
Un agente di polizia nell'aeroporto di Ben Gurion (Credits: AP Photo/Dan Balilty)
Cercasi disperatamente quattro pistole semi-automatiche, modello Glock da 9 millimetri. Chi le dovesse trovare può contattare direttamente lo Shin Bet, i temutissimi servizi di sicurezza interna israeliani. La vicenda - una via di mezzo tra la spy story, l’incidente diplomatico e un’odissea fantozziana - non è che l’ultimo capitolo della visita del primo ministro israeliano a Washington.
Benyamin Netanyahu ha incontrato martedì il presidente americano Barack Obama: non ha portato a casa grandi risultati, ma il solo fatto che Obama gli abbia concesso gli onori di una fotografia e di una conferenza stampa congiunta è già una notizia. Un modo per dire che la Casa Bianca non è poi così furiosa con il governo di Gerusalemme.
Peccato che durante il viaggio, il bagaglio di una delle guardie del corpo di Netanyahu sia andato smarrito: a quanto pare la compagnia aerea l’avrebbe spedito a Los Angeles anziché a Washington.
A complicare ulteriormente le cose, il bagaglio conteneva quattro Glock 17: agente aveva dovuto imbarcare le pistole in base alle leggi in vigore.
Lo smarrimento delle armi, naturalmente, desta preoccupazioni. Per non parlare della figuraccia del sistema aeroportuale statunitense (e forse anche per i servizi israeliani).
- Mercoledì 7 Luglio 2010

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Commenti
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Il 9 Luglio 2010 alle 20:31 indigesto ha scritto:
Cara Dottoressa, ha trovato l’espressione giusta: “..la Casa Bianca non è poi così furiosa con il governo di Gerusalemme.”
Qualcosa, però, mi fa pensare che talvolta l’obliquità della politica, specie quella estera, sia necessaria per sentirsi le mani libere, come ho detto altrove. E’ vero, con gli insediamenti e, nel recente, con l’incidente nelle acque israeliane, gli USA hanno mostrato una certa rigidità. Ma, a ben vedere, è la stessa che hanno mostrato nell’applicare le sanzioni all’Iran e nel porre in atto “manovre” congiunte nel Golfo Persico.
E’ una situazione complessa e difficile; speriamo che tutto si risolva con la diplomazia, così potremmo sorridere delle nostre preoccupazioni, come ci hanno fatto sorridere le “fantozziane” vicissitudini delle pistole israeliane! Cordialmente.
Il 11 Luglio 2010 alle 0:27 pasalaam ha scritto:
Cara signora Momigliano, per il poco che conosco i servizi segreti israeliani (che non sono cretini) e la sicurezza americana ( che non é imbranata) direi che le pistole sono nelle tasche dei legittimi proprietari.
Direi che le cose dovrebbero essere andate più o meno come segue.
Gli israeliani accettano di farsi disarmare soltanto se gli americani si assumono la responsabilità delle eventuali conseguenze.
Gli americani ci pensano bene e decidono che non ne vale la pena.
I due si mettono d’accordo di fare finta di mettere le pistole nel bagaglio. Oppure ce le mettono veramente, tanto non sono le armi che mancano al S.S.
Gli israeliani viaggiano armati.
La valigia sparisce.
Gli israeliani possono stare tranquilli, tanto le armi “sono sparite”
I piloto sono contenti, la stampa esulta ed i “peace and love” non rompono.
Cordialmente
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