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Riparte il dialogo con Cuba e il Congresso Usa apre all’Avana

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  • Tags: Barack Obama, Chiesa-cattolica, cuba, dissidenza, latinoamericana, Miguel Angel Moratinos, Raúl Castro, Stati Uniti
  • 8 commenti
Paolo Manzo, giornalista , vive a San Paolo, in Brasile, con la moglie. Per Baldini e Castoldi ha scritto Lula il presidente dei poveri.
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Messe per la salute di Fidel (Credits: Julian Ortega Martinez by Flickr)

Messe per la salute di Fidel (Credits: Julian Ortega Martinez by Flickr)

Cinquantadue prigionieri politici dovrebbero lasciare le carceri cubane nelle prossime settimane e cinque di questi già nelle prossime ore. È questo il risultato di un’intensa azione diplomatica che negli ultimi mesi ha visto agire congiuntamente la Chiesa Cattolica, Madrid in quanto membro dell’Unione europea con maggiori legami nell’isola caraibica e gli Stati Uniti. Non a caso, con perfetto sincronismo rispetto all’azione diplomatica di Vaticano e Spagna, anche a Washington ieri si è tornato a parlare di aperture verso Cuba.

Ma questa volta non si è trattato solo di parole. Proprio in queste ore, infatti, al Congresso Usa si discute l’abolizione della misura che vieta ai cittadini americani di recarsi in viaggio all’Avana.

La legge è sostenuta dalle lobby agricole e, soprattutto, è stata già approvata in commissione agricoltura per le quali “l’embargo non solo è anacronistico ma soprattutto autolesionista perché chiude un potenziale importante mercato all’export Usa”. Un risultato storico, con una maggioranza di 25 voti favorevoli e 20 contrari alla camera.

Ora si aspetta il vaglio delle commissioni finanze ed esteri prima che possa approdare in aula per il voto. Ma de facto molto si sta muovendo su entrambe le sponde del golfo della Florida. Oltre all’abolizione del divieto dei viaggi, la proposta di legge in generale mira infatti a indebolire l’intero sistema di sanzioni che fu introdotto nel 1959, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di importare prodotti agricoli ed alimentari nel Paese.

Intanto, dopo il Vaticano anche la Spagna scende in campo con tutta la sua struttura diplomatica per cercare di risolvere l’annosa questione dei prigionieri politici rinchiusi nelle carceri di Raúl e Fidel Castro, in tutto 167 detenuti secondo la commissione cubana per i diritti umani e la riconciliazione nazionale.

Ma a preoccupare di più è la salute di Guillermo Fariñas, sociologo-scrittore in sciopero della fame da oltre quattro mesi. “Voglio morire nella mia patria davanti al naso dei dittatori che posseggono le pistole, i fucili, i cannoni e le bombe. Ho solo la morale di appartenere al popolo basso, ingannato e sottomesso durante 51 anni da parte di coloro che posseggono le armi, la violenza e le leggi totalitarie e che sgovernano dall’alto”, ha detto il dissidente che con la sua lotta ha sbloccato la situazione, costringendo il regime di Castro a un’apertura senza precedenti.

Per inquadrare le speranze legate all’azione diplomatica iberica dei giorni scorsi basti dire questo: l’Unione europea aveva in programma questa settimana la valutazione dei rapporti con Cuba e dei diritti umani ma il tutto è stato rinviato al prossimo settembre, nella speranza che il dialogo intrapreso dalla Chiesa cattolica e dal governo di Castro si sblocchi grazie all’azione diplomatica di Madrid.

Non a caso la prima persona che ha incontrato a Cuba Moratinos è il cardinale Jaime Ortega, arcivescovo dell’Avana e che un paio di mesi fa aveva lanciato un appello sia a Raúl Castro che a Barack Obama affinché “mantenessero le promesse di aperture reciproche fatte prima di arrivare alla presidenza”. Adesso pare proprio che il regime abbia finalmente ascoltato gli appelli della Chiesa.

Fonti dell’opposizione hanno infatti riferito a El Mundo che da alcuni giorni le autorità cubane stanno fotografando alcuni prigionieri, probabilmente per rilasciargli il passaporto. “Una vera e propria deportazione” denuncia il quotidiano iberico perché, in sostanza, i prigionieri potrebbero essere scarcerati a condizione di lasciare immediatamente il Paese insieme ai loro familiari.

  • paolo.manzo
  • Giovedì 8 Luglio 2010

Vedi anche:

  • Cuba, il "new deal" di Castro: a casa un milione di statali - L'ANALISI
  • Cuba: le riforme di Raul, un palliativo o la svolta? - L'ANALISI
Iran: anche i tappeti nel mirino delle sanzioni »
« Le spie della porta accanto: Usa e Russia verso lo scambio di prigionieri

Commenti

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Il 8 Luglio 2010 alle 19:03 Tweets that mention Riparte il dialogo con Cuba e il Congresso Usa apre all’Avana - Mondo - Panorama.it -- Topsy.com ha scritto:

[...] This post was mentioned on Twitter by Riviste Italiane. Riviste Italiane said: Rivista: Riparte il dialogo con Cuba e il Congresso Usa apre all’Avana http://ow.ly/183f54 [...]

Il 8 Luglio 2010 alle 22:35 Riparte il dialogo con Cuba e il Congresso Usa apre all'Avana … : Vacanze a Cuba ha scritto:

[...] Read more here: Riparte il dialogo con Cuba e il Congresso Usa apre all'Avana … [...]

Il 9 Luglio 2010 alle 11:10 indigesto ha scritto:

Finalmente qualcosa si muove, Egr. Dr. Manzo. Per le “deportazioni” sono sicuro che il tempo farà il resto. Saluti.

Il 9 Luglio 2010 alle 12:50 angelo41 ha scritto:

Se Cuba ha resistito bene a 50 anni di embargo, sinifica
che i cubani non hanno sofferto più di tanto. A questo punto e considerate la situazione contingente, si auspica che ci possa essere finalmente libero mercato e scambio di turisti.
Cuba da parte sua dovrebbe fare un gesto di buona volontà:
liberare i prigionieri in questione e tutti quelli per reati politici.

Il 9 Luglio 2010 alle 16:15 urca.ve ha scritto:

Ghe solo una diferensa, Cuba li tiene dentro i fascisti li fasian fora, sofrian de meno (nda: per la precisione Cuba ha fatto fuori, per usare il suo linguaggio sicuramente veneto doc … , parecchi nemici della rivoluzione soprattutto al paredon ma non solo, il fascismo, a differenza del nazismo, ne ha lasciati più che parecchi in vita, come dimostra il post-fascismo a cominciare da Pertini e Nenni. la sua è dunque “diferensa” soprattutto nella sua testa).

Il 9 Luglio 2010 alle 17:43 anna.one ha scritto:

I cubani non hanno sofferto piu’ di tanto? Mah, arrivano ogni giorno in Florida rischiando la vita.

Comunque chi non vuole che si tolgano le sanzioni sono proprio i cubani residenti negli states che hanno una potente lobby anti-comunismo. Finche’ ci saranno al potere i Castro Brothers non ne vogliono sapere di toglierle.

Le sanzioni inoltre non includono i prodotti agricoli e medicinali. Autorizzate nel 2000, le vendite agricole degli US a Cuba erano cresciute costantemente fino al 2008, pari a quasi il 40% delle importazioni agricole del paese. Sono le restrizioni di finanziamento, che hanno costretto i cubani a rivolgersi ad altri paesi come Canada e Brasile.
Il disegno di legge proposto cerca di invertire tale legge rimuovendo i vincoli di finanziamento, mettendo gli importatori cubani in parita’ con altri acquirenti di prodotti agricoli americani. Naturalmente se si cambiano le regole e verra’ consentito ai cittadini americani di andare a Cuba, in determinate circostanze, specie per promuovere vendite agricole, o visitare i loro familiari come permesso l’anno scorso, il cambiamento, molti sperano, sara’ piu’ profondo.

Sospetto che Raul e Fidel si sono resi conto che non possono mantenere lo stivale sulla gola dei loro sudditi, delle pressioni esterne se ne sono sempre infischiati, e’ la pressione interna pronta ad esplodere che li obbliga a allentare la morsa.
Parlando di dittatori, probabilmente il Department of State, su insistenza di 12 senatori, designera’ il Venezuela come “Terrorist State” o “State Sponsor of Terrorism”.

Cio’ vorrebbe dire revocare i visas dei partners negli illeciti business di El Mico che sono noti da tempo.Chavez ha promesso all’Iran di consegnare 20.000 barili di oil, gli US potrebbero rimpiazzare il petrolio che acquistano dal Venezuela, con enorme impatto sulla sua economia.Chavez ha molto da perdere, piu’ degli US che hanno altri fornitori pronti a sostituirli e enormi riserve, ma il colpo non lo subirebbe solo Caracas, ma anche Tehran. Altro che tappeti e pistacchi.

Il 10 Luglio 2010 alle 13:40 indigesto ha scritto:

Ecco, le enormi riserve USA possono consentire di scegliersi i fornitori, e su questo nulla quaestio. Sarebbe comunque opportuno che per rifornimenti bellici fossero gli stessi USA, conuna propria organizzazione, atta allo scopo, a provvedervi
Quanto a Cuba, come si dice, meglio tardi che mai!

Per la competenza, e chiarezza, con la quale sviluppa gli argomenti sarebbe bene che anna.one si facesse un dovere di intervenire in ogni Post, soprattutto ora che, pare, non deve impegnare altro tempo a rintuzzare stramberie. La saluto. :)

Il 10 Luglio 2010 alle 19:09 Cu-Avana Toro | Cigar Selections ha scritto:

[...] Riparte il dialogo con Cuba e il Congresso Usa apre all’Avana – Mondo – Panorama.i… [...]

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