
La Polizia schierata a Belfast contro i giovani streetfighter repubblicani (Credits: Giampaolo Musumeci)
di Tommaso Della Longa e Giampaolo Musumeci
Le Istituzioni locali e le forze di polizia fanno di tutto per sminuire l’importanza politica degli scontri e delegittimare i repubblicani, nelle Sei Contee del Nord Irlanda, e la violenza è sempre più diffusa. Come ogni 12 luglio, gli orangemen fedeli a Sua Maestà sono arrivati da tutto il Regno Unito a Belfast per le tradizionali marce che festeggiano la vittoria della battaglia del Boyne del 1690.
E anche se quest’anno, il Comune ha cercato di “ripulire” l’immagine di questa ricorrenza spacciandola per “festival dell’educazione e del rispetto”, gli unionisti hanno voluto sfilare all’interno dei quartieri repubblicani irlandesi. Un atto che da alcuni abitanti dei quartieri cattolici viene visto come un sopruso e una provocazione.
La notte prima come ogni anno erano state bruciate le bandiere irlandesi, le immagini di Bobby Sands, persino dei pupazzi raffiguranti il Papa.
Un momento in cui tutte le tensioni dovute al settarismo, alla divisione e alla ghettizzazione (gli scontri fra protestanti e cattolici sono assai frequenti, le vessazioni della polizia denunciate dai cattolici all’ordine del giorno), fanno esplodere la guerriglia urbana. Il bilancio alla fine è stato quello di quattro notti consecutive di scontri, con le roccaforti cattoliche dell’Ardoyne e di New Lodge a Belfast a farla da padrone, più di 100 poliziotti feriti, qualche manciata di arresti e anche un ordiglio esplosivo che ha distrutto un ponte nella contea di Armagh.
Oltre al solito “bollettino di guerra”, alcune considerazioni: primo, il ritorno alle armi in piazza con tre poliziotti feriti da colpi di pistola a New Lodge la notte tra l’11 e il 12 luglio e il ritorno nelle strade della Real Ira, costola dell’esercito repubblicano irlandese che non ha accettato gli accordi di pace.
Secondo, la scomparsa dalle piazze dello Sinn Féin, che si è limitato a dichiarare che gli scontri venivano fomentati da elementi antisociali e da gruppi dissidenti: la questione però è che quest’anno la guerriglia di molotov e sassi ha avuto un sostegno popolare mai visto negli ultimi anni. E che i moderati del partito di Gerry Adams non si sono fatti vedere come negli anni scorsi ad Ardoyne per calmare gli animi.
Infine, i gruppi politici che “non si sono arresi”, come il 32 County Sovereignity Movement, il Repubblican Sinn Féin, il Repubblican Network for Unity, hanno fatto un vero e proprio salto di qualità pur nella loro basica e spesso carente strategia di comunicazione: l’anno scorso hanno solo giustificano politicamente i giovani streetfighter. Quest’anno, invece, erano presenti nel comitato dei cittadini residenti dell’Ardoyne e hanno organizzato una manifestazione pacifica con sit-in per strada che è stato sgomberato a fatica dalla polizia dopo un intero pomeriggio.
Come dire, oltre alla vicinanza a chi combatte per strada, anche la scelta di una via pacifica e politica. Assente lo Sinn Féin, dunque, la politica nordirlandese è ancora ben lontana dall’ammissione di colpa degli errori del passato e quindi dalla pacificazione. Il governo britannico mantiene ancora in piedi apparati di sicurezza e leggi speciali d’emergenza che se veramente si volesse costruire la pace, non avrebbero senso di esistere. E proprio dal carcere speciale di Maghaberry la protesta dei detenuti per i diritti politici potrebbe dare nuova linfa vitale alla ribellione in strada. Nelle Sei Contee, la stagione delle marce che si chiuderà l’ultimo sabato di agosto, si preannuncia lunga e calda.
- Venerdì 16 Luglio 2010

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