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Un murales a Tel Aviv (Credits: Anna Momigliano)
Ho ricevuto questa lettera da un ragazzo italiano di 24 anni che sta studiando a Londra. E’ il resoconto, dolceamaro e un po’ surreale, di un’uscita a cena con un’amica araba e un amico israeliano. Avvenuta, ironia della sorte, circa un mese fa, il giorno in cui sono stati resi pubblici i tragici fatti della Mavi Marmara, la nave della flottiglia diretta a Gaza dove nove attivisti filo-palestinesi sono rimasti uccisi in uno scontro con l’esercito israeliano.
Ho scelto di pubblicarla qui sotto per molte ragioni. La prima è che racconta una storia carina, che male non fa. Inoltre contiene alcune considerazioni molto azzeccate nei confronti di Israele. Poi ho pensato che può essere un utile spunto di riflessione su come cambiano le prospettive quando si è lontani da casa.
Proprio mentre qui da noi alcuni giovani italiani hanno preso a pretesto le questioni mediorientali per menare le mani, a Londra due ragazzi che in questo conflitto sono molto più coinvolti hanno trovato l’occasione per stringere un’amicizia che lì in Medio Oriente sarebbe stata impossibile, o quasi.
Buona lettura:
Israele è un’immagine che cerca di essere un paese: per alcuni è un faro di civiltà occidente in una terra di oscurantismo, per altri è un cancro che avvelena giorno dopo giorno la vita di cinque milioni di Palestinesi.
Per me Israele è persona: si chiama David, è un ragazzo di 23 anni di quelli che, quando esci con lui, sai che la serata andrà alla grande. David ha un piccolo appartamento da studente universitario condiviso con una ragazza. In camera da letto ha una grande cornice e tante fotografie che lo raccontano: ci trovi immagini un po’ scolorite di compleanni ormai passati, di una famiglia chiassosa e numerosa, di vacanze in riva al mare sulla spiaggia di Tel Aviv, di una normalità rovinata da quel pesante fucile sul pavimento sotto la sedia sulla quale c’è un padre con in braccio suo figlio.
Il 31 maggio, mentre il mondo piangeva, si indignava, protestava, giustificava Israele per la sua azione io ho invitato David a cena. Non c’era solo lui, ma c’erano altre persone, tra cui Fatima. Fatima è una ragazza araba della mia università che studia Ebraico e che, se solo la mamma glielo permettesse, verrebbe con me questa estate a Tel Aviv.
Quella sera David mi aveva scritto un sms; diceva: “avverti gli altri che stasera ogni riferimento alla mia nazione provocherà la mia immediata fuga in lacrime”. Fatima mi aveva scritto di scusarsi che sarebbe stata attaccata al cellulare parte della sera perché un suo amico era sulla nave assaltata dai soldati israeliani ed era preoccupata.
La situazione era surreale ma complice il vino, il cibo italiano e la nostra endemica leggerezza la serata è andata piacevolmente bene.
Per molti Israele è un’idea, per me è una persona. Le idee sono perfette, le persone no. Per il bene della loro famiglia compiono azioni orribili, rendono la vita degli altri impossibile, tragica, esasperata. A volte sono talmente potenti da non pagare mai. Altre volte sono capaci di slanci di generosità che lasciano stupefatti, di rialzarsi da situazioni tragiche. Ogni uomo è un mondo, diceva [il poeta svedese] Gunnar Ekelof .
Israele è una persona perché è un mondo, anzi molti mondi imperfetti di genti diverse che si incontrano in un posto. E’ la storia di una nazione surreale che esiste nonostante tutto e nonostante tutti, come la nostra cena.
Matteo Colombo, Studente post-laurea presso la School of Oriental and African Studies (Soas)
- Lunedì 28 Giugno 2010

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Commenti
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Il 28 Giugno 2010 alle 16:40 e.fumagalli ha scritto:
E’ vero è un mondo che si basa su leggi arcaiche di migliaia di anni fa, dettate dall’ignoranza, quando addirittura si credeva il sole un carro di fuoco che bastava chiederlo e si fermava, dove gli uomini raggiungevano il millennio di vita. Se questo è occidente, scusatemi ma non lo posso credere, purtroppo i millenni ci hanno dimostrato l’impossibilità di concigliare queste idee che poi si sono suddivise in migliaia di rivoli e rivoletti a secondo dei punti di vista ma più che altro degli interessi in questi punti. La lettera è patetica e può essere interpretata in qualsiasi modo, meno che quello della validità di una religione al posto di un’altra, tutte aspirano ad essere le più giuste e tutte sono sbaglate perché frutto di fantasia che non è scineza esatta, ossia oro colato.
Il 28 Giugno 2010 alle 17:23 indigesto ha scritto:
Non vorrei sbagliarmi, cara Dottoressa, ma ho l’impressione che anche Matteo sia ebreo italiano o ad essi molto vicino. Parla di andare a Tel Aviv, dice che Israele per lui è una persona, riferendosi al suo amico David, e poi aggiunge che le idee sono perfette e le persone no…a volte potenti da non pagare mai. Quant’è bella giovinezza..che tutto media o cerca di mediare, anche in armonia con le proprie pulsioni. Ma quando si tratta di prendere posizione..meglio essere equidistanti, magari un pò più spostati a sinistra, col “derelitto” popolo palestinese. Fa tanto comodo ed anche tanto “fine”! Saluti cordiali.
Il 28 Giugno 2010 alle 17:32 annamomigliano ha scritto:
Caro Indigesto, questa volta è fuori strada :-)
Il 28 Giugno 2010 alle 18:04 pasalaam ha scritto:
Bella letteratura, un po’infantile, ma piena di buone intenzioni. Nei fatti, pero’ mentre é certo che la ragazza palestinese potrebbe andare in vacanze a Tel Aviv, dubito molto che David avrebbe qualche possibilità di portare a casa la pelle da Gaza.
Qui stà la differenza, l’israeliano parla di qualcosa di realizzabile, la palestinese, dice solo panzane. Far passare delle ipotesi fantasiose per delle buone intenzioni é disonesto, ma a questo siamo abituati.
Il 28 Giugno 2010 alle 19:22 annamomigliano ha scritto:
Pasalaam, non si parla di nessuna ragazza palestinese nell’articolo.
Il 28 Giugno 2010 alle 19:40 pasalaam ha scritto:
Mea culpa.
Ha ragione, mi sono lasciato fuorviare dal fatto che avendo un amico sulla famosa nave “assaltata” avesse qualche simpatia per i palestinesi e magari lo fosse. Tuttavia, anche se non fosse palestinese, continuo a dubitare cheDavid tornerebbe vivo da una vacanza in un paese amico dei palestinesi.
Il 28 Giugno 2010 alle 19:42 pasalaam ha scritto:
Post scriptum, parlando di ipotesi fantasiose e disonestà, non mi riferivo a lei, ma all’amico di David.
Cordialmente
Il 28 Giugno 2010 alle 19:52 indigesto ha scritto:
Cara Dottoressa, me ne compiaccio. Ma non posso dirle per cosa, in particolare. Potrei trovarmi di nuovo fuori strada.
Il 28 Giugno 2010 alle 19:53 annamomigliano ha scritto:
Ho amiche israeliane che sono state in vacanza in Egitto e in Giordania. Sono tornate tutte intere.
I Paesi arabi non sono tutti uguali. In alcuni posti gli israeliani non possono neppure mettere piede. Ma per altri il turismo israeliano è una fonte di reddito importante.
Nel Sinai, per esempio, è pieno di turisti israeliani: è vicino e costa poco. Anche a Petra si sente parlare ebraico.
Il 28 Giugno 2010 alle 20:43 indigesto ha scritto:
Vorremmo tutti che questa fosse una regola. Speriamo che vi si arrivi. Ma al momento ritengo più sicuro il turismo arabo in Israele che non viceversa. Non è sempre una questione di Paesi o di Governi, purtroppo!
Il 29 Giugno 2010 alle 0:38 e.fumagalli ha scritto:
Anna Momigliano ha anche avuto parole contro l’azione piratesca israeliana e qualche volta critica le scelte del governo Israeliano, non è palestinese e neppure filo palestinese, ha anche sprazzi di lucidità umana, cosa che manca del tutto a leggere,certi scapcchiati commenti, Complimenti alla cavallina con la stella azzurra che a volte scalcia per liberarsi dai tafani.
Il 29 Giugno 2010 alle 17:04 anna.one ha scritto:
A proposito di panzane riguardo il desiderio di pace dei “palestinesi”, non fu Israele ma islamici ad attaccare e distruggere una colonia per bambini a Gaza perche’ l’US finanziato UN pampering non e’ Sharia Law, dovrebbero essere in qualche campo d’addestramento alla jihad a sparare rockets.
http://www.youtube.com/watch?v.....AHBG6ftdFo
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