

(Credits: Upi/Landov)
Corruzione, traffico di droga, complicità con la mafia: ogni anno oltre 100 agenti del New York police department finiscono nei guai perché commettono reati che dovrebbero combattere.
L’ultimo arrestato si chiama Rafael Jimenez, è stato fermato il 23 marzo mentre trasportava un sacco con 10 chili di polvere bianca che lui credeva cocaina da un magazzino di Long Island a una casa del Bronx. All’informatore dell’Fbi che per incastrarlo faceva finta di essere un narcotrafficante Jimenez aveva promesso di poter distribuire senza problemi fino a 1 quintale di coca, per un compenso di 1.200 dollari al chilo.
Lo scorso 5 marzo sono stati invece arrestati Richard LeBlanca, Orlando Garcia e Brian Chico: un mese prima i tre avevano fatto irruzione a mano armata in una fabbrica di profumi del New Jersey e avevano rubato insieme ad alcuni complici centinaia di scatole di prodotti cosmetici, per un valore di mercato di circa 1 milione di dollari. Agli 11 ostaggi che hanno tenuto per ore i tre avevano mostrato il loro distintivo di detective della polizia di New York. Lo stesso che indossava Jimenez mentre trasportava la coca.
Identico a quello che a febbraio è stato tolto a Miguel Burgos, che per aiutare i narcotrafficanti per cui lavorava aveva dato loro uno scanner con cui potevano seguire le conversazioni dei suoi colleghi sulle volanti. O a quello di Jacques Mackenson, finito dietro le sbarre per violenza carnale ripetuta nei confronti di una minorenne. O di John Cicero e William Green, che negli stessi giorni sono stati sospesi per avere brutalmente picchiato il ragazzo del Bronx che avevano appena fermato.
Chi pensa si tratti di casi isolati sbaglia di grosso. Dal 1992 al 2008 sono stati arrestati circa 2 mila agenti della polizia di New York, una media di 119 l’anno. A indagare su ognuno di loro è l’Internal affairs bureau, altrimenti soprannominato «Rat squad», cioè lo squadrone dei topi di fogna, che nel gergo degli agenti indica i colleghi che fanno la spia. Forte di un budget annuale di circa 62 milioni di dollari, l’ufficio impiega 650 agenti, altrimenti detti «mangiatori di formaggio», impegnati a combattere in una guerra fratricida i colleghi «carnivori» (i poliziotti che per guadagni extra si danno ad attività criminali aggressive e violente) o «erbivori» (quelli che si dedicano a imprese sempre illegali ma meno cruente). Di quest’ultima categoria fanno parte gli agenti che nell’esercizio della loro funzione parcheggiano davanti agli idranti o in sosta vietata: solo l’anno passato il dipartimento ha emesso 1.664 multe contro se stesso.
Che i 34.500 agenti della polizia di New York non siano tutti santi non è certo una scoperta recente. La complicità fra agenti e tenutari di bordelli portò già nel 1894 alla formazione di una commissione d’inchiesta che alla fine decise di nominare Theodore Roosevelt presidente del consiglio della polizia. Il commissariamento venne presto dimenticato: già nel 1912 il tenente di polizia Charles Becker ingaggiò quattro sicari per fare fuori l’informatore che lo stava accusando di prendere soldi dai tenutari di bische clandestine. E negli anni Cinquanta il sindaco William O’Dwyer e il suo capo di polizia furono costretti alle dimissioni quando si scoprì che un altro biscazziere, Harry Gross, aveva a libro paga un intero squadrone di polizia per proteggere le sue case da gioco.
Fu però solo nel 1993, quando l’agente Michael Dowd venne arrestato mentre vendeva droga, che il dipartimento di polizia istituì il reparto investigativo nella sua versione attuale. Ray Kelly, allora come oggi capo della polizia di New York, proclamò l’arrivo di una nuova era. Ma a guardare le 600 pagine di documenti appena divulgati dall’ufficio di New York dell’Aclu, l’associazione per le libertà civili, non si può dire che i controllori abbiano cambiato il comportamento degli agenti infedeli.
Certo, i reati legati al consumo o alla vendita di droga sono diminuiti a 231 casi nel 2008 contro i 653 del 1993. Ma i furti sono aumentati, da 367 a 394. E se gli episodi di sonno o ubriachezza sul lavoro sono più che raddoppiati, da 64 a 153, gli abusi fisici contro i sospetti sono addirittura passati da 10 a 180 casi l’anno.
Gli abusi spesso portano a denunce civili e penali da parte delle vittime. Dopo essere stati assolti dall’accusa di violenza carnale ora tre poliziotti di Brooklyn devono per esempio difendersi dalla richiesta di 440 milioni di danni da parte di Michael Mineo, un ragazzo di 26 anni da loro fermato mentre fumava uno spinello. Mineo sostiene che dopo averlo ammanettato gli agenti gli hanno tirato giù i pantaloni e hanno cercato di sodomizzarlo con un manganello. Pratica già sperimentata nel 1997 dai due agenti del distretto di Brooklyn che sono ora in carcere dopo essere stati condannati per avere violentato Abner Louima, un haitiano arrestato nel 1997 davanti a una discoteca. Ma oltre a questi casi clamorosi ci sono i piccoli episodi di ordinaria violenza. A gennaio una donna accusata di furto è stata colpita in testa con la pistola da alcuni poliziotti.
All’interno dell’Internal affairs bureau c’è una divisione speciale, il Group one, che si occupa solo di indagare su alti dirigenti della polizia. Gente come Eddie Maldonado, che oltre a dirigere il servizio di sicurezza e protezione della polizia per tutti i politici americani e stranieri che transitano da New York si occupa di proteggere star come Jennifer Lopez o giocatori della Nba. E che è finito sotto inchiesta perché, mentre i suoi colleghi preparavano l’apparato di sicurezza per la visita del presidente Barack Obama a New York lo scorso ottobre, lui si recava fuori città per una di queste sue attività collaterali.
Il Group one peraltro non ha fatto in tempo a occuparsi di Bernie Kerik, capo della polizia di New York dal 2000 al 2001, considerato uno degli eroi dell’11 settembre, dallo scorso febbraio in carcere dopo essere stato condannato a 4 anni di galera per corruzione ed evasione fiscale: tra le altre accuse, quella di avere ricevuto 250 mila dollari da un costruttore legato alla mafia per i lavori di restauro del suo appartamento.
Ovviamente tutti questi casi sono eccezioni in un dipartimento di polizia che ancora adesso è in testa alle statistiche delle maggiori città americane per i risultati ottenuti. A New York dal 1990 al 2009 la riduzione dei reati è stata dell’80 per cento: gli omicidi sono diminuiti del 79,2 per cento, le violenze carnali del 61,7 per cento, i furti dell’81,5 per cento. Ancora una volta nel 2009 i crimini sono diminuiti del 12 per cento in media rispetto all’anno precedente, ma la novità è che qualcuno ha cominciato a mettere in dubbio le statistiche e ad accusare apertamente i poliziotti di manipolazione.
A febbraio due criminologi hanno reso noti i risultati delle loro conversazioni con capitani di polizia in pensione: un centinaio di loro ha ammesso che talvolta gli agenti cercano di convincere le vittime di reati minori a non sporgere denuncia. E il sospetto dei numeri truccati rischia di trasformarsi in un nuovo scandalo, ora che l’agente Adrian Schoolcraft si è rivolto all’Internal affairs bureau per raccontare cosa succede nell’81° distretto di polizia, quello che vigila sulla zona di Bedford Stuyvesant, una delle più malfamate di Brooklyn.
Forte di due anni di registrazioni fatte in segreto, Schoolcraft accusa la polizia di sminuire sistematicamente i crimini per abbassare le percentuali nelle nove categorie previste dalle statistiche. Un furto con percosse, per esempio, finisce classificato come semplice rapina. Il risultato: nell’81º distretto sulla carta la criminalità l’anno scorso è calata del 17 per cento. Anche grazie all’abilità di un agente soprannominato «the Shredder», il distruttore di documenti.
Dall’indagine dell’ufficio Internal affairs dipende anche la carriera di Schoolcraft, che dopo la sua accusa è stato sospeso. Poi i suoi colleghi hanno perquisito la sua abitazione, confiscando i suoi documenti. Infine lo hanno sottoposto, contro la sua volontà, a una perizia psichiatrica, tenendolo in ospedale per sei giorni. All’uscita c’era ad attenderlo il conto del dottore: 7 mila dollari. E quando Schoolcraft si è rifugiato in un’altra casa fuori New York, i suoi colleghi hanno cominciato a svegliarlo di notte bussando alla sua porta: è questo il trattamento che si meritano gli agenti che si rivolgono allo squadrone dei topi di fogna.
- Martedì 25 Maggio 2010

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Commenti
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Il 25 Maggio 2010 alle 17:43 anna.one ha scritto:
Hmm arrestate dal 1992 al 2008 2000 mele marce, per una media di 119 all’anno!
Wooow! Su 35.284 policemen, 4,503 Auxiliary officers, 5,147 school safety agents, 2,300 traffic enforcement, 370 traffic enforcement supervisor per una popolazione di 8,274.527!
Sono certamente gangs di N.Y. in divisa!
Il 25 Maggio 2010 alle 21:02 pasalaam ha scritto:
Sarebbe interessante conoscere le statistiche europée. Purtroppo, non esistono! Che strana combinazione.
Così é molto più facile criticare gli altri, soprattutto se americani.
Viva l’Arizona
Il 25 Maggio 2010 alle 21:09 anna.one ha scritto:
Vabbe’, pasalaam non faccia il pignolo, comunque io trovo l’articolo un po’ razzista, sembra che in maggioranza sono gli hispanics che fanno l’hanky panky.
Viva l’Arizona! and… “Death to America! oh, and Bush!”
:)
Il 25 Maggio 2010 alle 22:41 spyun ha scritto:
In genere è sempre e solo la punta del’iceberg che emerge. Pure noi abbiamo avuto quelli delle uno bianca e i carabinieri di Marrazzo, come pure generali dell GF non propri puliti. Logico quindi che in un paese dove i gangster dirigano banche e finanziarie, la polizia si arrangi. Se poi andiamo a vedere la CIA, che di traffico di droga se ne deve per forza occupare altrimenti l’industria delle armi va in crisi. ostinarsi a voler rifiutare una realtà non può essere altro che un cervello da oca o da vitello dell’Arizona, terra di sogni e di chimere, ora incubi e lacrime.
Il 25 Maggio 2010 alle 23:40 pasalaam ha scritto:
anna.one, non sono in grado di dire se si tratta di razzismo. Conoscendo la situazione dell’europa, dove il 60% della popolazione carcerale é composto da negri e mussulmani, avrei tendenza a non esserne sicuro.
Se anche da noi si tratta “solo della punta dell’iceberg” siamo fritti!
In ogni caso, per poter comparare, bisognerebbe avere statistiche che tutti i governi della Repubblica Democratica Popolare europea, si guardano bene dal pubblicare.
Viva l’Arizona
Il 25 Maggio 2010 alle 23:46 p.a.d ha scritto:
Ehi, Spyun… Ha notato come in effetti sia preponderante il coinvolgimento di “ispanici” cetro/sud americani???
I sottoprodotti di quelle nazioni ora governate da quei “nuovi volti” che lei tanto ammira, i cocaleros Chavez il suo grande amicone “leaf coke” Morales ed altri…? Mah.
Come vede non solo gli “yankee”! ;)
Quando gli allievi superano i maestri!
Quanto ai paragoni con l’Europa inutile dire che le mele marce circolano anche qui, ma raffrontare i traffici ed i numeri degli USA a quelli EU è un po’ azzardato.
Calcolando poi che a volte (spesso) il tramite del traffico di stupefacenti sono proprio gli USA… Parliamo ovviamente di determinate sostanze, visto che per oppiacei e cannabinoidi qui la fanno da padroni il nord Africa ed il medioriente.
Ho sentito di carichi di coca che attraversano gli States fino al Canada dal quale si diffondono a ventaglio su carghi destinati in ogni parte del mondo ed in particolare Europa.
Da noi è una questione un po’ più “locale”, è un punto d’arrivo e dunque di numeri più piccoli, visto che quando gli stupefacenti arrivano qui hanno già subìto talmente tanti passaggi e “gabelle” da non lasciare da mangiare più di tanto ad eventuali agenti corrotti. È più facile che un agente inaffidabile sequestri magari poche decine di grammi al galoppino di turno e che se li tenga per sè o qualche amico, e ciò non toglie che sia da condannare e sollevare dall’incarico. Solo che è più difficile incastrarlo… sempre per una questione di numeri.
Qui non ci sono centinaia di tizi con chili di droga in ogni città. Ad averne “a chili” sono in pochi, spesso stanno fuori dalla confusione e dai controlli delle grandi città e dopo brevissimo tempo, a volte in solo giorno, si sono già disfati di tutto centellinando il lavoro a centinaia di “tabacchini” sparsi in mezza nazione e poco individuabili. Per non parlare del fatto che qui i trafficanti diffidano dei poliziotti “al soldo” molto più dei loro concorrenti e nemici, ed evitano quanto più possibile di affidarsi alle loro “garanzie”.
Forse in Europa è più sicura e redditizia la copertura di un politico piuttosto che di un agente dell’antidroga…
Il 26 Maggio 2010 alle 0:17 spyun ha scritto:
La cinematografia hollywoodiane sul tema, ne ha prodotti parecchi. Cosa che mi fa ridere, è che p.a.d, non sa quanti cargo prendono il volo da Bogotà per l’Europa, Olanda specialmente portano fiori, la Savana è tutta un serra, non vedo la ragione di andare fino in Canada. Da Medellin partono container di scarpe, roba da buttare ma celano coca. se ne scoprono uno è per una soffiata, altri cento passano. Anche qui non vedo la necessità di andare in Canada. Cerca di trovarle più furbe altrimenti sei allo stesso livello di annapapera. Non sono io ad affermare che gli USA sono i maggiori consumatori di droga, abbi pazienza. Che siano tutti ispanici i delinquenti USA è da appurare, i più pericolosi son in giacca e cravatta, hanno messo in crisi il mondo e tu porgi volontariamente le terga, bravo.
Il 26 Maggio 2010 alle 0:26 spyun ha scritto:
Sulla percentuale di pasalaam in merito ai carcerati, non ho dati, so che nel confronto con gli stati europei, occidentali,gli immigrati sono enormemente superiori a noi e nelle carceri la percentuale è veramente ridicola, la stragrande maggioranza è composta da italiani, alcuni anche suicidi , altri massacrati. Sa per caso se Tanzi sia in galera? E Cragnotti chissa che fine ha fatto.
Il 26 Maggio 2010 alle 14:46 spyun ha scritto:
Chiaro che uno non è razzista se ineggia all’Arizona che enette leggi razziali. Ma vatti a sedere sul water ed esprimi il meglio di te.
Il 26 Maggio 2010 alle 16:09 anna.one ha scritto:
Chiaro che uno che non ha nemmeno la piu’ pallida idea cosa sia la legge dell’Arizona sugli illegali, ma da dei razzisti a chi la conosce, solo seduto sul water si esprime sempre.
Il 26 Maggio 2010 alle 18:20 indigesto ha scritto:
..si esprime bene, volevi dire. Ah, cappuccetto rosso, cappuccetto rosso, purtroppo non mi posso dilungare, ma se anche tu ne fai questione di water, possiamo andare tutti in vacanza!
Il 26 Maggio 2010 alle 23:21 spyun ha scritto:
Infatti, voluminosa com’è ne rilascia a tonnellate di intelligenza, roba da intasare le fogne, pensa a Giuliano Ferrarra, ha sempre il cesso intasato.
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