
L'esplosione sulla Deepwater Horizon (Credits: LaPresse)
Solcava quelle acque da venti anni. Amava quel mare che gli aveva dato da vivere attraverso la pesca. Era proprio un marinaio, tanto che la gente lo chiamava Rookie, come aveva battezzato la sua barca, e non più con il suo nome e cognome: Allen Kruse.
Amava tanto anche quella barca. Lì viveva. Lì si è ucciso. Con un colpo di pistola alla nuca. Secondo il coroner della Contea di Baldwin in Alabama,non ci sono molti dubbi. Si tratta di un suicidio. Questo lupo di mare di 55 anni si è tolto la vita per colpa della Marea Nera. Che gli ha portato via il passato, il presente e il futuro. Kruse e la sua Rookie erano state “assoldate” dalla Bp per partecipare alle operazione di contenimento del petrolio nel Golfo del Messico. Ma era caduto in depressione. Quel mare nero gli aveva tolto la linfa vitale come il petrolio fa con gli organismi vivi quando li sommerge.
Allen Kruse non è stato l’unico a essere colpito da questa “malattia”. La Macchia Nera ha ridotto alla disperazione migliaia di persone. Secondo il Washington Post, gli esperti dei servizi sociali della zona affermano che il tasso di persone con problemi psico-fisici collegabili al disastro della Deepwater Horizon è già in vertiginoso aumento.
E si attendono che diventi sempre più alto. Persone che iniziano a soffrire di problemi cardiaci e di pressione alta. Gente che scivola nella depressione e nell’ansietà, con conseguenti problemi di abuso di alcool e droga, fino a sfociare in un aumento dei casi di violenza, soprattutto tra le mura domestiche.
Il quadro che è emerso dalla relazione di Howard J. Osofsky, del Centro per le Scienze Mediche dell’Università della Lousiana è preoccupante. “La Macchia Nera è come un cancro - ha detto - Si insinua lento nelle vite delle persone e rischi di scoprire solo tardi se il tumore era maligno o benigno. Se ti lascia speranze oppure no”.
“Rookie” Allen non aveva più speranze di tornare a vivere come aveva sempre vissuto. La sua è stata la tredicesima morte da quel maledetto 20 aprile scorso. La dodicesima è stata annunciata ieri dall’ammiraglio Thad Allen, l’uomo che deve coordinare gli sforzi del governo americano per combattere la Marea Nera. Non ha dato molti particolari: Allen si è limitato a dire che si trattava di un tecnico, morto in un incidente, annegato in una piscina.
Le altre undici vittime erano tutti a bordo della Deepwater Horizon quel giorno. Così come le acque del Golfo, anche loro sembrano essere sommersi, occultati dalla grande macchia di petrolio. Si ricorda sempre il loro numero (11), ma pochi grandi media hanno messo dei nomi, dei volti, delle storie accanto a quella cifra.
Neanche quando Barack Obama ha ricevuto alla Casa Bianca i loro familiari, le undici vittime hanno trovato un volto, se non su qualche locale gazzetta. Eppure le loro storie erano (sono) di una (visto il modo in cui si sono concluse) straordinaria ordinarietà.

Le vittime dell'esplosione furono 11 (Credits: LaPresse)
A leggere i loro brevi profili sul sito Awesome Stories sembra di ripercorre alcune pagine di Spoon River.
Jason Anderson aveva 35 anni, da nove lavorava sulla Deepwater Horizon. Sposato, due figli, era molto stimato e ascoltato dai suoi colleghi. Avrebbe dovuto lasciare qualche ora dopo la piattaforma per tornare a casa, L’esplosione lo ha sorpreso nella sua ultima sera a bordo. Alcuni dei sopravvissuti dicono che è stato al suo coraggio, ai tentativi di fermare il gas, che molti altri si sono salvati.
Le foto degli sconosciuti morti della Deepwater Horizon li ritraggono con i loro figli, come Dale Burkeen, che mostra il suo fisico e il suo volto molto più vecchio dei suoi 37 anni, scavato dal duro lavoro sulla piattaforma, ma reso sereno alla presenza del piccolo Timothy, 6 anni, il suo bambino.
Ride Gordon Jones mentra guarda l’obiettivo della macchina fotografica mentre suo figlio ride nel tentativo di colpire la pallina con la mazza da golf. Era un ingegnere e aveva 28 anni. Abitava a Baton Rouge e sua moglie Michelle darà alla luce un secondo bambino 24 giorni dopo la morte del padre. Lo chiamerà Maxwell Gordon Jones.
Guarda l’orizzonte Blaine, 3 anni. E’ sulle spalle di suo padre Shane, Shane Roshto. Aveva 22 anni e aveva scelto di andare a lavorare sulla piattaforma anche per permettere alla giovane moglie Natalie di terminare gli studi. Amava il suo lavoro, amava la famiglia della Deepwater Horizon. Pensava che quel petrolio fosse una manna per la gente del Golfo. Perché dava il lavoro. Al funerale, Natalie ha ricordato i pensieri del marito ma ha anche chiesto a tutti coloro che pregano per la fine del disastro di ricordarsi che quella sera le esistenze di 11 famiglie sono cambiate per sempre.
Il suo corpo non è mai stato recuperato. Come quello di Roy Wyatt Kemp, 27 anni, a cui piaceva cacciare e pescare. La sua famiglia ha seppellito una scatola con le sue cose più care. La madre aveva chiesto di poter andare con una barca sul luogo della morte del figlio, ma la Bp, accampando come giustificazione motivi di sicurezza non ha mai dato il permesso.
Le straordinarie ordinarie storie dei morti della Deepwater Horizon sono tutti lì, ci parlano e ci fanno sentire lo stesso stupore che avevano gli angeli di Wim Wenders nell’ascoltare i pensieri degli esseri umani. Ora che la Macchia Nera se li è presi.
- Giovedì 24 Giugno 2010

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Commenti
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Il 24 Giugno 2010 alle 20:31 pasalaam ha scritto:
Suicidato con un colpo di pistola alla nuca??!!! Doveva essere un contorsionista.
Il 24 Giugno 2010 alle 21:17 e.fumagalli ha scritto:
Zurleni, hanno lo stesso valore delle centinaia che muoino ogni giorno o migliaia. Una tua collega parla di 400 mila bambini a rischio, magari non moriranno tutti ma ne restano por sempre 17 mila al giorno, quelli non han nemmeno vissuto, contano poco. Tuttavia c’è pure chi mette in dubbio il suicidio di chi vede il vuoto davanti a se, come quegli oltre 50 piccoli imprenditori che da noi si tolsero la vita perché non sopportavano lo sguardo dei loro operai che dovevano licenziare. Nessuno dei grandi, Marcegaglia in testa ha mai pensato a cose simili, anzi sono le crisi che li rafforzano sono aumentati del 9% i milionari in Italia ed è stato anno di crisi. Quegli 11 sono morti anche per questo, rafforzare il potere dei potenti. Quelli non pagano mai.
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