
Mehdi Karrubi, uno dei leader dell’opposizione iraniana, è stato assediato per ore da fondamentalisti islamici nella città di Qom. Soltanto verso le 4, Karrubi ha potuto lasciare la casa, sotto la scorta della polizia. Distrutta la sua macchina. Il sito dell’opposizione Kaleme riferisce che agenti del ministero dell’Intelligence hanno messo i sigilli all’ufficio del defunto ayatollah dissidente Hossein Ali Montazeri, che per ore era stato occupato e devastato da fondamentalisti.
Sabato, nel giorno del primo anniversario della rielezione del presidente Ahmadinejad, la polizia ha arrestato almeno 91 persone che dimostravano, nonostante il divieto annunciato da tempo. Siti di opposizione e testimoni parlano di incidenti all’Università durante manifestazioni in ricordo della rivolta contro i brogli del regime. La polizia ha lanciato lacrimogeni e sparato. Hillary Clinton accusa l’Iran di mancanza di diritti, il presidente del parlamento Alj Larijani l’accusa di “interferenza in affari interni”.
Un anno dopo, dov’è finito il movimento verde? L’Iran è una realtà complessa ma è evidente che il movimento verde - nato all’indomani delle contestate elezioni (e dei brogli) del 12 giugno scorso - sia contraddistinto da due elementi che lo indeboliscono.
Un anno dopo, è opportuno prenderne coscienza e valutare i fattori critici che potrebbero portarlo al successo: dopotutto, nei secoli, i persiani sono riusciti a cacciare anche Gengis Khan e Tamerlano. Per liberarsi dei Mongoli c’è voluto tempo. E ogni questo parallelo - tra i Mongoli e chi comanda a Teheran - ricorre spesso.
In primo luogo, si tratta di un partito prevalentemente persiano in un Paese dove convivono minoranze etniche, linguistiche e religiose; in campagna elettorale Mussavi e Karrubi le avevano corteggiate sperando nel loro voto, e ora per essere vincenti dovrebbero tirarle dalla loro tenendo presente che le minoranze etniche sono spesso anche minoranze religiose: i musulmani sunniti (9% della popolazione) sono baluci, turcomanni e curdi.
Il secondo luogo, il movimento verde è di élite e finora non ha veramente coinvolto i ceti più bassi. Gli storici vi leggono la stessa debolezza del partito comunista Tudeh al tempo dello scià: vi militavano i ribelli della borghesia e gli intellettuali di sinistra ma non il proletariato urbano, con cui comunicava meglio l’Ayatollah Khomeini.
Venendo ai fattori che potrebbero portare il movimento verde al successo, dovrebbe cercare di coinvolgere maggiormente i sindacati, che in questi mesi sono stati presi di mira dalle autorità. E, al tempo stesso, usare i meccanismi del movimento statunitense per i diritti civili: mantenere alta la motivazione dei sostenitori, rinsaldare i legami con chi opera dentro al sistema e non far calare l’attenzione internazionale. E questo è anche compito nostro.
- Lunedì 14 Giugno 2010
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Commenti
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Il 14 Giugno 2010 alle 16:37 indigesto ha scritto:
Si, movimento di popolo, Professoressa; ma le premesse e le condizioni sono un pò diverse da quelle degli USA. Da quel che si sa, ed Ella stessa riferisce, la repressione in Iran è feroce e determinata, la meno adatta ad una rivolta pacifica. Difficile poi credere nei sindacati, corrotti per definizione un pò dovunque. Forse un movimento religioso potrebbe di più, ma la mia è solo fantasia. Saluti.
Il 14 Giugno 2010 alle 21:09 spyun ha scritto:
In fatto di movimenti popolari mi pare che negli USA ce ne siano parecchi e non proprio esiliranti, specialmente se di ispirazione nazista. Sui diritti umani occorre anche capirci qualcosa, gli ordigni radioattivi e cancerogeni di umano hanno ben poco, specialmente chi ne fa uso. Comunque sarebbe bene sapere chi veramente li rispetta perché in un modo o nell’altro sono violati ovunque. Sarebbe anche un diritto la difesa delle persone oneste verso le grandi lobby del crimine in giacca e cravatta. Non è per le repressioni in Iran che siamo nei guai e se madama Clinton si interessasse delle rogne casalinghe e personali, tanto più col marito costretto a prostituirsi per pagare i debiti. Tutt’altro che dignitoso per un ex President. Va bene che la ex first lady di dignità ne ha avuta ben poca.
Il 15 Giugno 2010 alle 10:55 hector ha scritto:
quest’onda verde ricorda molto il pd. vedo alcune analogie tra la politica in italia e iran(dei governi occidentali il piu “simile”) ank se completamente diverse essendo l’iran una rep teocratica. gentile professoressa, mi sbaglio o è piu giovane (in termini di persone quindi di idee, pur sempre legate alla tradizione per ovvi motivi) abadgaran ke il partito repubblicano cui fa riferimento mousavi? mousavi non è tra i fondatori della repubblica teocratica(cosa ke aborrisce il nostro indigesto)? non è piu filoayatollah di ahmadinaejad?
mi sbaglierò ma io la vedo così, ahmadinaejad si è formato in seguito all’aggressione iraqena(quando questi erano amici dell’occidente); mentre mousavi è piu vekkio, si è formato con la rivoluzione khomeinista ed è stato trai primi intermediari del potere degli ayatollah
inoltre non vorrei sbagliarmi ma mi sembra ke con mousavi l’iran si isolerebbe dalle nuove potenze emergenti di turkia e siria, non credo ke questo sarebbe un bene per l’iran
ultima cosa e poi la lascio: cosa puo dirci di asaluyeh?
grazie per la cortese attenzione
Il 29 Luglio 2010 alle 13:01 Scontro di civiltà tra blogger arabi e persiani - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] la repressione, in questi mesi, l’onda verde sembra essere debole e divisa. Ma dopotutto anche negli anni Settanta il movimento di opposizione [...]
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