

(Credits: Getty Images)
Poche ore prima dell’esplosione che l’avrebbe fatta a pezzi, la piattaforma Deepwater Horizon ospitava una festa per celebrare sette anni di operazioni senza neanche un problema grave. Era lo scorso 20 aprile, un martedì. A bordo incrociavano i loro bicchieri pieni di champagne tutti i protagonisti del più grave disastro della storia delle esplorazioni petrolifere.C’erano i dirigenti della Transocean, società svizzera proprietaria dell’impianto, le cui piattaforme sono state protagoniste negli ultimi tre anni del 73 per cento degli incidenti nel Golfo del Messico. C’erano i leader della British Petroleum, che a dispetto della sua immagine verde è considerata dalla agenzia di consulenza Riskmetrics la peggiore azienda energetica al mondo sia come sicurezza sia come impatto ambientale: dal 1996 al 2009 le piattaforme operate dalla multinazionale inglese hanno causato la perdita di 7 mila barili di petrolio nel Golfo, il 15 per cento del totale. E c’erano i tecnici della Halliburton, società di servizi che aveva appena tappato il pozzo, in attesa della trivellazione vera e propria, seguendo una procedura secondo alcuni inadeguata a contenere la pressione di bolle di metano come quella che ha scatenato l’incidente.
Secondo i senatori del Congresso americano, che hanno aperto due commissioni di inchiesta, sono più di uno i responsabili del disastro ambientale che va in onda in diretta dal giacimento Macondo nel Canyon numero 252 del Golfo, a 80 chilometri dalla costa della Louisiana. Nel mirino ci sono anche i tecnici della Cameron International, l’azienda che ha fornito alla Deepwater Horizon il «blowout preventer»: il meccanismo di chiusura che si è inceppato. Ma mentre robot sottomarini, sostanze chimiche per diluire il greggio, cassonetti posti sulla perdita e nuove trivellazioni non fermano la perdita di greggio, tutte le indagini comunque riconducono a quella piattaforma andata in fumo. Ecco la sua storia.
Febbraio 2001
La Deepwater Horizon viene consegnata alla Transocean. È stata costruita nei cantieri navali di Ulsan, Corea del Sud, dalla Hyundai heavy industries: i lavori sono iniziati quattro anni prima. Lunga 121 metri e larga 78, la piattaforma è una meraviglia della tecnica salutata con gli stessi aggettivi una volta riferiti allo Space Shuttle: capace di trivellazioni profondissime, semisommergibile, può operare in posizionamento dinamico, caratteristica che la rende adatta alle acque tempestose del Golfo del Messico. Da subito comincia a lavorare per Bp.
Febbraio 2002
Primo incidente documentato dal Minerals management service, l’agenzia federale che sovrintende alle operazioni di trivellazione (e di cui dopo il disastro si invoca la riforma): la rottura di un condotto porta alla perdita di 267 barili di petrolio.
Giugno 2003
A causa di una tempesta e di un errore del capitano, la piattaforma perde il suo ancoraggio, si scontra con una imbarcazione e perde 944 barili di petrolio. Si registrano danni per 95 mila dollari.
Luglio 2003
Le correnti provocano la fuoriuscita di 74 barili di petrolio.
Gennaio 2005
Scoppia un incendio per una distrazione dell’operatore di una gru.
Novembre 2005
Errori nella chiusura di un pozzo portano alla perdita di 212 barili. Secondo la Guardia costiera americana, nei suoi nove anni di vita la piattaforma ha provocato 18 casi di inquinamento.
2007
Tre diverse perizie ordinate dal Minerals management service sulle piattaforme nel Golfo, di cui una sui piani della British Petroleum per la Deepwater Horizon, minimizzano il rischio di incidenti: al massimo si prevede una perdita di 4.600 barili di petrolio destinato a dissolversi nell’acqua nel giro di dieci giorni, senza raggiungere la costa. Il piano di 52 pagine della Bp consegnato nel febbraio 2009, esaminato dal governo, recita: «A parte le misure richieste da regolamenti e consuetudini dell’azienda, nessun’altra avvertenza verrà impiegata per evitare, diminuire o eliminare impatti potenziali sulle risorse ambientali».
6 aprile 2009
Sulla base di queste stime, attraverso la Minerals management services il governo accorda alla British Petroleum una «categorica esclusione» dal dovere di fornire un dettagliato rapporto sull’impatto ambientale delle operazioni della Deepwater Horizon.
2 settembre 2009
La Deepwater Horizon termina le operazioni di perforazione nel campo Tiber del Golfo del Messico del più profondo pozzo di petrolio e gas della storia, 10.685 metri circa. Un primato che viene celebrato. La distanza tra la linea di galleggiamento della piattaforma e il fondale era di 1.259 metri.
Ottobre 2009
La Bp rinnova il contratto di affitto della piattaforma per tre anni a partire dal 2010: il prezzo è fissato a 496 mila e 800 dollari al giorno.
Febbraio 2010
La Deepwater Horizon inizia i lavori di esplorazione del Macondo prospect, situato nel blocco 252 del Mississippi anyon del Golfo del Messico. Il fondale è profondo circa 1.500 metri, la trivellazione affonda fino a 5 chilometri nella roccia.
9 aprile 2010
In una lettera al Consiglio per la qualità ambientale della Casa Bianca, la principale lobbista della Bp, Margaret Laney, chiede l’allargamento della revoca a presentare studi sull’impatto ambientale delle piattaforme, «per evitare ritardi e troppi documenti scritti».
Metà aprile
La Bp si prepara a fare un annuncio storico sui lavori della Deepwater, che a Macondo avrebbe trovato riserve stimate tra i 50 e i 100 milioni di barili.
19 aprile
Iniziano i lavori di chiusura del pozzo, dopo i quali la Deepwater intende condurre altre trivellazioni. I tecnici della Halliburton incaricati dell’operazione preparano una miscela di cemento e azoto diversa da quella impiegata solitamente. Inusuale anche la procedura adottata. In genere il cemento viene iniettato nel condotto pieno dei fluidi che contengono le bolle di gas, ed essendo più pesante affonda fino alla bocca del pozzo, permettendo poi l’estrazione dei liquidi. Stavolta invece è stato fatto il contrario, pare su indicazione dei tecnici della Bp: prima è stato estratto il fluido, poi è stato appoggiato il tappo di cemento. Secondo i tecnici di Halliburton e della Transocean, è questo che ha permesso a una bolla di metano di salire verso la superficie provocando l’esplosione.
20 aprile
Alle 11 di sera testimoni vedono una colonna di acqua e fango salire dalla piattaforma. Subito dopo un sibilo furioso annuncia la fuoriuscita di gas, si sente un’esplosione: il geyser diventa una colonna di fiamme. A bordo della piattaforma c’erano 126 persone: 115 si mettono in salvo. I corpi degli altri 11 non sono mai stati ritrovati.
22 aprile
L’incendio è sedato, e la piattaforma affonda. Un altro dramma, di dimensioni molto più grandi, è appena cominciato.
- Martedì 18 Maggio 2010

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Commenti
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Il 19 Maggio 2010 alle 19:28 indigesto ha scritto:
C’era da aspettarselo! Troppe, troppe “disattenzioni”! se ne è parlato a lungo su queste pagine. L’articolo pone fine alle ipotesi in modo esaustivo. C’è solo da sperare che chi sarà chiamato a rendere conto delle tante leggerezze le paghi pesantemente!
Il 31 Maggio 2010 alle 18:00 Notizie dai blog su Webcam sulla fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico ha scritto:
[...] Golfo del Messico: piattaforma Deepwater, diario di bordo di un disastro annunciato (Credits: Getty Images) Poche ore prima dell’esplosione che l’avrebbe fatta a pezzi, la piattaforma Deepwater Horizon ospitava una festa per celebrare sette anni di operazioni senza neanche un problema grave. Era lo scorso 20 aprile, un martedì. blog: canale mondo | leggi l’articolo [...]
Il 8 Giugno 2010 alle 11:17 Marea nera, incubo infinito: le foto che non dimenticheremo - Foto - Panorama.it ha scritto:
[...] quasi due mesi dall’incidente avvenuto il 2o aprile presso la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, nelle acque del Golfo del Messico, a circa 80 km dalla Louisiana, quando un’esplosione ha [...]
Il 10 Giugno 2010 alle 14:15 Notizie dai blog su Una soluzione semplice per il disastro della Deepwater Horizon ha scritto:
[...] Golfo del Messico: piattaforma Deepwater, diario di bordo di un disastro annunciato (Credits: Getty Images) Poche ore prima dell’esplosione che l’avrebbe fatta a pezzi, la piattaforma Deepwater Horizon ospitava una festa per celebrare sette anni di operazioni senza neanche un problema grave. Era lo scorso 20 aprile, un martedì. blog: canale mondo | leggi l’articolo [...]
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