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Obama chiude la porta agli studenti iraniani

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  • Tags: Barack Obama, GRE, il mio iran, sanzioni, TOEFL
  • 7 commenti
Farian Sabahi, docente presso l'Università di Torino e giornalista specializzata, scrive per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con alcune radio locali e straniere. Per Bruno Mondadori ha scritto Storia dell'Iran (dal 1892 a oggi) e per Laterza "Un'estate a Teheran". Nel 2010 è stata insignita del premio di giornalismo Amalfi Media Award.
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Barack Obama in un recente discorso sull'economia a Kansas City (Credits : Ansa)

Barack Obama in un recente discorso sull'economia a Kansas City (Credits: Ansa)

La settimana scorsa si è diffusa la notizia secondo cui i giovani iraniani che vogliono andare a studiare all’estero dovranno affrontare l’ennesimo ostacolo a causa del quarto round di sanzioni approvato dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu lo scorso 9 giugno: l’embargo finanziario impedisce all’ufficio del Toefl (test di inglese per stranieri) e del Gre (un altro test obbligatorio per iscriversi negli atenei anglosassoni) di ricevere i pagamenti degli iraniani e quindi ha chiuso i battenti.

Per aggirare l’ostacolo i più benestanti potranno andare a sostenere l’esame oltre frontiera, in Turchia oppure in Armenia.

Con il pretesto di rallentare il programma nucleare di Teheran a farne le spese saranno quindi i giovani che rappresentano il cambiamento e a cui il presidente statunitense Barack Obama aveva teso la mano a marzo in occasione del discorso di nowruz, il capodanno persiano, in cui aveva promesso di “impegnarsi per un futuro di speranza per gli iraniani” e di voler “includere maggiori opportunità per gli scambi nell’istruzione in modo che gli studenti iraniani possano venire nei nostri college e nelle nostre università”.

In Iran il 60% della popolazione ha meno di trent’anni. Sono giovani nati dopo la Rivoluzione del 1979 e soltanto le comunicazioni con il resto del mondo permetteranno loro di combattere la sfiducia nell’Occidente diffusa dalle autorità. Dovrebbero essere questi giovani a fare da ponte tra l’Iran e l’Occidente. Come è venuto in mente di chiudere loro la porta in faccia, proprio nel momento in cui nelle università di Teheran è in atto una nuova rivoluzione culturale per epurare gli atenei dagli elementi percepiti come sovversivi?

  • farian
  • Mercoledì 21 Luglio 2010

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Commenti

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Il 21 Luglio 2010 alle 17:23 indigesto ha scritto:

Gentile Professoressa, se le Sanzioni sono state un pretesto per rallentare il programma nucleare dell’Iran dovremmo allora ricercarne le vere ragioni. E non penso, francamente, che queste risiedano nel voler danneggiare i giovani iraniani, impedendo loro, in particolare, di poter studiare negli USA. Credo piuttosto, come Ella stessa fa cenno, che ciò sia una inevitabile conseguenza di tipo burocratico a cui porre rimedio. Rimedio che ci auguriamo non venga a mancare. Cordiali saluti.

Il 21 Luglio 2010 alle 20:11 e.fumagalli ha scritto:

“Katami, appena rieletto nel 2001 e in difficoltà con le riforme, riceve la “sberla” da GW,Bush nel gennaio 2002 che include l’Iran tra i paesi canaglia, pochi mesi dopo che il Presidente avva concesso il passaggio sul suo territorio, ai bombardieri USA per l’Afghanistan.” Perla tratta dalla collana “Iran, la resa dei conti” Per il segno di distenzione di un orangutan, finezza diplonmatica da rinoceronti.
Obama in occasione del No Ruz invia un messagio citando Saadi “I figli di Adamo sono menbri uno dell’atro, essendo stati creati in un’unica essenza”
Saadi scrisse. “Son menbra d’un corpo solo i figli di Adamo/ da un’unica essenza quel giorno creati/ E se uno tra essi a sventura conduca il destino,/ per le altre membra non resterà riparo./ A te, che per l’altrui sciagura no provi dolore, / non può essere dato nome di Uomo.” Le citazioni vanno completate per che abbiano un senso altrimenti ne assumono un altro. Errore dei traduttori o astuta negligenza?
Nel complesso il discorso fu positivo, qualche iraniano storce il naso “Avrebbe dovuto chiedere scusa per l’appoggio al golpe che nel 1953 spodestò Mossadeq” Altri fecero cenno ai beni sequestrati negli USA ma sarebbe stato pretendere troppo già fu sufficiente il riconoscimento ufficiale della Repubblica islamica. Non sono grandi cose ma è l’insieme di tante piccole che spinsero Teheran alla prudenza. Son sempre dalle piccole cose che poi ne derivano le grandi, le sanzioni lo confermano. Il dialogo USA è sempre valido, per loro, se con la pistola in pugno e gli altri disarmati, sono democratici. Chiedo scusa ad Antonello Sacchetti se ho fatto uso di sue parole senza averne autorizzazione. So che non è pro Amanedinejad ma ne ammiro la imparzialità. Abbiampo bisogno di giornalisti che diano peso alle piccole cose e non solo delle roboanti che fanno tanta propaganda, più per se stessi che per l’obbiettivo a cui si rivolgono, incantano i beoti.
Ultima cosa, nel dibattito pre elettorale “all’americana” davanti alle telecamjere Mousavi, che rappresenta i verdi, rinfaccia ad Amanedinejad l’aver concesso troppo in fretta, la libertà ai marinai inglesi “sequestrati” Occorre altro per capire chi più aperto al dialogo?

Il 22 Luglio 2010 alle 17:41 annamomigliano ha scritto:

se gli usa speravano di coccolarsi una elite filo-occidentale… colpire i ragazzi che vogliono studiare all’estero è l’ultima cosa che avrebbero dovuto fare!

Il 22 Luglio 2010 alle 22:55 e.fumagalli ha scritto:

Misteri USA-Iran

“Estados Unidos ha negado haber secuestrado a Amirí, pero no ha explicado cómo llegó hasta allí, ni qué relación ha tenido con sus servicios secretos. Según The Washington Post, el científico recibió 5 millones de dólares, y The New York Times cita a un alto funcionario sin identificar que asegura que esa agencia también le proporcionó una casa en Arizona como parte de su programa de realojamiento para desertores.

En ese caso, no está claro por qué habría decidido volver. Fuentes citadas en la prensa estadounidense han sugerido que su familia pudo recibir amenazas. Amirí, que fue recibido en el aeropuerto por su esposa y su hijo de siete años, además de un viceministro de Exteriores, negó ese extremo. “Mi familia ha estado libre en todo momento e incluso ha recibido apoyo económico del Gobierno iraní”, aseguró. El viceministro negó que Irán vaya a liberar a cambio a los tres excursionistas estadounidenses que detuvo el verano pasado en la frontera con Irak.”
—-0—-
Per gli italiani:

Gli Stati Uniti hanno negato di avere sequestrato Amirí, ma non hanno spiegato come arrivò fino a lì, né che relazione ha avuto coi suoi servizi segreti. Secondo The Washington Post, lo scienziato ricevette 5 milioni di dollari, e The New York Time da fonte di un alto funzionario senza identificarlo, che assicura che anche quell’agenzia gli proporzionò una casa in Arizona come parte del suo programma di accoglienza per disertori.

In quello caso, non è chiaro perché avrebbe deciso di ritornare. Fonti citate nella stampa statunitense hanno suggerito che la sua famiglia potè ricevere minacce. Amirí che fu ricevuto nell’aeroporto da sua moglie e suo figlio di sette anni, oltre ad un viceministro di Esterni, negò quell’estremo. La “mia famiglia è stata libera in ogni momento e perfino ha ricevuto appoggio economico del Governo iraniano”, assicurò. Il viceministro negò che l’Iran liberi a cambiamento ai tre escursionisti statunitensi che fermò l’estate scorsa alla

Il 22 Luglio 2010 alle 23:19 e.fumagalli ha scritto:

E’ mancato il finale: frontiera con l’Iraq.

Il 23 Luglio 2010 alle 0:04 Circolo Luce Del Sud » Obama chiude la porta agli studenti iraniani ha scritto:

[...]   Farian Sabahi, docente presso l’Università di Torino e giornalista specializzata, scrive per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con alcune radio locali e straniere. Per Bruno Mondadori ha scritto Storia dell’Iran (dal 1892 a oggi) e per Laterza “Un’estate a Teheran”. Nel 2010 è stata insignita del premio di giornalismo Amalfi Media Award. Leggi gli altri post » Barack Obama in un recente discorso sull’economia a Kansas City (Credits: Ansa)  [...]

Il 23 Luglio 2010 alle 13:21 p.a.d ha scritto:

I giovani iraniani dovrebbero chieder conto al loro leader “occhiodilince” AMANEDINEJAD (come dice il gianduia, che non è ancora in grado di scriverlo correttamente), anzichè stupirsi di una conseguenza più che ovvia di un embargo.

O no?

Che prendano esempio dagli studenti cinesi di piazza Tiānānmén e comincino a sbattersi per il loro futuro!

Troppo rischioso? Anche rischiare di finire sotto i cingoli di un tank è alquanto scomodo. Ci vogliono gli “attributi”.

Chissà che dopo non siano più contenti loro e magari anche il Fumagalli che potrà godersi una sorta di revival delle lotte studentesche del 1989.

Ora quei cinesi sono quelli che opprimono l’informazione, la rete web, che fanno sgobbare gli operai 18 ore al giorno per poco più di 100 euro al mese nelle fabbriche d’elettronica di consumo, che sfornano prodotti sempre più innovativi ed al contempo sempre meno affidabili. Sono quelli che rompono gli zebedei a Hong Kong con il ricatto continuo, basato sull’evidente carenza di quello stato in risorse alimentari, naturali e materie prime.
Sono quelli che massacrano, ridacchiando, inermi monaci ed impauriti contadini disarmati sui monti tibetani, come fosse un divertente tiro al piattello.
Sono sempre quelli pronti, anche se lo mascherano, ad appoggiare una Korea del nord pronta ad usare armi nucleari piuttosto che una coalizione che il nucleare bellico lo aborrisce.

Sono, moralmente, come quelli che prima opprimevano loro ai tempi dei movimenti studenteschi.

Con in più tanti soldoni in mano.

Chissà se gli studenti iraniani, una volta che dovessero rovesciare il regime (perché è un regime spacciato per “Repubblica”), si comporteranno come gli odierni “ex” studenti cinesi…

Speriamo di no!

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