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Il Kirghizistan può davvero diventare una democrazia?

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  • Tags: democrazia, elezioni, Kirghizistan, orientexpress, Roza Otunbayeva, Russia, Stati Uniti, violenze etniche
  • 3 commenti
Claudia Astarita, 30 anni, lavora da quattro come ricercatrice presso il Centro di Studi Asiatici della prestigiosa Hong Kong University. È sposata con un diplomatico italiano in Cina.
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Profughi del Kirghizistan (Credits: Afp/Viktor Drachev)

Profughi del Kirghizistan (Credits: Afp/Viktor Drachev)

Il Kirghizistan potrebbe trasformarsi  nella prima democrazia parlamentare dell’Asia centrale. Ma il presidente russo Dmitry Medvedev mette in guardia la democrazia in nuce e il resto del mondo sostenendo che il nuovo sistema politico del Kirghizistan potrebbe portare il Paese al collasso. Questo per il terrore che, indipendentemente dal referendum di domenica, saranno comunque gli estremisti ad assicurarsi il controllo del Paese.

Non è d’accordo Roza Otunbayeva, leader dell’esecutivo ad interim che regge il paese da quando l’ex Presidente Kurmanbek Bakiyev è stato spodestato (il 7 aprile scorso) da una rivolta popolare. Per l’ex leader dell’opposizione con oltre il 90% delle preferenze a favore di una nuova costituzione che apre le porte a un’elezione parlamentare ad ottobre e ad una presidenziale entro la fine del 2011, il referendum avrebbe dimostrato il desiderio di cambiamento e rinnovamento che pervade il Paese centroasiatico. Non solo: la maggioranza di ‘sì’ oltre ad alimentare le speranze di crescita e stabilità in Kirghizistan può essere letta anche come una conferma del buon operato del governo durante il periodo di transizione. Anticipando le probabilità di successo per la coalizione della Otunbayeva anche nelle prossime elezioni.

Tuttavia, per poter essere identificato come democrazia parlamentare il Kirghizistan ha ancora molta strada da fare. E la prima sfida che la Otunbayeva si trova ad affrontare, dopo aver visto confermata la sua presidenza ad interim fino al 2011, è quella di fare chiarezza in merito agli scontri etnici che in appena due settimane hanno lasciato il paese con centinaia (c’è chi dice migliaia) di morti, feriti, e almeno un milione di sfollati. Sfida non semplice da affrontare per due ragioni. Anzitutto, per dare prova di essere abbastanza maturo per essere trasformato in una democrazia parlamentare, il Kirghizistan ha bisogno di dimostrare di essere un paese unito. In secondo luogo, estremamente insoddisfatti per il risultato del referendum, è probabile che saranno proprio i sostenitori dell’ex Presidente Bakiyev a fomentare gli scontri tra kirghizi e comunità kirghiza di etnia uzbeka nel sud del Paese. Del resto, una settimana fa i servizi segreti kirghizi hanno reso noto che il figlio di Bakiyev aveva assoldato gruppi islamici radicali molto vicini ai talebani per scatenare tensioni e violenze ai confini con l’Uzbekistan, in maniera da destabilizzare anche il vicino Kirghizistan.

Ma il vero problema è che Russia, Cina e Stati Uniti hanno o basi militari o interessi strategici e commerciali molto forti in questo Paese. E hanno bisogno di assicurarsi una continuità dal punto di vista della tutela delle rispettive priorità. E non è chiaro a chi si senta oggi più vicina la Otunbayeva. O a chi resti legato a doppio filo l’ex Presidente Bakiyev.

  • claudia astarita
  • Martedì 29 Giugno 2010

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Commenti

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Il 29 Giugno 2010 alle 15:31 e.fumagalli ha scritto:

Non ci vorrebbe molto a fare una scelta, se logica, tra Cina, Russia e USA credo siano da scartare gli USA avendo poco da offrire se non basi militari.La Russia è ricca di materie prime e la Cina un sistema che sta dimostrando di funzionare. Resta sempre lo sconcertante fatto che, quando c’era una dittatura, bene o male erano costretti ad andare d’accordo, come fu sostituita dalla “libertà” presero a massacrarsi, sia in Jugoslavia che nelle repubbliche ex sovietiche. Il paese che rappresenta la “libertà” sta pensando di tornare a girare armati di pistola, chi può due, con modelli di fodine da legare alla coscia di Gucci o Valentino e pistole di Cartier con mirino in diamante e proiettili d’argento. Insomma, libertà di spararsi a vista, bel progresso.

Il 29 Giugno 2010 alle 17:50 indigesto ha scritto:

Escluderei, gentile Professoressa, un interesse degli USA per Bkiyev, ma potrei sbagliare. Certo che la forma di governo migliore è la democrazia. Non so quanto utile per i popoli di diverse etnie che se la daranno, ma certamente utile acchè i vari interessi di beneffatori come Cina, Russia e USA non vengano compromessi. In democrazia c’è spazio per tutti, la nostra ha fatto anche affari con l’URSS, e non solo la parte rossa di essa! Saluti.

Il 29 Giugno 2010 alle 20:30 e.fumagalli ha scritto:

Nicola, di affari con l’URSS ne han fatti parecchi molti di più che con gli USA. Non hai idea di quanti industriali si arricchirono con l’URSS era una miniera d’oro, pensa che erano e sono tutti anticomunisti ma la vacca grassa la mungevano con gusto. E’ ancora grassa la vacca e ha tirato i remi in barca dopo aver provato l’ebrezza di una libertà fasulla che la portava allo sfacelo. In Russia ora ci sono più miliardari che in inghilterra ma non per Putin che ha tirato i freni, per chi ha spodestato Gorbaciov che la vedeva giusta, libertà si ma graduale e controllata, vinse la baraonda delle perline colorate e spuntarono i pescicane. Come lo spieghi il fenomeno. Sono d’accordo per la democrazia ma con delle regole altrimenti diventa un orate per me e per gli altri se cen’è e non tutti nascono con il pelo sullo stomaco. Non te la prendere ma io sto con quelli senza pelo i pelosi li abbatterei, tu con la carità cristiana come la metti?

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