
Il premier giapponese Naoto Kan (Credits: LaPresse)
Il premier giapponese Naoto Kan, subentrato da poco al dimissionario Yukio Hatoyama, è il responsabile dell’ennesima sconfitta per il partito Democratico del Giappone. A seguito delle elezioni per il rinnovo della Camera alta, Kan ha perso il controllo del Senato. E mentre ieri qualcuno ha ipotizzato che l’aver conservato la maggioranza nella più potente Camera bassa avrebbe permesso al premier in carica di continuare a Governare senza l’incubo di dimissioni o elezioni anticipate, oggi in Giappone, alla luce di risultati ormai definitivi, c’è chi si rende conto che l’amministrazione Kan non sarà più in grado di prendere alcuna decisione significativa di politica interna, estera o economica. In un momento in cui il Giappone ha particolarmente bisogno di riforme.
Il Paese è ancora oggi la seconda economia del mondo, il secondo detentore di riserve in valuta estera, la seconda borsa valori mondiale per capitalizzazione totale. Ma la potenza economica del Sol Levante è anche in declino da un ventennio. E il cambiamento sperato con l’insediamento del Partito democratico non solo non si è ancora materializzato, ma le dimissioni di Hatoyama di giugno hanno messo in luce le sofferenze del gigante asiatico anche dal punto di vista della politica interna.
La perdita di consensi da parte del partito democratico implica che l’onere di ripensare il ruolo internazionale del Giappone potrebbe spettare presto a un governo di coalizione. All’interno del quale, però, potrebbe essere ancora più difficile conciliare le velleità di chi predilige una politica regionale più autonoma e quelle di chi sostiene la perdurante necessità di mantenersi sotto l’ombrello americano, anche a fronte di una minaccia nord-coreana che oggi appare particolarmente realistica. Senza dimenticare che lo spettro della Grecia rende prioritario anche per Tokyo il risanamento del bilancio e l’elaborazione di piani per il rilancio economico.
L’unica certezza per il Giappone di oggi è che non sarà più un governo ‘prevalentemente’ democratico a gestire le difficoltà del Paese. Ecco perché è necessario iniziare a studiare un piano B. Dal momento che nessun partito ha raggiunto la maggioranza, i democratici possono da un lato mantenere l’attuale coalizione con il Nuovo Partito del Popolo (NPP), una piccola formazione favorevole all’aumento della spesa pubblica, oppure cercare aiuto da altri partiti fuori dalla coalizione per far approvare di volta in volta le single proposte di legge. Ma la frammentazione dei seggi al Senato sembra spingere i piccoli gruppi a mostrarsi poco disponibili a sostenere il programma di Kan. E a pagarne le conseguenze, come sempre, sarà il Paese.
- Martedì 13 Luglio 2010

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Commenti
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Il 16 Luglio 2010 alle 16:34 indigesto ha scritto:
E’ la solita storia, l’eccessiva frammentazione politica ed il ricorso continuo ad elezioni è l’unico modo per fare della democrazia un sistema sempre meno adatto alla governabilità. Qualora questa si raggiunga non sarà mai in grado di prendere decisioni significative e dei guasti che ne derivano nessuno è responsabile, proprio perchè tutti si dicono responsabili, ovviamente nei confronti degli interessi di gruppo, quando non di quelli personali. Di questo pessimo modo di intendere la democrazia nemmeno il Giappone è immune. E’ purtroppo una malattia di cui pare soffrano tutte le democrazie del mondo. Qualche Paese avrà fatto scuola! Saluti.
Il 24 Settembre 2010 alle 10:49 Liberato il capitano del peschereccio cinese: segnali di tregua tra Tokyo e Pechino - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] di Pechino, che ha altresì enfatizzato l’ostilità di fondo dell’esecutivo di Naoto Kan nei confronti della Cina. Ma in realtà i giapponesi hanno sempre considerato la reazione dei [...]
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