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Forze speciali italiane all’attacco in Afghanistan

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  • Tags: Afghanistan, forze speciali, Guerre di pace italiane, incursori, mullah Akhtar, ranger, Task Force 45
  • 5 commenti
Bolognese, 47 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto "Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".
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Un militare in Afghanistan durante un pattugliamento (Credits: Ansa)

Un militare in Afghanistan durante un pattugliamento (Credits: Ansa)

L’Italia non ha mai brillato per trasparenza nel rendere noti i dettagli dei combattimenti sostenuti dai nostri soldati in Iraq e Afghanistan. Una regola ancora più rigida quando si tratta di azioni militari condotte dalle forze speciali come quella nella quale, nei pressi di Bala Murghab, tre nostri militari sono rimasti feriti venerdì.

I loro nomi non sono stati resi noti a conferma che si tratta di militari della Task Force 45, l’unità di forze speciali italiane che opera nell’Ovest afghano. La riservatezza sulle operazioni condotte da questa unità nella maggior parte dei casi non è dovuta a ragioni operative (per le quali la segretezza si esaurisce spesso con il termine dell’operazione) ma politiche poiché alle forze speciali sono assegnati compiti offensivi quali la caccia ai leader talebani e l’eliminazione delle squadre di “bombaroli” che piazzano gli ordigni lungo le strade.

Operazioni importanti ma che poco si addicono agli slogan sulle “missioni di pace” che ancor oggi vengono utilizzati per definire la partecipazione italiana al conflitto afghano. La battaglia combattuta venerdì nei pressi di Bala Murghab pare sia scoppiata quando i talebani hanno attaccato un reparto italiano (a quanto sembra ranger e incursori dell’Aeronautica) e afghano che aveva compiuto una missione di “presa di contatto” con i capi villaggio di un’area particolarmente infestata dagli insorti.

Lo scontro ravvicinato può far pensare a un’imboscata mentre i pur lievi danni subiti dall’elicottero da trasporto Chinook confermano la crescente perizia con la quale i talebani attaccano gli elicotteri. Un rapporto statunitense ha rivelato che negli ultimi tempi ben 5 elicotteri alleati sono stati abbattuti dal fuoco di mitragliatrici e lanciarazzi che i miliziani hanno imparato a impiegare con successo anche contro velivoli a bassa quota.

Gli uomini della TF-45, che in marzo incassarono gli elogi pubblici del generale Stanley McChystal (all’epoca comandante alleato in Afghanistan), sono stati recentemente protagonisti di un blitz contro un capo talebano a Farah, reso noto dal comando Nato senza fornire dettagli sulla nazionalità dei reparti impegnati.

Secondo fonti attendibili il Mullah Akhtar, leader talebano con forti legami in Iran e con elementi di al-Qaeda (voleva unire sotto la sua guida tutti i miliziani dell’Ovest) e noto boss del traffico di oppio, è stato ucciso da un blitz che ha impegnato i commandos italiani della Task Force 45, i Navy Seal statunitensi e forze speciali afghane che hanno attaccato la sua base nel distretto di Bala Buluk.

Il blitz è scattato quando l’intelligence ha scoperto la base dei miliziani di Akhtar e dimostra la ferocia con la quale si combatte in Afghanistan. Da quanto è emerso i talebani hanno individuato gli attaccanti durante la notte e hanno opposto una furiosa resistenza che ha richiesto alcuni raid aerei per distruggere le postazioni degli insorti.

Nessun militare alleato è rimasti ferito grazie alla superiore potenza di fuoco e precisione ma i talebani pare abbiano combattuto con tenacia e fino all’ultimo uomo. Almeno un miliziano è stato abbattuto mentre, carico di esplosivo, cercava di lanciarsi in mezzo alle truppe alleate per farsi esplodere. Alcuni cadaveri di miliziani sono stati “trappolati” con bombe a mano per uccidere chi li avesse toccati. Imprecisato il numero di guerriglieri uccisi, alcune decine secondo indiscrezioni, tra i quali il mullah Akhtar.

Molti raid delle forze speciali anglo-americane sono stati comunicati ai media e la riservatezza italiana, più che a tutelare segreti militari, sembra rivolta a impedire che simili episodi vengano alla luce. Non si sa mai, qualcuno potrebbe dedurne che in Afghanistan c’è la guerra e anche noi la combattiamo.

  • gianandrea gaiani
  • Lunedì 19 Luglio 2010

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Commenti

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Il 19 Luglio 2010 alle 17:52 fsl ha scritto:

E’ surreale ed ai limiti del ridicolo che le fonti ufficiali parlino di “un’imboscata” che i talibans avrebbero teso ad un convoglio, mica di militari qualunque, ma addirittura di Forze Speciali.
Questa versione è del tutto irreale, basti pensare al modo in cui operano i componenti della TF-45 (prevalentemente di notte) e senza annunciare le loro operazioni, come gli altri reparti di questo tipo.
Io credo che si sia trattato di una DA per catturare o distruggere qualche base di insorti.

Non riesco a capire a cosa possa servire questo modo di nascondere le operazioni svolte dai nostri in Afghanistan; non c’è più la sinistra al governo e quella presente in parlamento, (lasciamo perdere le “interessate” dichiarazioni dell’IdV) è lontana dalle posizioni estreme di una decina di anni fa.
Queste missioni durano ormai da anni, richiedono un grosso impegno di uomini e risorse, provocano perdite.
Tacere o nascondere quello che avviene in A.O. significa rinunciare all’appoggio del popolo italiano.
Non so in quale manuale di strategia i nostri capi politici e militari abbiano letto che si può fare a meno del consenso del proprio popolo.

Il 19 Luglio 2010 alle 21:36 indigesto ha scritto:

Sicuramente i nostri “pacifisti” filoislamici che vogliono aprire le porte del nostro Paese a questa gente. Già staranno preparando le loro rappresentazioni, finanziate non si sa bene de chi. Cherchez l’argent!

Il 20 Luglio 2010 alle 15:39 e.fumagalli ha scritto:

che questo terrore islamico da noi sia scoppiato dopo l’11/09 e farci un pensierino no? tanto spreco per poi scapare entro un anno, in tutto 10 anni di sprechi e siamo dal culo. Per fortuna che ci nascondono le operazioni, altrimenti sai che ridere. A fanatici, quella era una guerra persa prima di cominciarla, ne più e ne meno che come in Vietnam e poi in Iraq, dove solo loro dicono che è finita ma si muore ancora e il governo eletto ancora non governa per aver cacciato la cinquantina di sunniti. Che razza di pace e democrazia e questa. Entreranno i cinesi senza tanto casino, già si son accordati con alcuni capi tribù e i taliban (già plurale, non occorre la s finale) lasciano fare e si calmeranno.

Il 21 Luglio 2010 alle 22:42 anna.one ha scritto:

Ma se e quando le forze italiane, che io stimo moltissimo, ri ritireranno dall’Afghanistan ci sara’ “qualcuno” che lo considerera’ “un Vietnam italiano”? Sono curiosa…

Il 22 Luglio 2010 alle 2:23 p.a.d ha scritto:

Fumagalli, lei ce l’ha con l’11/09… Io credo che quello sia stato l’avvio col botto di una strategia già avviata da tempo, e non una “causa”.

La celeberrima cacciata di Maometto agli inferi, presente nella Basilica di San Petronio di Bologna, è sempre stata teatro di accese discussioni a seguito di diversi casi di “interessamento” da parte di strani personaggi appartenenti all’islam nemmeno tanto “moderato”. Fin da prima dell’11/09 e, ovviamente, con un acuirsi della questione successivamente. Furono trovati anche documenti che comprovavano l’intenzione di attentare al Duomo risalenti ad anni prima!

Io non sarei così partigiano come lo è lei per questa gente.

Credo che nel mio paese, nella mia città, nella mia chiesa, io abbia il diritto di avere e godere ciò che mi pare.

Quel senilizzato di Cossiga potrebbe consigliare ai musulmani di demolire la Mecca, le moschee ed i minareti poiché magari non graditi da qualcuno, così come fece rivolgendosi a Biffi definendo più saggia la decisione a rimuovere da San Petronio “parte” dell’opera di Giovanni da Modena, mutilando con giustificazioni degne di un fuori di testa ciò che nessun altro si permetterebbe mai di mutilare in nessun luogo sacro del mondo!

Dice: “ma che c’entra con gli attacchi del commando italiano?”

C’entra… C’entra eccome!!!

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