
Miliziani armati a Mogadiscio (Credits: Giampaolo Musumeci)
“A partire da oggi gli uomini devono lasciarsi crescere la barba, chiunque non rispetterà questa regola ne subirà le conseguenze”. Lo ha dichiarato oggi Mohalim Hashi Mohamad Farah, portavoce del gruppo islamico Hezbul Al Islam in una conferenza stampa a Mogadiscio. Anche Al Shabaab, l’altro gruppo islamico armato che controlla la maggior parte della capitale e quasi tutta la Somalia, legato ad Al Qaeda, aveva in passato dettato la stessa regola.
Mohamad Farah ha anche aggiunto che ”farsi crescere la barba è un dovere morale, ordinato dal nostro profeta Maometto e noi dobbiamo difendere questa pratica religiosa”.
L’inasprimento dei dettami della sharìa, la legge islamica, applicata però nella sua versione più intransigente è comune ai due gruppi estremisti. E la popolazione dà segni di insofferenza e stanchezza. L’anello più debole, come spesso accade, le donne, sono quelle che ne soffrono di più.
Nostre fonti interne alla capitale somala confermano che la popolazione appoggerebbe sempre più un intervento militare esterno per mettere fine alla tirannia dei due gruppi.
Nei mesi scorsi Al Shabaab, che dispone persino di una polizia religiosa che vigila sull’osservanza dei comportamenti, aveva vietato fra le altre cose le suonerie dei cellulari e qualsiasi forma di musica. Le pene? Lapidazioni e amputazioni. Persino giocare a calcio è un problema per i giovani di Mogadiscio.
L’altra anima dell’islam somalo, più moderata, è quella incarnata dai Sufi che hanno preso le armi e appoggiano il governo transitorio di Sheik Sharif. Ma per ora, lo strapotere di Al Shabaab e Hezbul Al Islam non viene messo in discussione.
Tradizionalmente l’Islam praticato in Somalia è moderato, con una forte influenza di sufismo, mentre il wahabismo rivendicato dagli Al Shabaab, mutuato dalla vicina penisola arabica, è di solito considerato come estraneo alla cultura locale. I somali, insomma, si sentono africani: musulmani africani, con una loro precisa identità religiosa, che vede il costume arabo come una imposizione dall’esterno.
La soluzione? Come dare una boccata di ossigeno ai tanti somali che sopravvivono fra bombe e raffiche di mitra nella capitale? Fra restrizioni e punizioni per non aver rispettato i dettami imposti? La comunità internazionale dovrebbe prendere in carico la questione somala, seriamente. Le tante conferenze internazionali organizzate finora per ora non hanno portato a nulla, se non a proclami di intenzioni e viaggi spesati di tutto punto per i ministri del fragile governo somalo.
- Lunedì 21 Giugno 2010

LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.