
La legge sull'immigrazione ha suscitato molte proteste:qui una manifestazione in California (Credits: Ansa)
Si chiama Susan Bolton. E’ nata in Pennsylvania, ha studiato nello Iowa, ha lavorato sempre a Phoenix e, dopo aver bloccato in extremis, un giorno prima che entrasse in vigore, la più controversa legge sull’immigrazione mai varata negli Usa - quella approvata dallo Stato dell’Arizona - è diventata uno dei più famosi giudici degli Stati Uniti.
Era stato Bill Clinton a nominarla giudice federale nel 2000. Dieci anni dopo, la Bolton, con una sentenza che ha fatto discutere un intero Paese (già impegnato nel dibattito sull’immigrazione), ha preso (forse) la sua più importante decisione professionale della sua vita: ha bocciato gli articoli più contestati della nuova normativa, quelli che prevedono controlli a tappeto (indiscriminati, secondo gli oppositori della nuova legge) da parte della polizia nei confronti di stranieri (o presunti tali) sospettati di essere immigranti illegali e l’obbligo da parte di loro di dimostrare (al momento, con documenti alla mano) di essere in regola, pena l’arresto immediato e la conseguente espulsione.
Secondo Susan Bolton, in questo modo la nuova legge sancirebbe per gli stranieri regolari che vivono in Arizona un regime “particolare” che soltanto le leggi federali (quindi, norme che valgono per tutta la nazione) potrebbero imporre.
Il governatore repubblicano dello stato, Jan Brewer, si è detta molto, molto delusa dalla decisione del giudice Bolton. E ha già annunciato che farà ricorso. Il “padre” della legge, il senatore Russel Pearce, si è detto sicuro che verrà accolto e che le nuova normativa potrà entrare presto in vigore.
La maggior parte degli esperti crede che il caso finirà davanti alla Corte Suprema, il cui giudizio farà giurisprudenza sulla materia.

Un gruppo di immigrati prega dopo la decisione del giudice Bolton di bloccare la legge sull'immigrazione (Credits: Ansa)
Fino ad allora, il dibattito sulla legge dell’Arizona andrà avanti. Con i toni (a volte aspri) usati in queste settimane. Da una parte, la Casa Bianca, il Dipartimento della Giustizia e il Partito Democratico, che si erano schierati contro; così come avevano fatto le associazioni e le lobby politiche (soprattutto) ispaniche, i gruppi e le organizzazioni che si occupano di diritti umani. Ma non solo. Anche la California si era schierata con gli oppositori alla legge, lanciando un boicottaggio contro l’Arizona; un’idea raccolta anche da qualche amministrazione comunale in altri Stati degli Usa. Contro la normativa, infine, si è levata anche la voce del governo messicano, che aveva fatto conoscere tutto il suo disappunto per un’iniziativa bollata come discriminatoria e razzista.
Dall’altra parte delle barricata,invece, c’è il Grand Old Party che, seppur con toni diversi (più accesi o più prudenti a seconda di chi fa la dichiarazione), ha difeso (e in parte) cavalcato la legge nonostante questa sia nata nei settori più radicali del partito repubblicano, rappresentati proprio dal suo “creatore” Russel Pearce.
Quella sull’immigrazione è una battaglia combattuta in vista delle elezioni di Medio Termine. E’ un tema che porta o toglie consenso, soprattutto in questo momento di crisi economica. Barack Obama avrebbe voluto dare il via a una maxi sanatoria, come promesso in campagna elettorale, ma poi ha dovuto fare marcia indietro (causando la delusione degli ispanici) perché si è reso conto (anche grazie alle pressioni dei parlamentari del suo partito) che un provvedimento del genere sarebbe risultato molto impopolare nell’opinione pubblica americana.
Anzi, nonostante si sia schierato con forza contro la legge dell’Arizona, il presidente ha voluto mandare messaggi rassicuranti proprio a quella fetta dell’elettorato che non ama una politica “morbida” nei confronti degli immigrati irregolari.
Da qui, dunque, la decisione di inviare qualche migliaio di soldati a presidiare il confine con il Messico e di aumentare e inasprire i controlli nei confronti dei datori di lavoro che impiegano manodopera clandestina. Ma, soprattutto Barack Obama ha voluto aumentare il numero degli irregolari esplulsi.
Secondo l’Immigration and Customs Enforcement Agency (un settore del Dipartimento per la Sicurezza Interna) nel prossimo anno verranno deportate oltre i confini americani 400.000 persone, il 10% in più rispetto a quello che fece l’amministrazione Bush nel 2008, e addirittura il 25% in più delle espulsioni se si vanno a guardare i dati del 2007.
Secondo l’Ice, nel giro di due anni, l’amministrazione Obama avrà quadruplicato il numero dei clandestini espulsi. L’agenzia ha anche fatto sapere che verrà intensificato il programma di identificazione tramite impronte digitali degli stranieri clandestini che si trovano sotto custodia.
Un giro di vite deciso dall’amministrazione per tentare di dimostrare di avere “polso” nel governare il fenomeno. Provvedimenti che non sono piaciuti ai rappresentanti delle organizzazioni che si occupano dei diritti umani e civili degli immigrati.
Qualche mese fa, alla Casa Bianca, c’è stato un incontro a porte chiuse tra Obama e alcuni rappresenti di queste associazioni e sembra che le critiche dure e i toni forti non siano stati risparmiati al presidente.
- Giovedì 29 Luglio 2010
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Il 29 Luglio 2010 alle 13:45 Arizona: bocciata la legge sui clandestini | Politica Italiana ha scritto:
[...] via http://blog.panorama.it/mondo/2010/07/29/arizona-bocciata-la-legge-sui-clandestini/ Posted by admin on luglio 29th, 2010 Tags: America, Estero Share | [...]
Il 4 Agosto 2010 alle 11:29 Lady Gaga contro l’Arizona. Le star boicottano Phoenix per la legge sugli immigrati - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] terra che ricaccia i clandestini nel deserto, nello Stato che ha dato vita alla più controversa legge sull’immigrazione mai varata negli [...]
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