
Barack Obama e Rahm Emanuel nello Studio Ovale della Casa Bianca (Credits: LaPresse)
Se sei un candidato “scomodo” dentro un partito e qualcuno (al vertice) ti offre un incarico di prestigio nel governo per abbandonare la competizione elettorale, farti da parte e lasciare la strada libera al tuo concorrente (avversario) interno per quella poltrona in Parlamento; se ti contattassero chiedendoti di abbandonare i tuoi sogni di Congressman per un sicuro ufficio dell’amministrazione; se ti dovesse capitare, lettore (semmai non ti sia già capitato), questa (ir)rituale pratica politica, come la chiameresti ?
Riconoscimento delle tue capacità? Pragmatismo? Spregiudicato comportamento? Clientelismo? Corruzione? Negli Stati Uniti stanno cercando la definizione giusta per spiegare questa (chiamiamola) scivolata della Casa Bianca. I repubblicani non hanno dubbi: si tratta di un mercato (politico) delle vacche (poltrone). E gridano allo scandalo. E chiedono più chiarezza e trasparenza sull’accaduto. Richiesta fatta anche da una parte della stampa. Il Washington Post (si) domanda se Barack Obama sia d’accordo con queste abitudini della Casa (Bianca); con queste iniziative dei suoi consiglieri.
Il caso scoppia dopo che l’ex Speaker della Camera dei Rappresentanti del Colorado Andrew Romanoff rivela di essere stato contattato da Jim Messina, vice capo dello staff di Barack Obama, che gli offre l’opportunità di scegliere tra una rosa di tre poltrone di medio prestigio nell’amministrazione.
Romanoff aveva già fatto parte della squadra del presidente durante il periodo di transizione tra questa e la precedente amministrazione e non ci sarebbe nulla di male nell’offerta di Messina se questa non fosse stata fatta nel momento in cui Romanoff è in procinto di sfidare alle primarie in Colorado il senatore Michael Bennet, politico di lungo corso, molto vicino alla Casa Bianca.
Uno più uno fa due, dice ( non solo lui) Andrew Romanoff. Il quale rivela la vicenda. Diffonde le mail scambiate con lo staff presidenziale, rilascia dichiarazioni. Le sue non sono accuse esplicite, ma è evidente che pensa a un tentativo di comprare il suo ritiro dalla competizione elettorale. Con l’aria che tira, con il crescere della protesta contro l’establishment, un outsider come lui potrebbe avere buone possibilità di battere Bennet. E la Casa Bianca non vuole correre rischi, come è avvenuto nelle ultime primarie, quando candidati appoggiati da Obama sono stati battuti da emeriti sconosciuti (o quasi).
Uscita la notizia, non viene smentita (e come facevano?). Robert Gibbs pressato dai cronisti è anzi costretto a confermarla. Ma nega che ci sia alcun collegamento tra l’offerta e le primarie in Colorado. Afferma che il presidente non ne sapeva nulla. I contatti tra la Casa Bianca e Andrew Romanoff vengono interrotti.

Barack Obama e Bill Clinton in una recente cerimonia alla Casa Bianca. (Credits: LaPresse)
Rimane, per ora, questa sensazione di una eccessiva spregiudicatezza da parte dei consiglieri di Obama. Quando si dice Jim Messina si dice Rahm Emanuel, il (potente) capo dello Staff, l’Anima Grigia dell’Amministrazione. Se l’offerta fosse partita da Karl Rove, l’ex braccio destro di George W.Bush, quando era lui il Richelieu del numero 1600 di Pennsylvania Avenue, cosa avrebbero detto i democratici, si chiede ora il Washington Post.
Non sono stati commessi reati. Ma un limite è stato superato nelle pratiche politiche e di governo, sottolinea ancora il quotidiano della capitale. In precedenza, la Casa Bianca aveva fatto un altro mezzo passo falso, ma almeno, lì la forma era stata in parte salvata.
Barack Obama aveva chiesto a Bill Clinton un aiuto per convincere Joe Sestak a rinunciare alla corsa per il Senato nelle prossime elezioni di Medio Termine. Ricorderete che questo candidato aveva battuto nelle primarie democratiche in Pennsylvania quella vecchia volpe di Arlen Specter, l’ex repubblicano che, con il suo salto della quaglia, aveva permesso a Barack Obama di avere i 60 voti indispensabili al Senato per bypassare l’ostruzionismo repubblicano.
Anche in questo caso, Bill Clinton si sarebbe mosso sulla base della promessa di un incarico dentro l’amministrazione. Ma avrebbe agito con maggiore classe, condendo il tutto con il Senso dello Stato, della Presidenza e del Partito. Tutte argomentazioni che non hanno però finora convinto Sestak.
Due casi molto simili, dietro cui c’è sicuramente la regia di Rahm Emanuel. Ma ha ragione il Washington Post. La domanda da fare è un’altra: è stato Barack Obama a volere queste operazioni?
- Lunedì 7 Giugno 2010

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Commenti
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Il 7 Giugno 2010 alle 13:45 Stati Uniti: la Casa Bianca “compra”gli avversari con poltrone nel governo | Politica Italiana ha scritto:
[...] via http://blog.panorama.it/mondo/2010/06/07/stati-uniti-la-casa-bianca-compragli-avversari-con-poltrone… Posted by admin on giugno 7th, 2010 Tags: America, Estero Share | [...]
Il 7 Giugno 2010 alle 15:12 spyun ha scritto:
Zurleni, finora abbiamo corso per imitare gli USA e ora sono quelli che imitano noi. Avranno saputo di Mastella che va persino nell’isola dei cretino, li si guadagna di più e i pecoroni pagano il canone. C’entra poco ma è sempre questione di soldi.
Il 7 Giugno 2010 alle 17:34 indigesto ha scritto:
Ecco, non sono stati commessi reati! Ormai hanno imparato tutti. Credo, giustamente, che in questo noi siamo maestri! Dai “salti della quaglia”, che da noi sono una regola, ai partiti secessionisti, fino agli stipendi stratosferici che si riconoscono i politici e i burocrati della pubblica amministrazione, per non parlare dei “privati” quali banche e società di comodo. Basta che non vengano commessi reati! Bontà dei Codici, anche quelli “etici”, fatti su misura!
Il 13 Giugno 2010 alle 6:36 Stati Uniti: la Casa Bianca “compra”gli avversari con poltrone nel governo | hitechcitta.com ha scritto:
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