
Soldati americani e afghani al fronte (Credits: LaPresse)
La Casa Bianca è indignata e ha definito un crimine la diffusione dei 92 mila rapporti militari segreti da parte di WikiLeaks ma stranamente nessuna testa sembra sul punto di saltare al Pentagono nonostante la fuga di notizie senza precedenti.
Secondo il portavoce Robert Gibbs, il presidente Obama sapeva da almeno una settimana che stavano per essere rivelati dei rapporti riservati ma evidentemente non è riuscito a impedirne la pubblicazione neppure sul New York Times, da sempre molto vicino al presidente e che più volte ha realizzato scoop sulla guerra afghana grazie a informazioni fornite da fonti istituzionali.
Il consigliere per la sicurezza nazionale, il generale James Jones, ha detto che la pubblicazione dei rapporti “può mettere a rischio la vita degli americani e dei nostri alleati, e minacciare la nostra sicurezza nazionale” ma si tratta di una vistosa forzatura poiché i report riguardano operazioni militari già da tempo concluse (condotte tra il 2004 e il 2009) e soprattutto non contengono informazioni segrete.
Stranamente nessuno dei rapporti segreti sottratti da WikiLeaks contiene infatti informazioni inedite ma solo notizie già note. Da otto anni si parla del ruolo dei servizi segreti militari pakistani a sostegno dei talebani e da tre è emerso pubblicamente l’aiuto militare fornito dall’Iran ai miliziani. Decine di articoli sono stati scritti sulle operazioni di “killeraggio” dei capi talebani condotte dai reparti speciali alleati e migliaia sui “danni collaterali”, le vittime civili provocate dalle truppe alleate. Temi trattati in molte occasioni anche da questo blog.
Quanto ai missili antiaerei Stinger dei talebani se ne scriveva già alla fine del 2001 quando il regime talebano era sul punto di cadere sotto gli attacchi anglo-americani e dell’Alleanza del Nord. Anche l’insofferenza degli anglo-americani nei confronti della riluttanza di molti contingenti alleati a combattere i talebani è stata in questi anni al centro dei vertici della Nato ed è stata più volte riportata dai media.
Ma allora dov’è lo scoop? Possibile che su 92 mila rapporti segreti neppure uno contenga notizie inedite? Più che sulle informazioni i rapporti influiranno sulla percezione del conflitto e aumenteranno la percentuale di opinione pubblica contraria all’impegno militare a Kabul che negli Usa è già salita al 44 per cento (contro il 43 per cento di favorevoli) secondo un sondaggio della Cbs.
Nell’arena politica statunitense il migliore interprete di questi sentimenti popolari è proprio il presidente Obama che ha già annunciato l’inizio del ritiro delle truppe dall’Afghanistan a partire dall’anno prossimo e la fine della missione nel 2014.
- Martedì 27 Luglio 2010

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Commenti
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Il 2 Agosto 2010 alle 12:21 I pacifisti di Wikileaks danno una mano ai talebani - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] scorsi da Wikileaks si può davvero parlare di un aiuto militare concreto reso ai talebani. I files pubblicati dall’organizzazione guidata da Julian Assange non contengono veri e propri segreti militari né [...]
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