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- Un commento

Un impianto di estrazione nel Kurdistan iracheno (Credits: AP/Hadi Mizban)
Guerra o non guerra, i pozzi di petrolio stanno attirando investitori stranieri in Iraq. Lunedì per esempio un consorzio turco-cinese ha siglato un accordo per lo sfruttamento ventennale di uno dei più importanti giacimenti del Paese. Per i cinesi, è il quarto affare di questo genere concluso nell’ultimo anno. Risultato? Presto la Cina potrebbe essere il partner straniero dominante nel settore energetico iracheno.
Quasi il 95 per cento del prodotto interno lordo iracheno è legato al settore petrolifero. Il Paese sta affrontando in questi anni un difficile lavoro di ricostruzione, dunque il governo di Baghdad sta facendo di tutto per attirare gli investitori stranieri.
Le autorità irachene hanno cominciato a mettere all’asta lo sfruttamento di alcuni giacimenti-chiave a partire dallo scorso giugno: da allora sono stati conclusi 11 accordi con altrettanti consorzi internazionali, di cui quattro capitanati da compagnie cinesi. Nel 2008 inoltre una compagnia cinese aveva vinto l’appalto per lo sfruttamento del giacimento di al-Ahdab, nel centro del Paese, che produce circa un milione di barili al giorno.
L’accordo siglato lunedì riguarda i giacimenti di Missan, una provincia a maggioranza sciita al confine con l’Iran, che oggi produce circa 100 mila barili al giorno. L’appalto è stato vinto dal colosso statale China National Offshore Oil Corp, insieme alla Turkish Petroleum Corporation: il consorzio punta a incrementare la produzione, fino a raggiungere una quota di 450 mila barili al giorno.
“Gli iracheni hanno il diritto di sentirsi fieri degli enormi risultati raggiunti nello sviluppo dell’industria petrolifera,” ha commentato il ministro del Petrolio Hussain al-Shahristani, subito dopo la sigla dell’accordo.
Se gli iracheni cercano investitori, Cina e Turchia sono i posti migliori dove cercarli. L’economia cinese infatti è sempre più affamata di energia, tanto che Pechino sta già investendo moltissimo nei Paesi africani ricchi di idrocarburi. Quanto alla Turchia, il governo di Ankara è molto determinato ad assumere sempre più un ruolo di potenza regionale nel Medio Oriente: controllare le risorse energetiche è uno dei mezzi (ma non l’unico) per raggiungere l’obiettivo.
- Martedì 18 Maggio 2010

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Commenti
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Il 18 Maggio 2010 alle 12:07 indigesto ha scritto:
Ma, cara Dottoressa, gli USA non avevano fatto guerra all’Iraq per impossessarsi del petrolio? Saluti.
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