
La scorsa settimana il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad è stato in Nigeria e in Mali per stringere nuove alleanze e vincere così il crescente isolamento internazionale: dal 4 all’8 luglio, ad Abuja, ha partecipato al D8, ovvero al Developing Eight, il summit di otto Paesi islamici in via di sviluppo, cercando di trovare quel sostegno necessario per far fronte alle pressioni internazionali.
Il D8 è un’organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione che include il Bangladesh, l’Egitto, l’Indonesia, l’Iran, la Malesia, la Nigeria, il Pakistan e la Turchia. E’ stato istituito il 15 giugno 1997 e i suoi obiettivi sono migliorare la posizione degli Stati membri nell’economia globale, diversificare e creare nuove opportunità nelle relazioni commerciali, incrementare la partecipazione nelle decisioni a livello internazionale e migliorare gli standard di vita. Ad avanzare per primo l’idea, nell’ottobre del 1996, era stato Necmettin Erbakan, l’allora premier turco pro-islamico che ne aveva parlato durante un seminario a Istanbul.
Quest’anno la sede del summit è stata la Nigeria, il più popoloso tra i Paesi africani. Ha 150 milioni di abitanti di cui la metà musulmani, i gruppi etnici sono 389 e la diversità culturale è tale che non si può parlare di un paese “musulmano” in senso stretto. E infatti molti studiosi nigeriani si sarebbero volentieri opposti all’ingresso del loro Paese nel gruppo D8 “perché potrebbe portare a una maggiore islamizzazione”. Da parte sua il presidente nigeriano Goodluck Jonathan, di fede cristiana, è consapevole dei rischi ma ha bisogno di espandere gli investimenti stranieri e gli fa quindi comodo che la Nigeria faccia parte del gruppo D8.
Quello di Ahmadinejad è stato un vero e proprio tour che ha compreso una visita a Bamako dove ha incontrato i leader del Mali. I rapporti tra Iran e Mali non sono stati mai particolarmente stretti ma questo viaggio dimostra lo sforzo del governo iraniano per espandere le relazioni diplomatiche all’Africa, basti pensare che tre mesi fa Ahmadinejad aveva fatto una visita simile in Zimbabwe e Uganda dove però i leader locali lo avevano criticato come guerrafondaio e per le violazioni dei diritti umani.
Gli analisti sono preoccupati soprattutto per il Mali, dove il 90% delle popolazione è musulmana e dove fino all’11 settembre 2001 a imporsi sembravano essere la democrazia e la laicità. Poi qualcosa è cambiato: preoccupa l’ascesa del fondamentalismo islamico, combinata al fatto che Ahmadinejad ha promesso aiuti economici.
- Lunedì 12 Luglio 2010

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Commenti
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Il 13 Luglio 2010 alle 17:16 indigesto ha scritto:
Ecco, Professoressa, la distinzione tra Islam e fondamentalismo islamico è punto cardine dei rapporti del mondo islamico con l’Occidente ed internazionali in genere. Il fatto è che l’incultura dei più fa fatalmente scivolare il primo nel secondo. E’ già successo nel corso della Storia che i fondamentalismi abbiano preso il sopravvento sulla normale professione di fede, con conseguenze nefaste. Oggi tale fenomeno rischia di diventare gigantesco nel mondo islamico. Sotto questo aspetto dovrebbe un pò preoccupare il tour di Ahmadinejad, che, anche se “portatore sano” di quel verbo, agisce sempre in nome e per conto di esso. E questo, giustamente, non va mai dimenticato. Cordiali saluti.
Il 13 Luglio 2010 alle 21:44 e.fumagalli ha scritto:
In Africa, considerato il continente più ricco di materie prime, sta introducendosi in forma diversa la Cina, che non segue alcuna ideologia religiosa, pare con successo, l’Iran come altri, con la Cina sta collaborando, vista l’ostilità occidentale è più che logico rivolgersi all’orientale che se non altro, non usa armi o bombe contro l’umanità in genere. Mi riferisco alle radiattive e cancerogene che non diffondono benessere. Gentile Farian, lei ha partecipato alla presentazione di “Iran, la resa dei conti” di Antonello Sacchetti, costa 11,00 euro, poco più di 100 pagine, non è pro Ahmanedinejad andrebbe letto anzichè stupidi link propagandistici che spesso vengono lanciati su questo blog. Farebbe bene a chi vuole tenersi informato e non sia genio dell’ovvio, tanto per dire qualcosa.
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