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Barack Obama e Arlen Specter in una cerimonia ufficiale alla Casa Bianca. Credits LaPresse
Il vento della rivolta soffia su Washington. Le primarie del Martedì del Cambiamento hanno spazzato via ogni possibile dubbio rispetto ai sentimenti di rabbia, frustrazione e disillusione che l’elettorato vive nei confronti dei (suoi) rappresentanti nella capitale; quello che era stato lo slogan che ha portato Barack Obama alla Casa Bianca (Change) ora sembra essere il motto di tutti coloro che si sono recati alle urne (democratici e repubblicani).
Un’onda che sembra in grado non solo di danneggiare (se non addirittura travolgere, in alcuni casi) il vecchio establishment, ma anche di colpire lo stesso presidente, non immune dall’essere (negativamente) coinvolto (anzi!) nel nuovo fenomeno politico. Di cui egli stesso aveva beneficiato e che (allo stesso tempo) aveva alimentato. Un’onda che si alimenta anche dal fatto che le posizioni politiche si sono polarizzate nell’ultimo anno, specialmente con il dibattito sulla riforma sanitaria
Alla vigilia delle primarie (per elezioni di Midterm) in Pennsylvania, Kentucky e Arkansas gli analisti erano tutti concordi nel ritenere che se gli elettori avessero scelto un candidato rispetto all’altro, avrebbero mandato un potente segnale di ribellione rispetto alle scelte fatte nei piani alti dei due partiti a Washington. La chiusura delle urne ha indicato che la Rivolta è iniziata.
Arlen Specter, 30 anni di carriera alle spalle, numerosi mandati come senatore, un anno fa lasciò il partito repubblicano per approdare a quello democratico. Era il 60°voto al Senato, quello necessario per evitare il filibustering dei suoi ex colleghi. Barack Obama l’aveva corteggiato, accolto e abbracciato quando aveva fatto il salto della quaglia. Gli aveva promesso ogni appoggio e aiuto. Dodici mesi dopo, lo stesso presidente aveva offerto la sua voce (ma ha evitato di presentarsi di persona, visto l’aria che tirava) per uno spot telefonico che il senatore ha usato per la sua campagna elettorale per le primarie del partito democratico in Pennsylvania.Non è servito a nulla.
Arlen Specter è stato sonoramente sconfitto dal rivale Joe Sestak, un (quasi) liberal, ex ufficiale di marina, da poco (2006) approdato a Capitol Hill. Un personaggio amato dalla base del partito perchè visto (rispetto al suo rivale) così lontano dai giochi di potere di Washington. Sarà lui a contendere al repubblicano pat Toomey la poltrona di senatore nell’appuntamento di novembre con le elezioni di Medio Termine.
Anche dall’Arkansas è arrivato un potente segnale. La senatrice democratica Blanche Lincoln sarà costretta a un turno suppletivo delle primarie dopo che non è riuscita ad affermarsi nel primo appuntamento con le urne. Lei ha preso il 44% delle preferenze e il suo rivale, il vice governatore Bill Halter il 42%. Nonostante l’appoggio di Bill Clinton, nonostante l’aiuto dei vertici del partito nella capitale, nonostante i forti finanziamenti privati arrivati nelle casse del suo comitato elettorale, la Lincoln rimane in bilico.
Il suo è un caso particolare e paradigmatico. Le sue posizioni centriste l’hanno penalizzata. Le sue scelte al Senato - come quella prima di opporsi alla pubblica opzione nella riforma sanitaria ma poi comunque di voltarla - le hanno alienato le simpatie sia degli elettori progressisti sia di quelli moderati. E ora, la Lincoln dovrà sudare sette camicie per riuscire a vincere contro il forte antagonista.
Questi due segnali “negativi” sono stati mitigati nel campo democratico con la vittoria per il seggio per la Camera dei Rappresentanti rimasto vacante dopo la morte di John P. Murtha. Il distretto nel sud ovest della Pennsylvania (i cui elettori nelle presidenziali del 2004 avevano votato per John Kerry e nel 2008 invece per il repubblicano John MaCain) sarà rappresentato da Mark Critz che ha battuto il repubblicano Tim Burns.
Questa affermazione è stata salutata dalla Casa Bianca come la prova che a novembre non ci sarà il collasso previsto del partito democratico. E che anche in una situazione dove l’elettorato (per lo più classe media) è fluttuante e indeciso è possibile recuperare terreno nei confronti della (possibile ) ondata repubblicana.
Quesiti e interrogativi importanti visto che le primarie del Martedì del Cambiamento hanno fornito importanti indicazioni anche al GOP. La più significativa arriva dal Kentuky dove il candidato sponsorizzato dal Tea Party, Rand Paul ha stracciato il suo rivale Trey Grayson. Il quale non è uno qualunque: era sponsorizzato dal più potente senatore repubblicano di Capitol Hill, Mitch McConnel. Per l’establishment repubblicano della capitale un vero e proprio schiaffo.
Rand Paul, nel suo discorso, ha detto che per il Tea Party questa è una vera e propria investitura. E ha ragione. Perchè le primarie del Kentuky hanno dimostrato che questa neonato movimento politico non è solo in grado di condizionare le scelte o le affermazioni dei candidati in corsa, ma è anche capace di fare vincere i propri cavalli quando decide di farli scendere in pista.
Il Martedì del Cambiamento ha fatto emergere qui sentimenti di rivolta contro il Palazzo di Washington. Forse solo un apertivo rispetto a quello che accadrà in novembre. Tutti sono avvertiti. Barack Obama per primo. Vediamo come si giocherà la partita.
- Mercoledì 19 Maggio 2010

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Il 19 Maggio 2010 alle 15:31 Notizie dai blog su Usa: alle primarie del Supertuesday perdono gli uscenti ha scritto:
[...] Stati Uniti: è iniziata la rivolta contro il Palazzo Barack Obama e Arlen Specter in una cerimonia ufficiale alla Casa Bianca. Credits LaPresse Il vento della rivolta soffia su Washington . blog: canale mondo | leggi l’articolo [...]
Il 19 Maggio 2010 alle 17:31 Notizie dai blog su Il Mastella americano perde il posto. Almeno lui. ha scritto:
[...] Stati Uniti: è iniziata la rivolta contro il Palazzo Barack Obama e Arlen Specter in una cerimonia ufficiale alla Casa Bianca. Credits LaPresse Il vento della rivolta soffia su Washington . blog: canale mondo | leggi l’articolo [...]
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