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Un giovane miliziano fedele al Governo Transitorio pattuglia una strada di Mogadiscio (Credits: AP)
“L’unico modo di ripristinare la stabilità in Somalia è quello di sostenere il governo nei suoi sforzi di riconciliazione e nella sua lotta contro l’estremismo”. Lo ha dichiarato il Segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon davanti ai rappresentanti di 55 Paesi e 12 organizzazioni internazionali a Istanbul il 22 maggio.
Mentre nella capitale turca si apriva il vertice internazionale per discutere della delicata questione somala, sabato e domenica, Al Shabaab attaccava a colpi di mortaio nientemeno che Villa Somalia, sede presidenziale, causando in due giorni di scontri almeno 15 morti e 30 feriti. Gli attacchi hanno anche preso di mira posizioni governative nel nord della capitale, nei quartieri di Shibis e Bondhere.
Il fragile Tfg (governo transitorio) creato nel gennaio del 2009 è sostenuto dalla comunità internazionale. Ma le sue truppe, supportate da quelle dell’Unione Africana, controllano solo una piccola parte di Mogadiscio che è invece in mano agli estremisti islamici.
Al vertice, Ban Ki Moon ha anche chiamato il Tfg ad assumersi le sue responsabilità. “Il governo deve anche cominciare a fornire al popolo somalo dei servizi, a versare gli stipendi alle forze di sicurezza e deve anche continuare a sviluppare le istituzioni di sicurezza”, ha detto dalla tribuna, facendo così indiretto riferimento alla dilagante corruzione della dirigenza somala. Molti ministri e ufficiali occultano i soldi che vengono dalla comunità internazionale in conti all’estero.
La riunione, alla quale hanno partecipato anche i ministri degli Esteri francese Bernard Kouchner e spagnolo Miguel Angel Moratinos, in presenza del presidente somalo Sharif Sheikh Ahmed, ha affrontato anche lo spinoso tema della lotta alla pirateria al largo delle coste somale.
In particolare, i francesi hanno proposto il loro aiuto per salvaguardare il patrimonio ittico somalo. I mari di fronte al corno d’Africa sono da decenni ormai area di pesca indiscriminata da parte di parecchi Paesi. Secondo il presidente somalo la pirateria non dipende solo dall’instabilità, ma dall’estrema povertà in cui versa la popolazione somala.
Nel frattempo, martedì prossimo, si aprirà al tribunale di Rotterdam, in Olanda, il primo processo in Europa contro imputati accusati di pirateria. Sul banco, 5 somali tra i 22 e i 45 anni. I cinque, che rischiano dai nove ai 12 anni di carcere se riconosciuti colpevoli, sono stati intercettati da una nave militare danese nel golfo di Aden, al largo della Somalia, mentre attaccavano un cargo olandese, il 2 gennaio del 2009.
Consegnati dalla marina danese alle autorità olandesi, che avevano emesso un mandato di arresto europeo, i cinque uomini sono detenuti in Olanda dal 10 febbraio del 2009.
Attraverso i loro avvocati, i cinque contestano la lunga detenzione e mettono in discussione la competenza del tribunale di Rotterdam, in quanto il cargo attaccato era registrato nelle Antille olandesi, che hanno una loro giurisdizione. Ma al di là della sede di competenza, i giudici dovranno faticare non poco per dimostrare la colpevolezza dei cinque.
Attualmente, la maggioranza dei pirati catturati viene processata in Kenya, unico Paese africano a essersi reso disponibile a giudicarli. Ma l’accordo con la comunità internazionale rischia di saltare, perché Nairobi lamenta che i procedimenti sono troppi e troppo costosi e reclama finanziamenti per gestire le prigioni e lo svolgimento dei processi.
L’Italia e la Francia hanno annunciato che lavoreranno insieme per istituire un tribunale speciale contro la pirateria internazionale, che potrebbe nascere nell’ambito delle Nazioni Unite. Un’ipotesi, questa, sostenuta dall’Unione europea.
Nel frattempo, rischia di “fare scuola” la nuova strategia russa alla lotta contro i pirati: due settimane fa la marina di Putin ha deciso di rilasciare in alto mare dieci pirati sudanesi catturati dopo che avevano tentato di prendere una petroliera russa al largo dello Yemen. Dei dieci uomini e del piccolo vascello sul quale sono stati imbarcati si è persa ogni traccia.
- Lunedì 24 Maggio 2010

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Commenti
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Il 24 Maggio 2010 alle 17:34 anna.one ha scritto:
Io sono tranquilla sapendo che questo problema somalo sara’ risolto dall’UN e dall’EU, come sempre con fermezza e competenza.
http://i34.photobucket.com/alb.....mouth2.gif
Il 24 Maggio 2010 alle 17:49 hector ha scritto:
hahahaha
come se qualke estero potesse risolverlo
Il 24 Maggio 2010 alle 18:48 indigesto ha scritto:
Ma quello che non capisco è perchè debbano essere sottoposti a processo. Una violazione così palese in campo internazionale dovrebbe permettere ad ogni Paese che ne effettua la cattura di applicare direttamente una pena detentiva unica, ad esempio di dieci anni, nonchè la massima pena detentiva contemplata in quel paese in presenza di fatti di sangue. Non vedo su quali attenuanti si potrebbe basare una eventuale difesa.
Il 25 Maggio 2010 alle 9:54 hector ha scritto:
…che tutto ruota intorno alla irrisolta questione del riconoscimento, fermandoci qui, del somaliland da parte di molte nazioni…
qui si dimentica ke le coorti islamike avevano gia raggiunto la stabilita del paese(con l’aiuto del popolo e contro i signori della guerra). e ke questo sforzo vu vanificato(perke?) da etiopi e usa. segui l’emergenza umanitaria, pirati ecc
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