
Barack Obama annuncia la nomina di David Petraeus (Credits: Ansa)
Venti minuti di colloquio, milleduecento secondi di faccia a faccia per spiegargli le ragioni per cui lo rimuoveva dall’incarico. Lui, il generale ribelle, si era presentato con la lettera di dimissioni in tasca già firmata. L’altro, il presidente, doveva decidere se accettarle o respingerle. Barack Obama ha fatto un passo in più: lo ha licenziato.
La carriera di Stanley McChrystal finisce qui. Dopo anni di gloriosa e rischiosa navigazione tra le guerre americane, s’infrange sugli scogli a causa di un articolo di giornale. Qualcuno (forse anche lo stesso autore del profilo- intervista) inizia a pensare che il generale non abbia fatto nulla (anzi, al contrario) per evitare il (suo personale) disastro. Forse in McChrystal ha vinto la frustrazione di dover condurre la guerra sulle montagne afghane senza avere i mezzi, gli uomini e la strategia necessaria per vincerla. Per questo si è esposto, sapendo che ne avrebbe pagato le conseguenze.
Il Runaway General (come l’ha descritto Rolling Stone) esce di scena, viene rimosso perché il Comandante in Capo (dal suo punto di vista) non poteva fare altrimenti. Barack Obama doveva dare un segnale di credibilità e di fermezza contro il soldato ribelle.
Nella dichiarazione alla stampa, dopo l’incontro, il presidente ha spiegato che ha deciso di sollevarlo dall’incarico non solo perché Stanley McChrystal ha denigrato lui e buona parte della sua squadra di governo, ma soprattutto perché ha messo in seria discussione il rapporto tra civili e militari, ha intaccato (sovvertito?) la struttura che si è data la Democrazia americana (come ogni democrazia del globo) per cui sono gli eletti dal popolo (i civili) e non i tecnici (i militari) a comandare e indicare la rotta.
“Apprezzo il dibattito, ma non tollero divisioni tra di noi”, ha detto il presidente di fronte ai giornalisti. Accanto a lui, il successore di McChrystal: David Petraeus, il vincitore della guerra in Iraq. La sua nomina è stato quasi un passo obbligatorio per Obama. Indica la volontà di proseguire la guerra con la stessa strategia finora adottata.
Petraeus, in qualità di comandante in capo di CentCom (il comando americano che si occupa del Medioriente e dell’Afghanistan) era il diretto superiore di McChrystal. I piani di azione, le scelte strategiche, le operazioni belliche sono sempre state discusse dai due, anche se, negli scorsi mesi, il peso di Petraeus era notevolmente diminuito all’interno dell’amministrazione.
Barack Obama lo aveva messo da parte, forse preoccupato dall’ascesa di questo militare con spiccate tendenze repubblicane, stimato dagli americani e con la possibilità (la voglia?) di buttarsi in politica, tanto che molti lo reputavano un possibile candidato alla presidenza nel 2012.

Barack Obama e David Petraeus in Iraq (Credits: LaPresse)
Ora David Petraues ritorna sul campo di battaglia. Prende le redini del comando nel momento più difficile per gli americani in Afghanistan. Nonostante tutti gli sforzi profusi, infatti, l’obiettivo di conquistare il territorio ora sotto il controllo talebano non è stato raggiunto, se non parzialmente.
L’ offensiva lanciata nelle scorse settimane a Marja prosegue a fatica e con molte maggiori perdite del previsto. Un’altra operazione, questa volta a Khandar, la seconda città del Paese, è stata più volte rinviata grazie all’opposizione dei leader afghani, tra cui lo stesso presidente Hamid Karzai. Tra i militari americani inizia a serpeggiare la sfiducia (come ha dimostrato l’intervista a McChrystal).
Il 57enne David Petraues dovrà tentare di ribaltare la situazione. Nel 2007, in Iraq ci riuscì. Fu nominato comandante quando gli americani sembravano destinati a soccombere di fronte a un guerriglia che falcidiava le loro fila. Questo figlio di immigrati olandesi, questo generale dalle idee moderne e non ortodosse (rispetto ai manuali di guerra), comprese che gli Stati Uniti avrebbero potuto vincere quella guerra solo attraverso il controllo non solo militare, ma anche politico del territorio. Decise quindi non solo si aumentare la presenza dei soldati americani nelle città irachene, ma anche di stringere patti, concedere accordi con una parte della guerriglia sunnita. La ricetta si rivelò vincente e gli permise di cambiare il corso degli eventi in Iraq.
L’Afghanistan è però un paese molto diverso. Si combatte sulle alte e inaccessibili montagne, mentre il teatro del conflitto iracheno erano le città della pianura; la classe dirigente afghana è totalmente diversa, molto più lontana dall’Occidente rispetto al più moderno e strutturato ceto medio di Baghdad, l’interlocutore (sociale e politico) degli americani in Iraq.
Questo non significa che David Petraeus non possa tentare di giocare a Kabul le stesse carte che usò a Baghdad. Soprattutto per quanto riguarda dei possibili accordi con settori e leader talebani. Nemici che possono essere portati dall’altra parte grazie a qualche contropartita.
Ma, come spiega il New York Times, l’impresa più difficile per il generale a quattro stelle sarà sul fronte interno: convincere i soldati che la guerra si può vincere anche con le direttive imposte dall’amministrazione (tra cui quella di non bombardare dall’alto per evitare troppe vittime civili).
Soprattutto Petraeus (nonostante inferiore in scala gerarchica), dovrà tentare di mettere d’accordo una litigiosa squadra di governo sulla strategia da adottare. Non è un mistero che all’interno dell’ammnistrazione le idee siano diverse e che i vari centri di poteri cerchino di imporre la loro visione del senso e della conduzione della guerra. Questa confusione ha già provocato dei danni, come ha denunciato Stanley McChrystal nell’intervista a Rolling Stone.
In questo senso, la responsabilità maggiore sarà di Barack Obama. Il Comandante in Capo dovrà dimostrare di essere all’altezza del suo ruolo.
- Giovedì 24 Giugno 2010

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Commenti
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Il 16 Settembre 2010 alle 15:19 La nomina di Petraeus: un simbolo della debolezza di Obama - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] non sa più che pesci prendere in Afghanistan e nomina alla testa delle forze alleate David Petraeus, il vincitore della guerra irachena e oggi [...]
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