
Qui c’è un labirinto di prigioni, in ogni prigione miriadi di sotterranei, in ogni sotterraneo innumerevoli celle
in ogni cella schiere d’uomini in catene. Non fossi un uomo in catene, un giorno all’alba, come un ricordo vago quasi sepolto,
lascerei questo luogo freddo, spregevole.
Sono versi scritti nel 1959, al tempo dell’ultimo scià, dal poeta persiano Shamlu. Nei giorni scorsi è stato il decimo anniversario della sua morte ma, per evitare che questi versi tornino di attualità e siano pretesto per una manifestazione di protesta, la sicurezza ha impedito una cerimonia sulla sua tomba.
Lo ha detto oggi la vedova, Aida Sarkisian, citata da siti dell’opposizione. La Sarkisian ha detto che ”in molti” si erano radunati ieri pomeriggio in occasione dell’anniversario nel cimitero di Emamzadeh Taher a Karaj, una trentina di chilometri a ovest di Teheran, dove sono sepolti molti letterati e artisti, tra i quali Shamlu. ”Ma gli agenti - ha aggiunto la vedova - ci hanno detto di andarcene, e cosi’ abbiamo fatto, senza nemmeno poter pregare”.
Morto nel 2000 a 75 anni, il poeta Ahmad Shamlu, di tendenze laiche, ha sempre mantenuto una posizione critica sia nei confronti della monarchia dei Pahlavi, sia della Repubblica islamica sorta all’indomani della rivoluzione del 1979.
Intanto a Teheran i giudici di appello hanno confermato sentenze fino a nove anni e mezzo di carcere agli attivisti dell’opposizione che l’anno scorso avevano contestato la rielezione del presidente Ahmadinejad.
Tra i condannati c’è Bahareh Hedayat, una dirigente dell’organizzazione studentesca riformista a cui sono stati inflitti nove anni e sei mesi di cui cinque per avere organizzato raduni di protesta considerati ”complotti contro il sistema”, due per ”insulti alla Guida suprema” e sei mesi per ”insulti al presidente e propaganda. Per altri due anni di reclusione, per una manifestazione di quattro anni fa, la Hedayat ha ottenuto la sospensione condizionale della pena.
Sette anni e mezzo di reclusione sono stati confermati per un altro dirigente del Tahkim Vahdat, Milad Asadi. Amir Khosrow Dalirsani, un attivista politico di tendenza islamico-liberale, è stato condannato a quattro anni di reclusione e Peyman Aref, giornalista e attivista studentesco, a un anno di reclusione e 74 frustate.
La pena corporale è stata confermata per ”insulti al presidente”. Un altro noto riformista, l’ex deputato Mohsen Armin, che era stato arrestato il 16 maggio scorso, e’ stato rilasciato su cauzione, secondo quanto scrive oggi il giornale Arman.
- Lunedì 26 Luglio 2010

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