolare i I sette pilastri della saggezza, un libro di memorie e al tempo stesso un manuale tecnico di guerriglia nel deserto, contiene molte indicazioni di carattere militare ma anche sociale e culturale utili a comprendere la mentalità e il modo di combattere di quelle società tribali.Elementi valorizzati presso gli eserciti europei che avevano una tradizione coloniale fino agli anni ’50, poi rimossi e in buona parte perduti (con qualche eccezione in Francia e Gran Bretagna) dal background di formazione dei militari sull’onda delle sfide determinate dalla Guerra Fredda e dal rischio di dover combattere conflitti convenzionali.
Le operazioni anti-guerriglia e anti-terrorismo, soprattutto in Iraq e Afghanistan, che hanno coinvolto negli ultimi anni decine di Paesi dopo l’11 settembre hanno fatto riaffiorare l’esigenza di una formazione militare più calibrata sull’anti-insurrezione rendendo attuali esperienze come quella di Lawrence d’Arabia o degli ufficiali italiani che, alla testa di bande irregolari abissine, negli anni ’30 condussero azioni di contro-guerriglia e, dopo la caduta dell’Africa Orientale in mano ai britannici, di guerriglia contro le truppe alleate.
Non so se oggi nelle accademie e nelle scuole militari italiane si studino le opere di Thomas E. Lawrence ma di certo l’ufficiale britannico è diventato in questi anni un punto di riferimento culturale per le forze americane. Il generale David Petraeus, autore della svolta decisiva nella guerra contro al-Qaeda in Iraq, imponeva la lettura del testo di Lawrence al suo staff e oggi le forze speciali statunitensi hanno chiamato Progetto Lawrence il nuovo programma di addestramento varato su misura per le operazioni anti-insurrezione.
Lo US Special Operations Command ha punta a fornire ai membri delle forze speciali (Ranger, Berretti Verdi, Seal, Delta Force) strumenti non solo tecnico-militari utili a interagire con le società locali comprendendone valori e priorità. Il Project Lawrence è rivolto alle forze speciali che gestiscono anche gli Affari Civili (cioè i rapporti con la popolazione) e la consulenza militare, quindi l’addestramento e affiancamento delle forze locali e delle milizie di villaggio costituite in alcune province sunnite irachene e in alcune aree dell’Afghanistan.
“Abbiamo bisogno di avere il nostro Lawrence d’Arabia, il Lawrence del Mali, del Pakistan, del Paraguay, dell’Indonesia… Ha dichiarato l L’ammiraglio Eric Olson, alla testa dell’Ussocom, che è convinto che la chiave del progetto sia rappresentata dall’obiettivo di avere la gran parte dei militari in grado di parlare una lingua che possa risultare utile in teatri operativi quali Iraq e Afghanistan.
Al momento sono 15 mila i membri delle forze speciali Usa assegnati ai corsi di arabo, dari e pashtun e altre lingue di aree specifiche. Di Lawrence si torna a parlare anche a Londra, dove venerdì 15 maggio la Birkbeck University ospita un convegno intitolato Lawrence, gli arabi e la genesi della moderna guerra di guerriglia. Lawrence, esponente di spicco dell’ufficiale coloniale torna così in voga e del resto, nonostante tecnologie e armi avveniristiche, i conflitti anti-insurrezionali assomigliano molto (anche nella durata prolungata) alle guerre di stabilizzazione combattute dagli europei nei possedimenti coloniali.
- Mercoledì 12 Maggio 2010
IL MONDO CHE SARÀ
LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
IL MONDO IN CLASSIFICA
STORIE DAL MONDO
OGGI AVVENNE
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
STATI UNITI, FRANCIA, EGITTO, RUSSIA
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
GUARDA IL VIDEO
VAI ALLO SPECIALE
I FATTI PIÙ IMPORTANTI DEL 2011
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 12 Maggio 2010 alle 14:41 fsl ha scritto:
Lo USSOCOM lo ha avuto il suo Lawrence D’Arabia, il problema è che di nome faceva Bin Laden.
Il 12 Maggio 2010 alle 16:43 anna.one ha scritto:
UBL se ne frega altamente di stabilizzare i paesi dove mette su tenda o cave, infatti piu’ sono in chaos, senza un governo centrale meglio e’ per lui.
Il 12 Maggio 2010 alle 17:44 fu36 ha scritto:
Nell’addestramento è previsto il trattamento turco?Lawrence lo subì in carne senza osso e non metaforicamente. Furon dolori. Scusa Gaiani, in Paraguay per fare che. Sarai esperto ma dopo l’11 settembre il terrorismo si diffuse nei paesi imbecilli che diedero ascoto agli USA, se si facevano i cavoli loro, restava questione tutta USA (e getta). Dici bene dopo gli anni 50, è per questo che consiglio “Qualcosa che vale” di Robert Ruark, uscì nel 1954, è valido tutt’oggi. Jomo Kenyatta, il Bin Laden di allora che divenne presidente del Kenia libero. Goma Garibaldi, da brigante a eroe. E’ sempre la storia del Frassica frate di quelli della notte.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.