
Un casco blu in missione a Haiti (Credits: Logan Abassi/ReflexNews/lapresse)
Una missione di peacekeeping in Palestina? Perché no. Stando alle indiscrezioni apparse sulla stampa israeliana, sarebbe proprio questa una delle nuove idee che stanno facendo capolino nei colloqui indiretti tra israeliani e palestinesi, che stanno riprendendo in questi giorni.
L’idea non è poi così male. A quanto ne so io, è una soluzione che farebbe comodo al presidente palestinese Abu Mazen e al suo fragile governo di Ramallah, prima ancora che agli israeliani. Ma da qui a dire che tutte le parti in causa saranno in grado a metterla in pratica nel migliore dei modi… Beh, ne passa parecchio.
Per il momento, è meglio evitare di farsi illusioni. Infatti siamo ancora alla fase dei negoziati indiretti, dove sono soprattutto gli americani a fare da intermediari: l’inviato della Casa Bianca per il Medio Oriente George Mitchell incontra periodicamente i leader israeliani e palestinesi, per poi cercare di mediare come può. Anche diplomatici europei fanno la spola in modo analogo. Quasi certamente, prima di potere avere risultati sul campo bisognerà attendere che palestinesi e israeliani siano disposti a parlarsi direttamente. E io sono, ahimé, molto scettica.
Detto questo, il piano ha un senso: piazzare una forza di pace (presumibilmente, ma non necessariamente, delle Nazioni Unite) nella Cisgiordania, onde permettere all’esercito israeliano di ritirarsi e ai palestinesi di avere una maggiore autonomia, se non addirittura un loro Stato - e, se chiedete a me, sarebbe ora! Da notare che stiamo parlando solamente della Cisgiordania, che è ancora sotto il controllo dell’Autorità nazionale palestinese di Abu Mazen, e non della Striscia di Gaza, dove regna la milizia fondamentalista Hamas.
Questo farebbe sentire più sicuri gli israeliani, che così avrebbero qualche garanzia sul fatto che, una volta ritirato l’esercito, la Cisgiordania non si trasformerebbe automaticamente in una rampa di lancio per razzi contro i civili di Gerusalemme. Israele infatti ha paura di ritirarsi perché i precedenti non sono dei migliori: quando nel 2005 sono state smantellate tutte le colonie e gli avamposti militari a Gaza, i fondamentalisti ne hanno approfittato per lanciare sempre più razzi su Israele.
Ma, soprattutto, questo farebbe sentire più sicura anche l’Autorità nazionale palestinese. Il problema di Abu Mazen, infatti, è che ha molta difficoltà a controllare il suo stesso territorio. C’è il rischio concreto che Hamas o altre forze estremiste tentino un golpe. Avere dei Caschi Blu in casa, ridurrebbe il rischio di un colpo di Stato. Almeno in teoria. Quanto alla pratica, raramente le cose vanno in base ai programmi. Specie in Medio Oriente.
- Lunedì 24 Maggio 2010

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Commenti
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Il 24 Maggio 2010 alle 18:04 indigesto ha scritto:
Analisi precisa, gentile Anna, ma a quale altra forza di interposizione si può pensare se non all’UN? Già sarà difficile trovarli tutti d’accordo su questa soluzione, c’è da immaginarsi poi su altre! Saluti.
Il 24 Maggio 2010 alle 19:59 anna.one ha scritto:
L’idea di una forza internazionale non e’ nuova, era contemplata nei “The Clinton Parameters” nel 2000 anche la discussione di “una presenza internazionale che puo’ essere ritirata solo per mutuo consenso”, che “monitora l’attuazione dell’accordo tra le due parti.” Uno studio del 2005 di RAND su come costruire uno stato palestinese ha un capitolo su una forza internazionale. L’attuale consigliere per la sicurezza nazionale James Jones lancio’ l’idea piu’ volte verso la fine dell’amministrazione Bush con risposta contraria.
Ma alcuni argomenti chiave e le conclusioni vanno la pena di evidenziare.
Nel rapporto della Security for Peace, Center of New American Security, diversi autori sottolineano la necessita’ per l’importanza di incorporare tutte le fazioni armate nel nuovo stato and garantire “all acquiesence” di belligeranti, e contro il mettere in guardia i pericoli che la forza internazionale, diventando un attore partigiano, svolga una campagna contro una fazione ( Hamas i.e.). Infatti, uno dei fattori determinanti del successo puo’ essere se la forza internazionale sostiene un governo palestinese che comprende Hamas o confronta Hamas come un avversario. Se e’ la seconda, come la maggior parte crede sembra probabile stando alle tendenze attuali, allora puo’ risultare molto difficile per l’IF evitare il passaggio dal mantenimento della pace e all’esecuzione degli accordi in una forza anti-insurrezione che nessuno vuole diventi.
La relazione sottolinea la necessità di una strategia ben integrata politici e militari, con forze sufficienti e di un consenso chiara e solida sul mandato della forza e regole di ingaggio. Una forza token seduta in basi non dovrebbe risultare particolarmente utile. La forza internazionale sarebbe necessaria per garantire la sicurezza del pubblico e portare a miglioramenti tangibili nella vita delle persone nelle loro zone di impegno.
Gli autori hanno anche spesso di notare l’assoluta centralita’ di mantenere l’imparzialita‘, tutelando e garantendo il rispetto da entrambe le parti, palestinesi e israeliani, cio’ sara’ difficile, ovviamente, soprattutto in quello che e’ probabilmente un arena sotto continua attenzione dei media e implicazioni politiche interne nei paesi contributori. Come osserva l’ambasciatore Dobbins:”.. i palestinesi sono “poco probabile ad essere entusiasti di trading un professionista israeliano con uno internazionale. Propongo una campagna di comunicazione strategica per garantire che la forza internazionale sia vista come una presenza di supporto da israeliani e palestinesi, ma che funziona solo se lo e‘, di fatto, una presenza neutra e costruttiva”.
Che tipo di forza sarebbe? Dobbins conclude che l’architettura di maggior successo sarebbe “una componente militare a guida NATO, con una organizzazione civile per gestire politiche, la governance e le questioni dello sviluppo. Entrambe le componenti che richiedono il consenso esplicito di tutte le parti in conflitto”. Si richiede la piena buy-in di entrambe le parti israeliana e palestinese per gli Stati Uniti o qualsiasi altro governo di essere disposto a svolgere questo ruolo, tenuto conto della “potenzialmente tossica politica e dei media, il potenziale costante per violence from spoiler, e un elevato rischio di attacchi contro i suoi membri “.
La migliore delle ipotesi di una pace negoziata e’ abbastanza complessa, con molte opportunita’ per gli attacchi spoiler e con il compito di far rispettare l’accordo che istituisce infinite possibilita’ di conflitti e scontri. Uno scenario di accordo parziale, in cui Israele raggiunge un accordo di pace solo con la PA in corso in Cisgiordania, e’ uno degli scenari piu’ probabili e uno dei piu’ pericolosi per una forza internazionale poiche’ non vi sarebbe una forte pressione per la sua metamorfosi in una forza contro-insurrezione per combattere Hamas e altri movimenti di opposizione. Gli altri due scenari deriverebbero da una decisione di Israele di ritiro unilaterale dalla Cisgiordania come ha fatto Sharon da Gaza, una mossa che l’attuale PA potrebbe o non potrebbe sopravvivere. Mentre nessun governo puo’ decidere di essere coinvolti in una tale situazione, essi possono farlo come l’unica alternativa al collasso della PA. (Marc Lynch)
Il 24 Maggio 2010 alle 21:28 spyun ha scritto:
Quante stupidaggini si sentono, quella è guerra religiosa, vanno avanti da sempre e continueranno da andare avanti per sempre. Far cambiare idea ad un fanatico è impossibile e di fanatici ce ne saranno sempre. Negli USA poi, pure imbecilli. Bischero, anche gli arabi hanno le loro forze di pace, uguali uguali ai caschi blu. Mettiamo quelli?
Il 24 Maggio 2010 alle 21:35 spyun ha scritto:
A chi interessato, Israele le atomiche le ha. E’ saltato fuori un documento che stavano trattando per fornirle al Sudafrica, paese amico, razzista, che mandò pure volontari durante la gita a Gaza, dove lanciarono ordigni radioattivi e cancerogeni di varia specie, tanto per tenere alti i diritti umani. I loro , naturalmente.
Il 24 Maggio 2010 alle 21:55 indigesto ha scritto:
Cara Anna.one, una forza NATO verrebbe considerata una forza di parte. Non parliamo poi dell’organizzazione civile per gestire politica e altro. Penso che la Dottoressa si riferisse più alla necessità di una forza di interposizione, pacifica per definizione ma risoluta in maniera tale da poter essere accettata sul piano politico. Non certo da subito dalle fazioni estreme, che “potrebbero” però essere pian piano coinvolte nella gestione della cosa pubblica. Certo che l’impegno dell’UN “dovrebbe” poter dare garanzie di continuità e risolutezza; cosa che capisco non facile, tenuto anche conto del suo crescente declino.
Il 24 Maggio 2010 alle 21:57 indigesto ha scritto:
“Far cambiare idea ai fanatici è impossibile” L’hai detto!
Il 24 Maggio 2010 alle 22:19 fsl ha scritto:
Anche Papa D’Alema I° voleva proporre una missione simile.
Visti i precedenti ONU ci sono due strade entrambe percorribili:
la I, prevede una missione pasticciata composta dall’equivalente dei Vigili Urbani incaricati di controllare abusi edilizi israeliani e fare rapporto a Ban Ki Moon.
La II una missione pasticciata che garantisca nonsisabenechicontrononsibenecosa in puro stile Operazione Leonte in Libano.
Avete dubbi che possano funzionare?
Ma volete mettere la soddisfazione della comunità internazionale a mettere su un simile carrozzone!
Ormai in sede ONU sono familiari missioni nate con presupposti ed obiettivi vaghi che continuano senza sapere più a cosa servono.
In Libano siamo andati con la benedizioni degli Dei per aiutare l’esercito libanese a disarmare Hezbollah (hai visto mai!); poi la situazione è cambiata e Hezbollah ha aumentato il suo ruolo di soggetto politico libanese di primaria importanza (già lo era) garantendosi il diritto a gestire i suoi territori e “giustamente” a d armarsi per garantirsi la sua sicurezza.
Qualche tempo fa un nostro generale particolarmente sveglio ha sollecitato un dibattito su “ma che ce stamo a ffà in Libano”, ma l’argomento non ha retto a paragone dei recenti impegni calcistici e della progettata Mininaja.
Il dotto cazzeggio continua.
Il 24 Maggio 2010 alle 22:33 indigesto ha scritto:
Epperò Hamas partecipa alla gestione della cosa pubblica pur rimanendo armata, soprattutto di cattive intenzioni. Un pò come da noi la Lega. Chissà che un giorno non avremo anche noi bisogno dell’ONU. Scherzo, caro fsl, scherzo!
Il 24 Maggio 2010 alle 22:34 indigesto ha scritto:
scusa: Hezbollah. Saluti
Il 24 Maggio 2010 alle 23:25 spyun ha scritto:
Noi andiamo avanti a condoni edilizi, fsl, sei come il bue che da del cornuto all’asino. Quella è una guerra di fanatici religiosi il becero si sbaglia, è lui un fanatico, semmai sono fanatico contro i fanatici che aizzano i creduloni. Non credo quindi di che dovrei essere fanatico. Semmai amante, delle donne e della libertà in tutti i sensi, non è un male. La libertà le religioni non la lasciano, vogliono imporre la loro, come le dittature, si autonominano capi a vita, non c’è differenza, usano gli stessi metodi.
Il 24 Maggio 2010 alle 23:34 indigesto ha scritto:
Fanatico? noooo,…della Cina, di Cuba, della Corea del Nord, dell’attuale Iran, dell’URSS, di Stalin..devo continuare?
Il 24 Maggio 2010 alle 23:47 arjabes ha scritto:
Ecco un classico articoletto consegnato quando non ci sono scoop. Tra Israele e la striscia di Gaza c’è stata una forza internazionale efficacissima a…scappare in Israele appena i palestinesi facevano bau bau. Strano che non lo abbiate ricordato, voi così eruditi su tutto quello che riguarda Israele e Palestina.
Spyun, la notizia della fornizione di armi atomiche al Sudafrica è falsa,circa l’uso di ordigni radioattivi e cancerogeni, sono accuse tanto pesanti che esigerebbero che tu fornissi la fonte da cui attingi tali informazioni.
Il 25 Maggio 2010 alle 0:15 annamomigliano ha scritto:
- indigesto,
le opzioni a parte l’Onu sono poche, ma non è da escludersi un impegno Ue
- arjabes,
i precedenti non sono dei migliori (più che a Gaza, io pensavo al Libano). Ma l’idea qui è diversa: non tanto fare da interposizione tra Israele e la West Bank, ma piuttosto fare da interposizione tra l’Autorità palestinese e i vari gruppi fanatici che fioriscono da quelle parti.
-Più in generale,
mi sembra doveroso ri-sottolineare una cosa: un eventuale ritiro dalla West Bank fa paura ad Abu Mazen molto più di quanto non fa paura agli israeliani. Israele se la cava da sola, Abu Mazen no. Ma forse questo merita un post separato
Il 25 Maggio 2010 alle 1:29 spyun ha scritto:
La grossa spia o dice cosa ha visto oppure prima si informa. Il documento che è arrivato ad una stella, prima di farne cenno , l’ho anche trovato su wikipedia dove c’è contraddizione <apparente, dice che Israele non è in graod di produrre atomiche poi saltano fuori documenti, con tanto di firma Perez, dove le atomiche ci sono, missili a testata nucleare. Sugli di Gaza, devo cercare un articolo di Giordana, che cita Università, prof. e risultati. Mi spiace Arjabes, veramente, non te lo meriti il comportamento dei tuoi politici o governanti, sono nazisti, come i nostri mafiosi. Io pero lo dico. Ciao.
Il 25 Maggio 2010 alle 6:36 anna.one ha scritto:
Le offerte che tra SA (South Africa) e Israele sono state confermate sono di R&S missili balistici e il commercio di uranio di trizio (basso grado). Materiali precursori per armi, possibile, o nel caso SA, la capacità di fare gli orologi con le lancette “fosforescenti” che si vedono al buio.
L’uranio arricchito del SA e’ stato anche acquistato dagli Stati Uniti fino al 1977, quando Israele e gli Stati Uniti smisero di acquistarlo, in base alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU #418.
Si noti, che le stesse accuse di un presunto trattato tra Israele e il SA furono fatte dalla spia per i sovietici Dieter Gerhardt.
Nei docs non c’e’ nessuna smoking gun [...] l’issue delle armi nucleari fu “broached” affrontata e i sud africani “believed” credevano fosse sul tavolo. [...] l’accordo “not” non si concluse[...]
“not”, “broached” e “believed”, parole definitive.
Il 25 Maggio 2010 alle 12:01 anna.two ha scritto:
Che non si sia concluso, non esclude il fatto che ci sia stato. Nessuno dice il contrario, tu ti arrampichi sui vetri, come al solito
Il 25 Maggio 2010 alle 16:27 anna.one ha scritto:
La storia del Guardian e’ come al solito ingannevole, e non mi sorprende che i soliti anti-Israele vi si sbrodolano. Nulla nel doc nel quale la storia si basa suggerisce che ci fu un’offerta attuale da parte d’Israele al regime di Pretoria, al contrario, la conversazione ammonto’ ad una indagine dei sud africani che ultimamente fini’ in nulla.
Israele forniva armi non nucleari al SA infatti nei docs sono elencati anche dei tanks e come dice Peres, il Guardian ha scritto un pezzo basato su una interpretazione selettiva dei docs e non su fatti concreti. I docs non indicano nessun trasferimento di tecnologia nucleare e focus sulle vendite dei missili Jericho. Nessuna prova che Israele non solo offri’, ma tanto meno ha dato armi nucleari al S.A.
Io non mi arrampico sui vetri, ma ho la conferma che, come al solito, mr. Fumagalli basa le sue opionioni che spaccia per verbo, come quelle sui genocidi commessi dagli americani e pifferate varie, su edited videos, e interpretazioni dei fatti. C’e’ un termine per un individuo che si comporta cosi’…
Il 25 Maggio 2010 alle 18:14 theguilty ha scritto:
Salve,
volevo far presente che in Palestina esistono già i Caschi Blu dell’ONU con una missione chiamata TIPH2 (Temporary International Presence in the city of Hebron) che è presente dal 1997 e tutt’ora in atto. Per maggiori info http://www.tiph.org
Invece bisognerebbe estendere questa missioni a più città dei territori e non alla sola Hebron.
Il 25 Maggio 2010 alle 18:50 annamomigliano ha scritto:
La missione di Hebron -dove il rapporto di vicinato tra palestinesi e coloni israeliani è TESISSIMO - serve banalmente a evitare che i coloni di Hebron (dove abita ahimé una delle comunità più fanatiche!) non tirino troppe pietre sui loro vicini di casa.
Si tratta di monitorare una situazione specifica, che rischia di degenrare (anzi, probabilmente è già degenerata), non di creare i presupposti per un ritiro israeliano.
L’idea di una missione Onu in tutta la West Bank invece è proprop creare questi presupposti.
Il 25 Maggio 2010 alle 23:04 indigesto ha scritto:
Gentile annamomigliano, una forza di interposizione europea? Mah! credo che sarebbero visti come il fumo negli occhi da parte palestinese: europei colonialisti. E poi come si organizzerebbe per questa missione, l’Europa, fuori dagli schemi NATO? Penserei, sinceramente, più a truppe ONU scelte in modo selettivo…ma Lei ne sa certamente di più. Saluti.
Il 25 Maggio 2010 alle 23:47 spyun ha scritto:
Le fotografie dei documenti sul Guardian, non sono video propagandistici ma documenti ufficiali, poi se l’oca ne sa di più e li ritiene falsi, buoni i suoi link infantili. Papera cerca di crescere ma non di volume, sei già babbiona, di cervello , se hai spazio e credo che ne hai parecchio perché ne sembri priva di cerebro.
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