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Afghanistan: tutti a casa nel 2014?

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  • Tags: Afghanistan, Conferenza Internazionale, guerre di pace, Herat, karzai, transizione
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Bolognese, 47 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto "Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".
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(Credits: Epa)

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Tutti soddisfatti alla Conferenza internazionale di Kabul sul futuro dell’Afghanistan dove l’atteso piano di transizione delle responsabilità della sicurezza del Paese dalle truppe alleate a quelle afghane entro il 2014 è stato approvato dalla comunità internazionale.

Il presidente Hamid Karzai incassa un rinnovo del supporto internazionale non certo scontato dopo le polemiche sulla sua rielezione attraverso brogli elettorali e sulla diffusa corruzione negli ambienti governativi. Per sedurre i suoi ospiti Karzai e i suoi  ministri hanno toccato gli argomenti più sensibili promettendo un dialogo aperto con i talebani,  sviluppo, trasparenza, efficienza militare e ben 5 milioni di posti di lavoro grazie a vaste opere di ricostruzione e allo sfruttamento delle risorse minerarie.

Argomenti vincenti per una comunità internazionale che si è impegnata a versare nei prossimi anni a Kabul altri 13 miliardi di dollari (oltre ai 40 già offerti negli ultimi otto anni) ma in cambio ha ottenuto l’illusione (per ora solo quella) di potersi disimpegnare militarmente entro i prossimi quattro anni ma, progressivamente, già a partire dall’anno prossimo quando le province più tranquille passeranno sotto il controllo delle Afghan National Security Forces.

Una delle prime potrebbe essere proprio Herat, la provincia Occidentale posta sotto il diretto controllo delle truppe italiane che non rischieranno però di restare disoccupate considerati i problemi ancora molto seri che si riscontrano nelle vicine province di Farah e Badghis dove i nostri militari fronteggiano una crescente resistenza degli insorti.

Oggi una exit strategy credibile vale oro per la Casa Bianca e i governi europei, costretti a fare i conti con l’impopolarità di un conflitto del quale non si vede la fine. Il piano di Karzai, che secondo le indiscrezioni del Guradian sembra ora piacere anche Washington, prevede di spendere fino a 600 milioni di euro per “comprare” i 36 mila combattenti talebani offrendo un lavoro ai miliziani, l’immunità e l’esilio ai comandanti.

Ammesso che gli insorti siano in vendita, che quei soldi siano sufficienti a comprarli e che i talebani non valutino che valga la pena attendere il ritiro preannunciato delle truppe alleate per calare su Kabul.  Difficilmente potrebbero fermarli le truppe governative, più salariati che combattenti considerato che i rapporti più recenti valutano che appena un settimo dei 236 mila soldati e poliziotti sia addestrato e pronto a combattere.

I comandanti militari, incluso il generale David Petraeus, mostrano perplessità ogni volta che vengono ufficializzate date per il ritiro delle truppe.  A ben guardare la reazione più realistica alla Conferenza è stata quella dei talebani. Il portavoce Zabihullah Mujahid ha dichiarato che ‘’si può discutere a lungo di sviluppo e aiuti, ma se la questione della presenza delle forze militari straniere non sarà risolta, i risultati dell’incontro saranno zero”.

“Abbiamo visto che il vorticoso giro di miliardi di questi anni non ha cambiato in nulla la vita dell’afghano medio né è riuscito a far migliorare la sicurezza militare perché l’aiuto internazionale finisce nelle tasche dei soliti noti”.

  • gianandrea gaiani
  • Mercoledì 21 Luglio 2010

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Commenti

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Il 21 Luglio 2010 alle 18:07 indigesto ha scritto:

La Politica fa i suoi programmi, ma le risultanze belliche sono altra cosa. Lo stesso incarico a Petraeus contempla, per sua ammissione, il ritiro delle truppe qualora se ne verifichino le condizioni. Non so quanto siano uniti i talebani nei loro intendimenti e se Zabihullah ne sia il portavoce di tutti. In ogni caso “Abbiamo visto che il vorticoso giro di miliardi di questi anni non ha cambiato in nulla la vita dell’afghano medio né è riuscito a far migliorare la sicurezza militare perché l’aiuto internazionale finisce nelle tasche dei soliti noti”. Ed è questa assoluta verità. Occorrerebbe che l’intero ammontare degli aiuti venisse affidato ad una commissione mista di militari ed esperti civili americani, con un piano di impiego al dettaglio, ed altrettanto dettagliatamente da questi gestito. Solo così se ne potrebbero riscontrare gli effetti benefici, da parte della popolazione e delle forze, a qualsiasi titolo, ostili. Il disimpegno militare ne verrebbe di conseguenza. Non è possibile continuare ad arricchire pochi e rimetterci ancora in vite umane!

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