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WikiLeaks, cronaca di un successo mediatico

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  • Tags: Afghanistan, Barack Obama, guerre di pace, pentagono, wikileaks
  • 5 commenti
Bolognese, 47 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto "Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".
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(Credits: Epa/Massoud Hossaini / Pool)

(Credits: Epa/Massoud Hossaini /Pool)

Che i rapporti segreti rivelati da WikiLeaks non contengano informazioni di grande rilievo strategico né novità rispetto a quanto già noto circa il conflitto afghano comincia ad ammetterlo anche il Pentagono.

Dopo l’allarme lanciato dalla Casa Bianca per la diffusione di segreti che mettono a rischio i militari e la sicurezza nazionale, ieri il vice segretario della Difesa per i rapporti con i media, David Lapan, ha dichiarato alla Nbc che i documenti in questione non erano nemmeno stati classificati come “segreti”. Versione confermata poco dopo dallo stesso Obama.

Tanto rumore per nulla? Forse no perché l’obiettivo di WikiLeaks, annunciato dal suo fondatore Julian Assange, è influenzare la percezione della guerra da parte dell’opinione pubblica e degli organi decisionali, in primo luogo il Congresso che nelle prossime ore dovrà approvare un nuovo stanziamento di 59 miliardi di dollari per finanziare il conflitto.

Sul piano mediatico infatti lo scoop di WikiLeaks ha raggiunto l’obiettivo di portare gli orrori e gli errori della guerra sotto gli occhi di tutti. I report raccontano che i talebani sono ben armati (anche di alcuni missili antiaerei portatili) e riforniti dai servizi segreti pakistani e dall’Iran, ci mostrano soldati alleati che sbagliano, uccidono a volte civili (come l’uomo che fuggiva invece di fermarsi all’alt intimato dai militari americani rivelatosi poi sordomuto) anche quando l’obiettivo sono i leader talebani.

Ci spiegano che gli alleati pakistani aiutano i nemici della coalizione e cercano di uccidere il presidente afghano Hamid Karzai nonostante i 12 miliardi di dollari di aiuti versati negli ultimi nove anni da Washington a Islamabad. Che in alcuni casi le istituzioni afghane che aiutiamo e finanziamo sono corrotte o colluse con i talebani.

Che gli iraniani, con i quali Barack Obama cerca il dialogo sul programma nucleare, pagano le milizie afghane di Gulbuddin Hekmatyar (alleato dei talebani) 1.740 dollari per ogni soldato afghano e 3.480 per un funzionario del governo di Kabul uccisi.

Notizie per sommi capi già note ma che presentate nei dettagli contribuiscono a generare sfiducia sulle possibilità di vincere il conflitto. Di fronte a perdite militari crescenti (i caduti alleati quest’anno da gennaio sono già 400 e quasi 2 mila in nove anni) WikiLeaks ci mostra rapporti che fotografano le sofferenze dei combattenti in prima linea. Il radiofonista di una pattuglia circondata dai talebani chiede l’intervento aereo precisando che “ne abbiamo bisogno ora, qui piove fuoco di mortai da ogni parte. Stiamo subendo perdite!”.

Anche le capacità tecnologiche statunitensi vengono messe in discussione dai rapporti che raccontano di velivoli teleguidati non sempre precisi, abbattuti dai jet americani perché fuori controllo o incidentati che richiedono l’invio di forze speciali in territorio ostile per impedire che i relitti cadano in mano talebana. Cose normali in un guerra ma che verranno lette dall’opinione pubblica come sintomi di debolezza.

Non mancano i riferimenti alle operazioni condotte dagli alleati. Circa l’Italia riemergono le ben note critiche degli alleati per la liberazione di alcuni prigionieri talebani pretesa da Roma per ottenere il rilascio di Daniele Mastrogiacomo. Un documento descrive un incidente in cui soldati australiani hanno aperto il fuoco su veicoli civili ferendo alcuni bambini, altri riferiscono nei dettagli fatti analoghi che coinvolgono truppe britanniche, tedesche e francesi.

Queste rivelazioni rischiano di ridurre il già scarso supporto dell’opinione pubblica occidentale alla presenza di truppe in Afghanistan minando la traballante coesione degli alleati della Nato e la determinazione dei singoli governi a mantenere le truppe a Kabul. Esattamente l’obiettivo che si era prefissato il fondatore di WikiLeaks.

  • gianandrea gaiani
  • Mercoledì 28 Luglio 2010

Vedi anche:

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Commenti

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Il 28 Luglio 2010 alle 17:30 anna.one ha scritto:

L’obbiettivo di Assange e’ sempre lo stesso, danneggiare e mettere in cattiva luce le forze armate che combattono il terrorismo islamico radicale, l’ha fatto con l’edit dell’infame video del presunto massacro di “innocenti civili” in Iraq ed ora con la pubblicazione dei docs su i suoi complici, i soliti, N.Y.Times, The Guardian e Der Spiegel.

Visto comunque che i docs non rivelano nulla di nuovo non cambiera’ l’opinione di nessuno, forse quella di qualcuno che e’ ritornato dalla Luna, o quelli che credevano il Pakistan fosse completamente dalla nostra parte e che l’Iran e’ neutrale, ma nel frattempo con il rendereli noti, hanno messo in pericolo di vita centinaia di informants, civili afghans, e persone che lavorano con gli US e NATO.

Il danno che hanno fatto sara’ quello che l’intelligence ora dovra’ proteggere quegli informatori e le loro famiglie, e che d’ora in poi sara’ piu’ difficile trovare qualcuno che collabori. Se qualcuno di loro perdera’ la testa, sara’ sulla coscienza di quei “pacifisti”, se ne hanno una.

Per il resto, visto che il Congress ha approvato i $59 miliardi in piu’ per l’Afghanistan tutto procedera’ come previsto…almeno fino all’anno prossimo, quando Hopey, se non cambia idea, ordinera’ tutti a casa.

Il 29 Luglio 2010 alle 7:07 indigesto ha scritto:

Difatti! che il Pakistan collaborasse coi Talebani è stato sempre di dominio pubblico. C’è solo da chiedersi se una volta ritirate le truppe NATO quanto potrà durare il Governo che lasceranno e quanta vita breve avranno gli afghani che vi hanno collaborato, se è vero, com’è vero, che i talebani sono solo la punta dell’iceberg islamico.

Il 31 Luglio 2010 alle 22:17 anna.one ha scritto:

Mr. Assange e’ ufficialmente complice dei tagliagola del Taliban. In una intervista lo spokesman del Taliban, Zabihullah Mujahid, ha detto che stanno studiando il report e aggiunge che le spie sanno come punirle.

Tutti sanno qual’e’ il loro sistema migliore, incaricando anche bambini di 8 anni di tagliare e parade la testa delle “spie”. Questi sono i crimini di guerra che la sinistra con le sue fantasie paranoiche anti-USA, ben rappresentata da Assange, ignora ed ora ne e’ senza dubbio complice.

http://www.telegraph.co.uk/new.....mants.html

Il 2 Agosto 2010 alle 20:31 hector ha scritto:

a proposito di quei documenti.. ke ne è stato del caso su nicola calipari? ancora qualcuno ke protegge lozano?

Il 3 Agosto 2010 alle 18:18 anna.one ha scritto:

Il vero crimine politico e’ stato quello che successe dopo, in Italia, quando le vostre autorita’ decisero che fu un “crimine politico” contro gli interessi della vostra nazione.
Per quanto riguarda “l’arroganza degli americani”, perche’ e’ su questo che in definitiva si vuol ancora discutere (giusto mr. Fumagalli?) nessuno aveva ordinato alla commy di andare in Iraq durante una guerra.

Arroganza americana? No, quella fanatica e’ l’arrogante e stupida che ha fatto una cosa stupida e purtroppo il povero Calipari ha pagato per quella stupidita’.

Il soldato Lozano ha fatto il suo dovere agendo seguendo le ROE.

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