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Stati Uniti: i soldi del Pentagono nelle casse della Bp

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  • Tags: Barack Obama, BP, contratti, Golfo del Messico, obamamania, pentagono, petrolio, Stati Uniti
  • 8 commenti
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.
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Le proteste contro la Bp si sono moltiplicate negli Stati Uniti (Credits : LaPresse)

Le proteste contro la Bp si sono moltiplicate negli Stati Uniti (Credits: LaPresse)

Dovevano cacciarla, bandirla dagli Stati Uniti (per sempre). Dovevano metterla in ginocchio, farle tirare fuori tutti i miliardi di dollari necessari per ripagare i miliardi di dollari di danni provocati con la Marea Nera. Dovevano costringerla in un angolo, punirla per tutte le offese e le gaffes offerte dai loro dirigenti, per l’incapacità dimostrata nel chiudere quel “dannato buco” (damn hole), per le omissioni e gli errori fatti fin dall’inizio, fin da quel maledetto 20 aprile.

Dovevano fare tutto questo: Barack Obama l’aveva promesso quando accusò la Bp di essere la responsabile del peggiore disastro ambientale nella storia degli Stati Uniti; l’aveva minacciato l’Attorney General Eric H. Holder, quando preannunciò l’apertura di una inchiesta civile e penale nei confronti della multinazionale del petrolio.

Dovevano farlo perché la rabbia delle gente è montata in questi mesi e l’amministrazione Obama avrebbe dovuto dare una dura risposta all’arroganza britannica (come l’opinione pubblica americana ha vissuto l’atteggiamento della Bp.)

Dovevano fare tutto questo, ma l’unica cosa che hanno fatto è stata di dare un miliardo di dollari alla Bp, versarlo nelle loro casse invece di prenderlo

Il Washington Post è uscito, infatti, con un’inchiesta con la quale svela come il Pentagono abbia confermato i contratti per 980 milioni di dollari (all’anno) che aveva stipulato con la società britannica. Che, nell’anno fiscale 2009, è stata la più importante fornitrice di carburante del ministero della difesa statunitense, con una quota dell’11,7% rispetto al totale dei contratti stipulati.

Per ora, a poco sono servite le sollecitazioni di alcuni membri del Congresso a bandire la Bp (almeno per sette anni, ha suggerito il repubblicano Bart Stupak, presidente della Commissione Energia della Camera dei Rappresentanti) dai contratti pubblici dell’amministrazione americana.

I militari, invece, continuano a farsi rifornire dalla British Petroleum. Aspettano - come ha detto un portavoce del Pentagono - una decisione dell’Environmental Protection Agency sul destino dei rapporti con la multinazionale. L’Epa ha istruito la pratica non solo “grazie” alla Marea Nera, ma anche sulla base di altri episodi che hanno visto coinvolta la Bp; situazioni, come per l’esplosione di una raffineria in Texas nel 2005, in cui la società britannica avrebbe agito violando, o non rispettando a fondo le leggi e i termini di sicurezza.

Aspettano al Pentagono. E spiegano che  è difficile scaricare da un momento all’altro la Bp perché impegnata in delicati contratti con l’esercito statunitense in Iraq e Afghanistan.

Volontari puliscono una spiaggia della Florida colpita dalla Marea Nera (Credits : LaPresse)

Volontari puliscono una spiaggia della Florida colpita dalla Marea Nera (Credits: LaPresse)

Quindi, per ora, se è vero che la Bp ha già tirato fuori milioni di dollari da dare agli americani, ne ha già guadagnati molti (molti) di più dagli americani.

E tutto questo mentre la Marea Nera raggiunge le coste del Texas. Dopo che anche le spiagge della Florida sono state macchiate  non c’è stato del Golfo che non sia stato colpito dal petrolio. I media ne parlano di meno, ma il greggio continua a uscire. La stagione turistica è già morta: il ponte del 4 di luglio, quello della Festa del’Indipendenza, aveva sempre visto il pienone su queste lunghe coste bianche mentre, nei giorni scorsi, sono stati pochi i turisti ad avventurarsi sulla sabbia della Louisiana.

Il disagio tra le popolazioni colpite aumenta. Così come l’angoscia e l’incertezza per il futuro. Aumentate anche dalla poca trasparenza rispetto alla situazione. Da tempo giornalisti e fotografi si lamentano delle restrizioni al loro lavoro imposte dalla Bp e dalle autorità federali. Alcune zone sono off limits e non possono essere fotografate o riprese. Qualche giorno fa, l’istituzionale Cnn è stata costretta a protestare con uno dei suoi reporter di punta, Anderson Cooper, il quale ha raccontato che per gli uomini dei media l’ordine è quello di rimanere a distanza dalle spiagge e dai tratti di mare colpite dalla Macchia Nera.

Le autorità accampano motivi di sicurezza. i giornalisti pensano a una censura. Chi, secondo voi, avrà ragione ?

  • michele.zurleni
  • Martedì 6 Luglio 2010

Vedi anche:

  • Come punire la Bp per la Macchia Nera/1 - Cacciarla dagli Usa
  • Come punire la Bp per la Macchia Nera/2 - Obama e i top manager
  • Come punire la Bp per la Macchia Nera/3 - La guerra dei dividendi con Londra
  • Obama: BP deve pagare per la marea nera. Subito energia pulita
  • Come punire la Bp per la Macchia Nera/4 - Respingere in mare i british
  • Il manager Bp abbandona la Macchia Nera per seguire la regata del suo yacht
  • Stati Uniti: la Marea Nera tra suicidi e morti sospette
  • Stati Uniti: Bp sotto accusa per lo scambio petrolio-terrorista di Lockerbie
  • Marea Nera: nuova fuoriuscita di petrolio
  • Bp-Lockerbie: gli Usa indagheranno, Londra no - L'ANALISI
  • Caccia al petrolio nel Mediterraneo: il pozzo sotto casa
  • Bp, il Nemico Numero Uno lascia: Tony Hayward rassegna le dimissioni
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Commenti

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Il 6 Luglio 2010 alle 23:23 anna.one ha scritto:

Mah! Il Pentagon ha un contratto con la BP che da anni lo fornisce di aviation fuel e altri prodotti, infatti ne fornisce l’80% per il trasporto delle nostre truppe in M.O. che cosa dovrebbe fare, romperlo per fargli dispetto per l’incidente della Deepwater Horizon, cosi’ noi taxpayers americani ci dovremmo accollare l’inevitabile pagamento dei danni alla BP che sicuramente e giustamente farebbe causa?

Il 6 Luglio 2010 alle 23:55 pasalaam ha scritto:

Tutto fà brodo per tentare di far passare gli americani per degli imbecilli. Certo é che pinocchietto Obama non fà niente per migliorare la situazione.

Pare addirittura che una famosa giornalista del Washington Post lo abbia definito “il primo presidente femmina nella storia degli USA”!!
E non era per fargli un complimento.

Il 7 Luglio 2010 alle 2:35 jimmie01 ha scritto:

Pasalaam, forse perche’ circola una storiella circa il vero padre delle sue due ” figlie “.

Il 7 Luglio 2010 alle 12:21 Panorama News 7 luglio 2010 - Iniziative - Panorama.it ha scritto:

[...] Leggi e commenta l’articolo… [...]

Il 7 Luglio 2010 alle 16:01 indigesto ha scritto:

Beh, i pagamenti da fare per onorare un contratto non sono soggetti a..conguaglio. Sicuramente si tratterà di società diverse anche se appartenenti alla stessa holding.
Piuttosto sconcerta questa BP-dipendenza degli USA. Possibile che non abbiano un numero di raffinerie proprie per poter soddisfare il proprio fabbisogno. Sembrano messi un pò come l’Iran. Capisco i patti di ferro, che ognuno deve fare fare il suo mestiere, che i costi per affrontare in proprio certe attività sono altissimi, ma… concludete voi!

Il 7 Luglio 2010 alle 16:02 indigesto ha scritto:

Beh, i pagamenti da fare per onorare un contratto non sono soggetti a..conguaglio. Sicuramente si tratterà di società diverse anche se appartenenti alla stessa holding.
Piuttosto sconcerta questa BP-dipendenza degli USA. Possibile che non abbiano un numero di raffinerie proprie per poter soddisfare il proprio fabbisogno. Sembrano messi un pò come l’Iran. Capisco i patti di ferro, che ognuno deve fare fare il suo mestiere, che i costi per affrontare in proprio certe attività sono altissimi, ma… concludete voi!

Il 7 Luglio 2010 alle 21:56 anna.one ha scritto:

Gli US non dipendono dalla BP (39% capitale US), ma come istituzione, il Pentagon “corre” con il petrolio.

I suoi jets, bombardieri, carri armati, Humvees, e altri veicoli bruciano il 75% del combustibile utilizzato dal Dipartimento della Difesa. Ad esempio, bombardieri B-52 consumano 47.000 litri per missione, e un caccia F-16 brucia 300 dollari di carburante al minuto. In effetti, gli acquisti del DoD ammontano a tre miliardi di galloni di carburante per gli aerei all’anno.
Secondo i dati del 2008, ad esempio, basi militari US in Iraq e in Afghanistan hanno utilizzato un impressionante 90 milioni di galloni al mese. Dopo il surge afgano del presidente Obama, per il 2010 le cifre possono essere molto piu’ alte.

Nel 2009, secondo il Pentagono Defense Support Center Energy (DESC), i militari spesero $ 3,8 miliardi per 31,3 milioni di barili - circa 1.3 miliardi di galloni - di petrolio consumati presso i posts, i campi, e le basi d’oltremare. Inoltre DESC, che acquista il carburante degli aerei e il carburante diesel per le navi, tra altri prodotti petroliferi, ha assegnato $2,2 miliardi in contratti per sostenere le operazioni in Iraq e in Afghanistan l’anno scorso. Altri $ 974 milioni spesi erano, per i contratti a premi per il carburante diesel, benzina e gasolio per le operazioni di terra, solo per la guerra in Afghanistan nel 2009.

Il Pentagono e’ dipendente dai servizi del petrolio, dell’energia e compagnie petrolifere. Un’analisi pubblicata a Foreign Policy in Focus ha rilevato che, nel 2005, 145 aziende avevano stipulato contratti con il Pentagon. Quell’anno, il Dipartimento della Difesa (DOD) pago’ piu’ di $ 1,5 miliardi alla BP da un totale di $ 8 miliardi.

Nel 2009, secondo il Centro di supporto Energy Difesa, i militari assegnarono $22,5 miliardi in contratti di energia. Piu’ di $16 miliardi sono stati spesi per acquistare carburante all’ingrosso. Ci sono circa 10 fornitori di petrolio , tra cui grandi nomi come Shell, Exxon Mobil e Valero. Il piu’ grande imprenditore, pero’, era la BP, che ha ricevuto piu’ di $2,2 quasi il 12% di tutti i dollari dei contratti assegnati dal Pentagon per l’anno.

:)

Il 9 Luglio 2010 alle 0:44 indigesto ha scritto:

Si, d’accordo, ma da una grande potenza ci si aspetta una completa indipendenza ed autonomia, soprattutto nel settore bellico. Nessuno scommetterebbe mai su possibili incrinature nei rapporti commerciali tra USA e Società petrolifere inglesi e olandesi ma gli approvvigionamenti di carburante indispensabili alla sicurezza di un grande Paese dovrebbero essere garantiti da ben altro che da accordi commerciali con multinazionali facenti capo a paesi comunque stanieri, per quanto amici. Sarà un modo di pensare sbagliato e i fatti lo dimostrano, ma la vedo così. :) :)

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