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Hollywood d’Oriente: è la Cina la nuova terra dove i sogni diventano realtà?

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  • Tags: Cina, Hollywood, Huairou, Jon Jiang, Monica Bellucci, orientexpress, Pechino, Sharon Stone
  • 8 commenti
Claudia Astarita, 30 anni, lavora da quattro come ricercatrice presso il Centro di Studi Asiatici della prestigiosa Hong Kong University. È sposata con un diplomatico italiano in Cina.
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Scorcio di Huairou, la nuova Hollywood cinese (Credits: LaPresse)

Scorcio di Huairou, la nuova Hollywood cinese (Credits: LaPresse)

Pechino si sente finalmente pronta per sfidare Hollywood. Quando c’è da raggiungere un obiettivo in grado di migliorare la sua immagine a livello internazionale, la Cina, si sa, non bada a spese. Ecco perché ha costruito a Huairou, a nord di Pechino, il set cinematografico più grande del mondo e ha messo insieme una sceneggiatura improbabile in cui si mescolano guerrieri della Grecia antica, pirati, reliquie di civiltà sottomarine, e un esercito di sirene che uccidono gli uomini lussuriosi guidato dalla versione marina della più classica Bond girl. 

Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, la Cina non sfida Hollywood con una produzione degna dei grandi colossal americani scritta ed interpretata da professionisti orientali, ma Jon Jiang, produttore di ’Empires of the Deep’ (in italiano potrebbe essere tradotto come ’i regni degli abissi’) sceglie come protagonisti proprio volti noti dell’Occidente.

La Cina però non è ancora pronta per competere con Hollywood. Per vari motivi. Jon Jiang, ad esempio, non é un produttore cinematografico ma un immobiliarista quarantenne con una forte passione per il cinema che ha deciso di dedicare il resto della sua vita alla produzione di film, videogiochi e parchi a tema per far divertire i cinesi. Il suo ‘Empires of the Deep’ prende spunti da produzioni americane come ‘Avatar’, ‘Il Gladiatore’ e ‘Pirati dei Caraibi’. L’obiettivo principale della produzione è quello di realizzare un film in grado di influenzare culturalmente l’Occidente e contemporaneamente dimostrare che pellicole simili ai grandi colossal americani  possono essere realizzate in Cina più velocemente e a costi decisamente più contenuti, visto che per ’Empires of the Deep’ verranno spesi ’solo’ cento milioni di dollari.

Jon Jiang, che si è occupato personalmente sia dei dialoghi che della sceneggiatura, non è però riuscito a coinvolgere nel suo progetto i veri grandi dell’Occidente. Ecco perhé alla fine si è trovato costretto a ripiegare su attori meno famosi, scritturando quindi, insieme a qualche americano, anche brasiliani, francesi e giapponesi. Ad esempio, dopo i rifiuti di Monica Bellucci e Sharon Stone, il magnate cinese avrebbe ripiegato sulla Bond girl ucraina Olga Kurylenko.

Jiang vuole raggiungere quello che lui stesso definisce un risultato epico: il suo film dovrà sbarcare entro l’estate del 2011 nelle sale di 160 Paesi del mondo. Si ritiene già un grande produttore internazionale, e invece di confrontarsi con i colleghi cinesi preferisce paragonarsi a registi come George Lucas e James Cameron. Ma se davvero vuole evitare un colossale flop, farebbe meglio ad andare più d’accordo ed ad accettare i consigli dei co-produttori assoldati proprio per evitare gli errori clamorosi di una ‘regia fai da te’. Ma Jon Jiang è ormai troppo sicuro di sé per accettare opinioni contrarie, tant’è che in pochi mesi ha già assunto e licenziato un assistente di produzione francese e due americani. 

E il governo? Come ha reagito? Si vocifera che Pechino abbia chiesto di aggiungere più elementi cinesi nella sceneggiatura, ma è possibile che le parti cinesi verranno poi tagliate nelle pellicole da distribuire all’estero. Resta invece difficile condividere la convinzione che l’esperimento di Jon Jiang possa spingere le grandi produzioni americane a spostarsi in Cina con la consapevolezza che nella Repubblica popolare potranno ottenere ottimi risultati a prezzi decisamente più bassi. Anche per gli ostacoli dal punto di vista della censura che il Partito comunista di certo non sarà disposto a rimuovere.

  • claudia astarita
  • Giovedì 17 Giugno 2010

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Commenti

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Il 17 Giugno 2010 alle 12:06 spyun ha scritto:

Luna, non bastavano le cretinate hollywoodiane per rimbecillire, se si mettono pure i cinesi siamo a posto. Prima il cinema si orientava con il diffondere una cultura storeico teatrale basata sui capolavori letterari, ora si va avanti con l’immaginario da rincretinimento, abbiamo già i videogiochi ma non bastano poi ci si chiede il perché del consumo di tanta droga. Chiaro che si drogano per sfuggire da una realtà che non è come al cinema. A questo punto che si mettono al mondo bambini poer poi rincretinirli, non ha senso.

Il 17 Giugno 2010 alle 12:47 lillo111 ha scritto:

Da “via col vento” a “riso amaro” ?
http://inviaggiocongeniuscard......elle-calze

Il 17 Giugno 2010 alle 12:53 p.a.d ha scritto:

E “Che Dio ti accolga quanto prima”, dove lo mettiamo?

Il 17 Giugno 2010 alle 17:26 anna.one ha scritto:

Spyun ha ragione, il moderatore dovrebbe incominciare col bannare lo spammer-troll Fumagalli!

:)

p.s.: i professionisti sono interessati al dialogo con i lettori? hmmmm quando? dove?

Il 17 Giugno 2010 alle 18:37 indigesto ha scritto:

Il cinema con annessi e connessi è un’industria, gentile Professoressa. C’è chi ci ha fatto una fortuna, e non solo negli USA. Trovo giusto che la Cina si cimenti in questo tipo d’impresa. Se riuscirà a dare una propria impronta ai suoi prodotti non c’è che da augurarle solo successi. Le difficoltà di censura e quantaltro verranno certamente superate col tempo, è fisiologico. Il modello capitalistico che la Cina, sia pure a modo suo, sta inseguendo prevede che d’obbligo si percorrano certe vie. Per ravvedersi non è mai tardi. Qualche segno lo cogliamo anche tra noi. Saluti.

Il 17 Giugno 2010 alle 20:19 pasalaam ha scritto:

Ma guarda, i giornalisti si interesserebbero al parere dei lettori. Beata innocenza. Da quando, nel 1965, il partito socialista decise che bisognava bloccare il prezzo dei quotidiani, in nome della libertà d’informazione e lasciar libero il prezzo della carta, in nome della libera concorrenza, ho smesso di credere alla libertà di stampa. Caso mai spyun non ci credesse, potrebbe andare a informarsi sulla gazzetta ufficiale, ove sono pubblicati i bilanci dei periodici. Qualora sapesse leggere, oltre che copiare frasi scurrili dai muri delle toilettes publiche, si accorgerebbe che il “finanziamento statale” copre il 50% delle entrate.

Il 17 Giugno 2010 alle 22:56 spyun ha scritto:

Mi tirate in ballo e rispondo. Primo il blog è concesso e non un obbligo, comporta comunque un impegno che a volte non è retribuito e quando lo è sono miserie. Quindi il giornalista scrive i propri articoli sul giornale e poi pensa ad altro, se cura un blog, lo scopo è di rendersi conto se seguito o meno e conoscere le opinioni dei suoi lettori e non certo le polemiche tra di loro, ci son forum e facebook per le cretinate, specialmente infantili a colpi di link e stupide foto. Sul finanziamento ai giornali, oltre il 50% va a giornaletti di parrocchie e pubblicazioni che nessuno legge. Informo il commentatore che rileva i numeri di telefono dalle toelette in autostrada non perché collezionista ma per farne uso, come informatomi, appresi li trovarsi. Sono senza auto da oltre 30 anni e non conosco questa pratica perché abito in una città dove i servizi pubblici sono a pagamento e quindi tenuti puliti. Mi spiace deluderti sei cascato male, non tutti hanno i tuoi vizi.

Il 18 Giugno 2010 alle 10:38 indigesto ha scritto:

Ed ecco la bella notizia per Fumagalli. So che la sta aspettando.
Se va al Post “Obama: BP deve pagare…” della Redazione, scopre che ha vinto le mutande di anna.one, scommesse alle 16.24.
Non ha difatti nel corso della giornata ripetuto la solfa di “..Stalin che vinse la WWII tutto da solo..”
C’è da essere certi che anna.one, entità telematica di tutto rispetto, non mancherà di fargliele pervenire in incognito al “fermo posta” di Grugliasco. Complimenti.

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