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Marea Nera: gli scienziati contro Barack Obama

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  • Tags: Barack Obama, BP, disastro ambientale, Golfo del Messico, marea nera, obamamania, petrolio, Stati Uniti
  • 5 commenti
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.
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La macchia nera è sempre più grande (Credits: LaPresse)

La macchia nera è sempre più grande (Credits: LaPresse)

La marea nera sta diventando un incubo (anche) per l’amministrazione Obama. Con il passare dei giorni, con l’aumentare della gravità della situazione e della consapevolezza che il disastro ambientale nel Golfo del Messico potrebbe assumere le dimensioni di una catastrofe senza precedenti, gli errori compiuti dal governo statunitense (e il ritardo con cui si è mosso) emergono con sempre maggiore forza e rilevanza.

L’amministrazione Obama è accusata di aver sottovalutato la portata dell’avvenimento e di aver concesso troppo credito e fiducia alla BP rispetto alle notizie (poi rivelatesi sbagliate) sulla quantità di greggio che si stava riversando in mare.

Ormai sono i più importanti giornali americani a fornire questo giudizio. Prima tra tutti il New York Times che, dopo aver focalizzato la sua attenzione sul Minerals Management Service (l’agenzia governativa che si occupa dei permessi per le trivellazioni), oggi si occupa dell’altro ente interessato, per metterlo sotto accusa: la National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa).

Per ora, nel mirino ci sono queste due agenzie, ma non è detto che nei prossimi giorni, la campagna di stampa non punti più in alto, direttamente a Janet Napolitano, il ministro per la sicurezza interna, che è stata già molto criticata per la gestione di questa come di un’altra crisi: il fallito attentato di Natale a Detroit.

In attesa di colpire ai piani alti, il NYT rivela come siano sempre più forti le voci di critica nei confronti del governo Obama che si alzano dal coro della comunità scientifica americana.  Molti importanti oceanografi si sono lamentati del fatto che la Noaa non abbia investigato a sufficienza su quali  e  quanti danni la macchia nera avesse (o abbia) già provocato in profondità.

A un mese di distanza, l’amministrazione Obama non è ancora in grado di dirlo, ma soprattutto di capirlo visto che - scrive il primo quotidiano Usa - non ha chiesto con convinzione alla BP tutte le informazioni indispensabili per avere un quadro completo della situazione.

Con fare quasi candido, Jane Lubchenco, il numero uno della Noaa, ha detto in una audizione davanti al Congresso che la sua agenzia non ha la minima idea di quanto petrolio sia in mare e quale impatto possa avere la macchia di greggio.

E tutto questo mentre sui principali siti americani compaiono delle mappe virtuali del Golfo del Messico che fanno vedere come le dimensioni della marea nera siano ormai gigantesche, quasi quanto una fetta di New York e del New Jersey messi insieme.

Ma la Noaa si è mossa con calma dopo quel 20 aprile. L’agenzia ha mandato in zona 5 delle sue 19 navi-ricerca per le analisi delle acque, ma l’ammiraglia della sua flotta era al largo delle coste dell’Africa quando è esplosa la Deepwater Horizon e ci è rimasta fino all’11 di maggio, tre settimane dopo l’inizio della catastrofe. Ora sta veleggiando verso la Louisiana.

Qualche giorno prima, il 6 maggio, il Pellicano, una nave ricerca appartenente ad una università della Louisiana, dietro indicazione dell’agenzia,  aveva effettuato degli esami dell’acqua marina che rivelavano come molto greggio si fosse espanso in profondità. I tecnici dell’agenzia invece che capire la portata della scoperta, l’hanno criticata e hanno chiesto al consorzio universitario di fare ulteriori ricerche. Anche in questo caso, molto tempo è stato perso.

Una foto satellitare della macchia di petrolio della NOAA.Credits:LaPresse

Una foto satellitare della macchia di petrolio della Noaa (Credits: LaPresse)

Gli scienziati sono furibondi per questa gestione della crisi. Rick Steiner, un biologo marino, veterano  della “battaglia” contro il petrolio dell’Exxon Valdez, nel 1989 in Alaska,  ha dichiarato al New York Times che la Noaa avrebbe dovuto capire da subito che il problema maggiore sarebbe stato quello della macchia di greggio che si stava formando sotto la superficie dell’acqua.

Ma non è stato fatto. Per questo, l’amministrazione Obama è al centro delle critiche e la credibilità della Noaa sta affondando nelle acque del Golfo del Messico.

Come buona parte di quella della BP. Secondo un giornale locale di New Orleans, ci sarebbe la prova che l’esplosione della piattaforma sia da attribuire a test di pressione sulla tenuta del cemento del pozzo effettuati dalla compagnia petrolifera qualche ora prima dello scoppio. Per questo giornale ci sarebbe un video che documenta l’operazione. Fallita anche a causa del fatto che il personale specializzato chiamato sulla Deepwater Horizon per il test sia stato rimandato a casa 11 ore prima dell’esplosione senza che avesse effettuato l’ultima, decisiva prova per valutare la tenuta dell’impianto.

Le ultime notizie dicono che la marea ha “toccato terra” in  Louisiana e ha invaso le paludi nella zona sud - orientale della stato.  Il governatore ha chiesto lo stato d’emergenza e l’intervento delle forze armate per costruire una barriera di sacchi di sabbia per bloccare il flusso. Ma la marea avanza.  E con il passare dei giorni sembra sempre più evidente che i danni più importanti sono quelli in profondità.

Il fatto è che - a un mese di distanza - nessuno è ancora in grado di dire quali sono le reali dimensioni di questo disastro.

  • michele.zurleni
  • Venerdì 21 Maggio 2010

Vedi anche:

  • Louisiana investita dalla marea nera. Adesso vediamo la reazione di Obama
  • Stati Uniti: troppi ritardi ed errori nel Golfo del Messico. Anche Barack Obama sotto accusa
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Commenti

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Il 21 Maggio 2010 alle 12:30 spyun ha scritto:

Zurleni, preoccupava di più l’Iran. Contro il disastro possono fare poco e qunt’anche si sappia l’entità del disastro sempre un disastro rimane. Mentre invece una bella guerra contro l’Iran rende di più.

Il 21 Maggio 2010 alle 21:30 Notizie dai blog su Golfo del Messico, la marea nera arriva in Louisiana ha scritto:

[...] Marea Nera: gli scienziati contro Barack Obama La macchia nera è sempre più grande (Credits: LaPresse) La marea nera sta diventando un incubo (anche) per l’amministrazione Obama . blog: canale mondo | leggi l’articolo [...]

Il 22 Maggio 2010 alle 17:48 indigesto ha scritto:

Lo abbiamo detto,Dr. Zurleni, troppe leggerezze!
Ma a questo punto gli scienziati, invece di incavolarsi, potrebbero anche mettersi a studiare come uscirne fuori! Se poi, come dice, nessuno è in grado di capire le dimensioni del disastro, sembrano proprio, quelle di alcuni scienziati, chiacchiere a vuoto! Saluti.

Il 22 Maggio 2010 alle 19:36 spyun ha scritto:

Hanno scoperto la cellula artificiale generata dai computer. E’ in grado di mangiarsi il petrolio, trasformare l’inquinamento atmosferico in aria profumata e chissà, robot che ci fanno fuori tutti. Loro sono artificiali mica umani, e chi li ferma. Che vuoi di più verranno a fagogitare pure te, se non gli farai schifo.

Il 20 Luglio 2010 alle 13:30 Notizie dai blog su La BP assume scienziati che stiano zitti ha scritto:

[...] Marea Nera: gli scienziati contro Barack Obama La macchia nera è sempre più grande (Credits: LaPresse) La marea nera sta diventando un incubo (anche) per l’amministrazione Obama . blog: canale mondo | leggi l’articolo [...]

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