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Iran: anche i tappeti nel mirino delle sanzioni

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  • Tags: Barack Obama, il mio iran, Madeleine Albright, tappeti
  • 8 commenti
Farian Sabahi, docente presso l'Università di Torino e giornalista specializzata, scrive per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con alcune radio locali e straniere. Per Bruno Mondadori ha scritto Storia dell'Iran (dal 1892 a oggi) e per Laterza "Un'estate a Teheran". Nel 2010 è stata insignita del premio di giornalismo Amalfi Media Award.
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(Credits: icelandit byFlickr)

(Credits: icelandit byFlickr)

Il 1° luglio il presidente statunitense Barack Obama ha firmato la legge per vietare l’importazione di diversi prodotti provenienti dall’Iran: tra questi ci sarebbero anche i tappeti. Il divieto dovrebbe entrare in vigore il 29 settembre prossimo. Da quel momento i tappeti persiani non potranno più entrare in territorio americano. E per quella data non ci dovranno più essere tappeti persiani nelle dogane a stelle e strisce.

Non è la prima volta che i tappeti finiscono nel mirino di Washington: era già successo con l’embargo contro Teheran dopo la presa degli ostaggi americani il 4 novembre 1979. Poi, a cambiare idea nel marzo del 2000 era stato il segretario di Stato americano Madeleine Albright. Le sanzioni su tappeti, pistacchi e caviale erano venute meno perché, di fatto, i consumatori americani non potevano farne a meno: continuavano a comprarli attraverso paesi terzi a prezzo maggiorato.

Secondo il dipartimento americano per il Commercio, le importazioni di tappeti in lana provenienti dalla Repubblica islamica ammontano a 15,6 milioni di dollari (nel primo quadrimestre del 2010) e a 43,4 milioni di dollari (2009), con un calo rispetto all’anno precedente quando erano 56,2 milioni. Ovviamente, gli americani non comprano solo tappeti dall’Iran e gli acquisti totali di questa tipologia ammontano a 562,7 milioni di dollari (2009).

Per l’amministrazione Obama queste ulteriori sanzioni sono una conferma della diplomazia che percorre un doppio binario fatto di impegno e al tempo stesso di pressioni. L’obiettivo sarebbe far tornare gli iraniani al tavolo dei negoziati per fare in modo che l’Iran rinunci a un programma nucleare.

Certo, manca la fiducia della comunità internazionale e si teme che l’Iran possa – prima o poi - acquisire l’atomica. Ma quella regione pullula di Paesi che l’atomica già ce l’hanno, non hanno ratificato il Trattato di non proliferazione e non permettono agli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’Energia Atomica (la Aiea) di entrare nelle centrali. Per gli iraniani, a cui già pesa una situazione interna per molti versi difficile, è la solita storia: i due pesi e le due misure dell’Occidente che tiene le parti di Israele che non può tollerare la presenza di un (altro) Paese forte nella regione.

  • farian
  • Giovedì 8 Luglio 2010

Vedi anche:

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Commenti

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Il 9 Luglio 2010 alle 9:53 angelo41 ha scritto:

L’ho scritto ieri sera, ma nonn c’è più.

Il 9 Luglio 2010 alle 11:03 indigesto ha scritto:

Gentile Professoressa, Ho già espresso il mio parere nel Post precedente poichè questo, al momento, era chiuso ai commenti. Vi aggiungo, per completezza, che proprio chi ha aderito al Trattato di non proliferazione ha obblighi verso di esso. Chi non vi ha aderito ha magari maggiori responsabilità de facto e pare che finora vi abbia assolto. I propositi ed i toni minacciosi dell’Iran vorranno pur dire qualcosa in tutta la faccenda. Magari sbaglierò ma pare sia opinione comune in Occidente, ed anche in più di un Paese islamico. Cordiali saluti.

Il 9 Luglio 2010 alle 12:59 angelo41 ha scritto:

Ho scritto ieri sera un commento a seguito di altri:
Dove sono andati a finire?

Il 10 Luglio 2010 alle 22:02 p.a.d ha scritto:

mah… io i tappeti li compro all’Ikea… @_@

Il 11 Luglio 2010 alle 15:25 grisostomo ha scritto:

Due pesi e due misure?
Sarà, però è l’Iran che finanzia i terroristi hezbollah e che un giorno sì l’altro pure diche che Israele deve essere distrutto e cancellato dalla carta geografica.
Non ho mai sentito dire qualcosa del genere da Israele sulla cricca criminale che è padrona dell’Iran da 30 anni.
La Sabahi che cosa fa su questo libero giornale, la ventroloqua degli imam? Lo vada a fare in Iran, se le piacciono tanto.

Il 13 Luglio 2010 alle 23:07 e.fumagalli ha scritto:

I fatti dimostrano il contrario, Ahmanedinejad a parole vuole abbattere l’Israele religiosa non gli ebrei, mentre Israele vuole ridurre i palestinesi rinchiusi in riserve, come gli indiani d’America. Che questo giornale si a libero è solo l’idea di chi scarseggia di cultura e ignora che i taliban, più pericolosi, prima li finanziarono gli USA, ora i sauditi e pakistani, tutti buoni alleati USA. Le bombe su Gaza oltre che radioattive, anche cancerogene con il compito di minare le generazioni future. E’ un disegno a lungo raggio, visto che il DDT è stato bandito (non ovunque)

Il 15 Luglio 2010 alle 10:20 tappetimorandi ha scritto:

Stimata Prof. Sabahi,
Anche se come occidentali dobbiamo ammettere che il programma nucleare iraniano ci crea non poche apprensioni, ammettere che stiamo usando due pesi e due misure è un’operazione di onestà
intellettuale assolutamente necessaria. Come possiamo pretendere di dialogare senza partire da una base di verità?
Vorrei anche aggiungere che trovo quantomeno maldestra la decisione di chiudere l’import dei tappeti, più che danneggiare l’Iran favorirebbe la comunità ebraica statunitense che in questo momento ha stoccato ingenti quantitativi di tappeti persiani anche di recente manifattura.
L’embargo in queste condizioni di mercato appare più come un dispettuccio che un mezzo di persuasione, inoltre spingerebbe l’Iran a rafforzare definitivamente i legami commerciali con l’oriente.
Fabio Morandi
Morandi tappeti

Il 15 Luglio 2010 alle 16:19 e.fumagalli ha scritto:

Egregio sig. Morandi da persona ragionevole e obbiettiva quale la considero. Le consiglio la lettura di “Iran, la resa dei conti.” di Antonello Sacchetti Infinito edizioni, euro 11,00. Le premetto che non à pro Amanedinejad, riporta solo piuccoli sgarbi ricevuri da un Iran che stava disposto a riaprire un dialogo, quelle piccole cose che sembrano innocenti ma che offendono più di gravi insulti. Lo legga sono solo poco più di 100 pagine ma dicono molto.
Saluti
P.S.Buona l’incetta di tappeti, pare identica a quella del caffè colombiano, ma è altra storia a noi sconosciuta fatta passare per lotta alla droga, sciocchezze, tanto per far soldi.

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