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Attentato di Nassirya: assolto anche il colonnello Di Pauli

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  • Tags: Base Maestrale, Bruno Stano, Georg Di Pauli, guerra-in-Iraq, Guerre di pace italiane, iraq, Nassirya, Vincenzo Lops
  • 3 commenti
Bolognese, 47 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto "Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".
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nassyria

Dopo i generali Vincenzo Lops e Bruno Stano anche il colonnello Georg Di Pauli è stato assolto dal tribunale militare di Roma dall’accusa di non aver adottato tutte le misure di sicurezza necessarie alla difesa della base dei carabinieri Maestrale, distrutta a Nassiryah dall’attentato suicida del 12 novembre 2003. L’attacco dei kamikaze di al-Qaeda, il più grave mai effettuato contro gli italiani, provocò la morte di 12 carabinieri, 5 militari dell’Esercito e 2 civili oltre a 9 civili iracheni.

Nel maggio 2007 la procura militare di Roma chiese il rinvio a giudizio dei tre ufficiali per ”omissione di provvedimenti per la difesa militare”, un reato previsto dal codice penale militare di guerra. Il giudice decise però di procedere per il diverso reato di ”distruzione colposa di opere militari” previsto dal codice penale militare di pace. I generali Lops e Stano, che guidarono il contingente italiano alla testa delle brigate Garibaldi e Sassari, scelsero di essere processati con il rito abbreviato.

Lops, che aveva ceduto il comando della missione poche settimane prima dell’attentato, venne assolto mentre Stano subì in primo grado una condanna a due anni di carcere  ma è stato poi assolto in appello. Di Pauli, comandante della Multinational Specilized Unit dei carabinieri in Iraq, ha affrontato il processo con rito ordinario, nel quale l’accusa aveva chiesto due anni di reclusione, fino all’assoluzione “perché il fatto non costituisce reato”.

Nel processo è inoltre emerso che Di Pauli aveva chiesto sistemi di protezione aggiuntivi per la base situata nel cuore di Nassiryah, sistemi che sarebbero arrivati in Iraq solo alcuni mesi dopo l’attentato. La sentenza, però, non pone fine alla vicenda giudiziaria dal momento che i parenti delle vittime, costituitisi parte civile, hanno già fatto ricorso  per il processo a Lops e Stano e lo hanno annunciato anche per Di Pauli.

L’avvocato Francesca Conte ha reso nota la richiesta che “in sede civile che vengano riconosciute le responsabilità del ministero della Difesa. Si dice che questi imputati non hanno colpe perché hanno obbedito ad ordini superiori. Vogliamo allora sapere chi ha dato questi ordini, di chi sono le responsabilità, perché questa strage si poteva evitare”.

Per quell’attentato un colpevole è stato in realtà trovato. Si tratta  Omar al-Kurdi, uomo di al-Qaeda agli ordini di Musayb al-Zarqawi con almeno cinque grandi attentati sulla coscienza incluso quello contro la sede dell’Onu a Baghdad nel quale morì Sergio Vieira De Mello. E’ stato processato e impiccato a Baghdad nel 2007. Col senno di poi è facile affermare che la base italiana poteva essere meglio protetta o che i carabinieri avrebbero dovuto ritirarsi dalle basi Maestrale e Libeccio nel centro di Nassiryah, troppo esposte al rischio di attentati.

Da un lato il reparto del Genio militare italiano che realizzava le protezioni perimetrali era troppo piccolo per fortificare contemporaneamente tutte le basi italiane e il lavoro dei carabinieri, in Iraq come in Italia, deve essere svolto a contatto con la popolazione specie in una città senza legge come era all’epoca Nassiryah.

Occorre poi ricordare che l’operazione “Antica Babilonia” non prevedeva inizialmente che gli italiani dovessero combattere ma solo garantire la cornice di sicurezza necessaria alla ricostruzione civile. La missione venne pianificata e annunciata considerando conclusa la guerra in Iraq con la caduta di Saddam Hussein. Non  caso solo nel 2004, dopo le battaglie dei ponti di Nassiryah, arrivarono in Iraq i mezzi pesanti da combattimento italiani prima negati al contingente impegnato in una “missione di pace umanitaria”.

L’assoluzione dei tre ufficiali e soprattutto quella di Di Pauli costituisce anche una parziale compensazione al problema tutto italiano della dimensione giudiziaria delle operazioni militari. Solo in Italia infatti un ufficiale deve rispondere alla magistratura per ogni azione a fuoco, per ogni morto o ferito subito o provocato.

Nel resto del mondo i comandanti finiscono sotto processo solo se commettono crimini di guerra, non se subiscono perdite per il fuoco nemico o se commettono errori per i quali eventualmente si potranno giocare carriera e promozioni. Come si può immaginare che un ufficiale affronti con serenità la responsabilità del comando sapendo che in caso di caduti o feriti potrebbe essere chiamato a risponderne penalmente e addirittura a risarcire i familiari dei suoi soldati?

Ve lo immaginate il generale David Petraeus chiamato a giudizio per i 4.399 caduti in Iraq e i 1.081 in Afghanistan? Oppure i vertici militari britannici messi alla sbarra per i 285 soldati di Sua Maestà morti in Afghanistan o i 179 caduti in Iraq? Eppure la gran parte di questi militari sono stati uccisi da attentati dinamitardi, in alcuni casi da kamikaze, proprio come i nostri caduti alla base Maestrale.

  • gianandrea gaiani
  • Giovedì 27 Maggio 2010

Vedi anche:

  • "Rappresaglie" italiane in Afghanistan?
  • Gran Bretagna e Germania: "In Afghanistan combattiamo per i nostri interessi"
  • Afghanistan: bomba contro convoglio degli alpini. Nessun ferito
  • Afghanistan: attentato kamikaze vicino alla base italiana di Herat
  • Il ruolo dell'Iran nelle battaglie contro gli italiani a Nassirya
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La Croce Rossa in Afghanistan è troppo “neutrale”? »
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Commenti

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Il 27 Maggio 2010 alle 13:28 indigesto ha scritto:

Cosa vuole, Dr. Gaiani, poteva mai l’Italia non distinguersi anche in questo?

Il 27 Maggio 2010 alle 17:34 fsl ha scritto:

Quel processo era una porcata.
Ha avuto la sua degna conclusione.
Poveri familiari; volevano spillare il risarcimento dal responsabile civile (governo e ministero della difesa) si dovranno accontentare solo delle pensioni e dell’assicurazione stipulata dalle vittime.
E dovranno pagarsi gli avvocati.

Il 28 Maggio 2010 alle 2:31 jimmie01 ha scritto:

FSL, I agree with you. Agli italiani che vogliono davvero intraprendere una carrierA come militari, consiglio LEGIO PATRIA NOSTRA. A NOUS LA LEGION!!! Li’ sarete in grado di essere professionisti senza le rotture dei soliti ” FATE L’ AMORE NON FATE LA GUERRA “.

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