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Guardie armate contro i pirati sui mercantili italiani

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  • Tags: Armando Cervetto, armatori, Enrico Musso, guardie private, Guerre di pace italiane, Marina militare, pirati
  • 6 commenti
Bolognese, 47 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto "Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".
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pirati

Per difendere le navi mercantili italiane dagli attacchi dei pirati il senatore Enrico Musso (Pdl) ha presentato ieri a Genova un nuovo disegno di legge, che consente l’imbarco di guardie private. Una legge che permetterebbe alle navi mercantili italiane in viaggio lungo il golfo di Aden, nei mari orientali, caraibici e in altri mari pericolosi, di proteggersi dai pirati con guardie private armate e ingaggiate da società private di sicurezza o dal Ministero della Difesa con spese a carico degli armatori.

Sono circa 50 i senatori firmatari del disegno di legge provenienti da tutti gli schieramenti politici: Pdl, Pd, Udc e Lega Nord. Il disegno è ora al vaglio delle commissioni Affari Costituzionali e Difesa del Senato in attesa degli emendamenti avanzati in Parlamento e del ritorno in aula. ”Sono molti i mari a rischio - ha commentato Musso, che è docente di economia dei trasporti all’università di Genova - è un tema molto sentito dalle compagnie armatoriali, dove finora c’è un vuoto di legge. Perciò abbiamo deciso di intervenire, proponendo alle navi mercantili italiane la possibilità di difendersi in acque internazionali e territoriali”.

L’opportunità di impiegare personale armato a bordo delle navi mercantili in transito nelle rotte infestate dai pirati è una necessità più volte evidenziata dagli armatori italiani. ”Ogni giorno due o tre nostre navi attraversano la zona pericolosa. Abbiamo subito già sei attacchi, tutti sventati. La nostra gente ha paura. Per garantire sicurezza agli equipaggi siamo costretti ad allungare la rotta di sei giorni e mezzo, tredici tra andata e ritorno. I costi sono altissimi.” aveva dichiarato il 28 febbraio scorso a un convegno il comandante Armando Cervetto, responsabile della flotta Messina.

Le flotte internazionali attive da due anni nell’Oceano Indiano non possono certo proteggere tutti i mercantili e sono soprattutto limitate nelle azioni contro i pirati da regole d’ingaggio restrittive che quasi mai consentono l’uso della forza.

Dal 2005 cinque società inglesi e americane (tra le quali Xe, l’ex Blackwater) garantiscono servizi di scorta armata sulle rotte a rischio a un costo di circa 50 mila dollari a nave. La Spagna, che ha subito numerosi attacchi ai suoi pescherecci oceanici (uno dei quali, l’Alakrana, è stato sequestrato l’anno scorso) autorizza dall’ottobre 2009 l’impiego di guardie di sicurezza private che negli ultimi mesi hanno respinto in più occasioni i pirati uccidendone alcuni. La Francia da luglio ha inviato sulle navi squadre di fanti di Marina anch’essi già entrati più volte in azione a difesa dei mercantili.

Altri Paesi, come il Sudafrica, si sono organizzati in tal senso mentre l’Italia non invia militari sui cargo e la nostra legge non consente l’uso di privati armati a bordo. Il rischio è che gli armatori italiani escano dal mercato per i maggiori costi di carburante e assicurazioni e per la maggiore durata dei viaggi. Una conseguenza che porterebbe molte compagnie di trasporto marittimo a rinunciare alla bandiera italiana, immatricolando le proprie flotte in Paesi più flessibili e sensibili ai temi della sicurezza

  • gianandrea gaiani
  • Martedì 15 Giugno 2010

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Commenti

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Il 15 Giugno 2010 alle 16:08 spyun ha scritto:

Se non vado errato, il divieto di armi su navi mercantili, era dato per evitare subordinamenti dopo che pirati e corsari erano spariti. Allora operavano per conto di Maestà ne sa qualcosa l’Inghilterra, altri in proprio. E’ sempre il discorso di chi la fa l’aspetti. Visto che i “buoni” si sono arricchiti sulla pellaccia e continuano, perso per perso, ci mettono la pellaccia per imediare qualcosa, i poveracci. Chissà che con agenti privati a bordo sia più facile che si cambi tattica, se ne può fare a meno dei barchini. Entrano in gioco gli specialisti, le mafie, più organizzate in ricatti.

Il 15 Giugno 2010 alle 16:50 fsl ha scritto:

Imbarcare le guardie armate sulle navi è la soluzione più semplice ed economica per evitare gli assalti di questi pirati, lo sanno tutti, ma fingono di ignorarlo.
C’è da sperare che la legge passi, perchè è uno scempio di risorse pattugliare quelle acque con navi militari del valore di centinaia di milioni di euro, costruite per compiti molto diversi rispetto alla caccia ad un pugno di morti di fame su barchini di legno di pochi metri!
Recenti episodi di assalti respinti hanno dimostrato che i pirati desistono non appena vedono l’equipaggio della nave reagire e non vogliono correre rischi inutili.
Se poi la reazione è eseguita da operatori ben equipaggiati ed addestrati, la difesa della nave è garantita.

Il 15 Giugno 2010 alle 20:54 pasalaam ha scritto:

Certamente una bella idea che metterà fine, in men che non si dica, a una situazione che non arricchisce i poveri e rende la vita impossibile ai lavoratiri marittimi.
Avrebbero dovuto farlo prima, quante vite si sarebbero salvate.

Il 16 Giugno 2010 alle 1:55 p.a.d ha scritto:

Maledetta vecchia tastiera!

Il 16 Giugno 2010 alle 20:14 indigesto ha scritto:

Speriamo solo che non ci mettano le guardie giurate, di quelle che sorvegliano le banche. Non ce le vedrei!

Il 17 Giugno 2010 alle 3:43 spyun ha scritto:

E’ già tanto che non pensano di metterci i carabinieri, visto che vengono impiegati per la sicurezza di beni che non han nulla a che vedere con lo stato, come in Afghanistan e Iraq, sui mercantili ci sono proprietà private e in Afghanistan ricchezze di cui qualcuno vorrebbe divenirne proprietario, non noi italiani, scherziamo. Già in Libia se ricordo bene, un certo Desio trovò il petrolio e invece si costruì la litoranea. Proprio da pirla, ma c’era il Duce.

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