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Gli Stati Uniti scoprono che il nemico a Kabul è il Pakistan - L’ANALISI

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  • Tags: Afghanistan, Barack Obama, carte riservate pentagono, Cia, ISI, obamamania, Pakistan, Stati Uniti, talebani, wikileaks
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Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.
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Un soldato americano di pattuglia a Kandahar, in Afghanistan (Credits : LaPresse)

Un soldato americano di pattuglia a Kandahar, in Afghanistan (Credits: LaPresse)

L’America scopre oggi quello che i suoi militari sapevano da tempo, da anni: il Pakistan, alleato nella guerra contro i talebani, in realtà, è un nemico che agisce insieme ai guerriglieri fondamentalisti islamici.

“Il ritratto del fallimento di una guerra” (come titola il quotidiano britannico The Guardian) è composto da più di 90.000 documenti segreti del Pentagono che coprono il periodo 2004-2009 e che sono stati pubblicati su Wikileaks (Fuga di notizie), il popolare sito specializzato nella diffusione di materiale riservato.

I documenti pubblicati raccontano di una realtà ben diversa da quella ufficiale; una verità che si è sempre intravista sullo sfondo di questa guerra, ma che - per motivi di opportunità - le autorità di Washington non hanno mai voluto esplicitare pubblicamente. I militari pakistani, in particolare quelli dell’Isi (Inter-Services Intelligence), il potentissimo servizio segreto di Islamabad, hanno aiutato (se non addirittura diretto, in alcuni casi) i talebani nella loro guerra contro gli americani.

Secondo alcune delle carte rese note da Wikileaks, funzionari dell’Isi avrebbero preso parte a riunioni segrete con i capi talebani per decidere le strategie da adottare contro i soldati Usa, avrebbero pianificato attentati contro esponenti politici afghani; avrebbero, infine, aiutato il network di Al Qaeda, appoggiandolo nelle sue azioni militari contro gli americani e proteggendo i suoi militanti che si trovano nelle zone di confine tra i due Paesi.

Anche se alcuni di questi documenti non rispecchiano la verità (perché sono informative parziali redatte anche da uomini del servizio di sicurezza afghano, in competizione con quello pachistano) la maggior parte di essi mostra il volto di questa guerra “nascosta”, occultata al grande pubblico, che, ora, invece, può rendersi conto in quale situazione si trovi l’America.

Un volto anche più crudele di quanto conosciuto, visto che le carte del Pentagono rivelerebbero anche alcune stragi di civili afghani di cui finora non si aveva avuto notizia.

Soldati americani e afghani al fronte (Credits : LaPresse)

Soldati americani e afghani al fronte (Credits: LaPresse)

La grande frustrazione e le grandi difficoltà dei soldati americani nel trovarsi di fronte a presunti alleati che fanno invece il doppio gioco sono comunque il leitmotiv di questi 90.000 documenti. L’amministrazione Obama (come quella precedente, guidata da George W.Bush), dietro le quinte, ha fatto molteplici pressioni sui vertici militari pachistani affinché la situazione cambiasse.

Negli ultimi mesi, in particolare, le sollecitazioni più forti sono state fatte nei confronti del vero uomo forte di Islamabad,  il Generale Parvez Ashfaq Kayani, capo dell’esercito e numero uno dell’Isi negli anni tra il 2004 e il 2007.

A lui è stato chiesto di compiere un’opera di pulizia degli ufficiali e dei funzionari più vicini ai talebani e ai settori fondamentalisti islamici. Ma è evidente che i “consigli” americani sono stati seguiti solo in parte.

I vertici militari pachistani si trincerano dietro il fatto che le operazioni “estere” dell’Isi siano condotte in completa autonomia da parte dei loro funzionari, i quali sono difficilmente controllabili.  In realtà, secondo la Cia, esisterebbero le prove che l’attentato contro l’ambasciata indiana a Kabul nel luglio del 2008 sarebbe stato effettuato grazie all’aiuto diretto dell’Inter-Services-Intelligence.

I documenti rivelano che uno dei più controversi personaggi pachistani, Hamid Gul starebbe ancora lavorando accanto ai servizi segreti di Islamabad. Ex alto ufficiale dell’esercito, ex capo dell’Isi negli anni’80, Gul è poi diventato un esponente pubblico legato ai settori fondamentalisti islamici pachistani. Ma non ha perso il “vizio” delle vecchie frequentazioni. Secondo i report (anche negli ultimi tempi) avrebbe avuto contatti con i talebani e membri di Al Qaeda, facendo da trait d’union tra di loro e i funzionari dell’Isi Gli Usa hanno chiesto alle Nazioni Unite di mettere il suo nome sulla lista dei terroristi internazionali, ma finora non è stato fatto. Lui, Gul, al telefono dal Pakistan, ha respinto le accuse.

I report del Pentagono parlano anche del ruolo avuto dall’Isi nei campi di addestramento dei kamikaze che sono stati protagonisti di numerosi attentati in Afghanistan in questi anni. Secondo alcuni documenti, il servizio segreto pachistano sarebbe direttamente coinvolto in operazioni contro obiettivi militari americani, contro strutture del governo afghano e contro luoghi simbolici, come alcuni alberghi frequentati da occidentali a Kabul.

La Casa Bianca ha duramente stigmatizzato la fuga di notizie. Il Consigliere per la Sicurezza Nazionale James  Jones ha letto una lunga dichiarazione in cui ha affermato che la diffusione dei documenti riservati mette a repentaglio le vite dei soldati americani al fronte. Anche l’ambasciata pachistana a Washington ha definito “irresponsabile” la loro pubblicazione.

Dietro le quinte, sia la Casa Bianca, sia i vertici politici e militari pachistani sanno però bene che la realtà è proprio quella descritta dalle carte del Pentagono.

Da anni, gli Usa combattono (a suon di finanziamenti, lusinghe, minacce) per tentare di imporre ai generali di Islamabad di cambiare rotta, per costringerli a “scegliere” di stare dalla parte dell’America contro i Talebani e Al Qaeda.

Impresa molto difficile. I talebani sono una lontana creazione dei militari pachistani, voluta negli anni’90 per controllare l’Afghanistan, in questo gioco geopolitico che, secondo i generali di Islamabad, vede Kabul come una sorta di ”protettorato” pachistano.

Perché, dunque, l’Isi dovrebbe combattere la sua creatura?

  • michele.zurleni
  • Lunedì 26 Luglio 2010

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