
Il Maresciallo Mauro Gigli nel fermo-immagine di un video (Credits: YouTube/Ansa)
Sono attese nelle prossime ore in Italia le salme di Maresciallo Mauro Gigli, nato il 3 aprile 1969 a Sassari ed effettivo al 32° Reggimento Genio di Torino (Brigata Alpina Taurinense), e del Caporal Maggiore Capo Pierdavide De Cillis, nato il 25 febbraio 1977 a Bisceglie (Bari) e appartenente al 21° Reggimento Genio di stanza a Caserta.
I due genieri facevano parte di una colonna composto da 36 militari su 8 veicoli blindati Lince, uno dei quali in versione ambulanza chiamati nel villaggio di Injil, a 8 chilometri a sud di Herat, dalla polizia afgana che aveva rinvenuto un ordigno esplosivo talebano.
Specializzati nel contrasto a questo tipo di bombe che sono la causa della maggior parte dei caduti alleati e delle vittime civili, i due militari avevano neutralizzato l’ordigno ma mentre perlustravano a piedi i dintorni sono stati uccisi dall’esplosione di un’altra bomba che ha ferito anche un civile afghano e il capitano Federica Luciani del 2° Reggimento Genio Pontieri di Piacenza, terza donna soldato italiana a restare ferita in Afghanistan.
Dei sette caduti italiani dall’inizio dell’anno (29 le perdite del contingente dal 2004 a oggi) cinque sono stati uccisi dai talebani e di questi ben quattro sono genieri dei team anti-bomba Iedd (Improvised Explosive Device
Disposal). Un dato non certo casuale perché all’interno della guerra afghana è in corso una battaglia senza esclusione di colpi tra artificieri alleati e “bombaroli” talebani.
Gli alleati cercano di individuare e uccidere gli insorti che costruiscono e seminano le roadside bombs, i quali puntano a loro volta a uccidere i militari esperti nel localizzare e distruggere le Ied contando sul fatto che i reparti del genio muovono generalmente in testa alle colonne alleate per bonificare le strade e vengono chiamati a intervenire dalle truppe e dai civili afghani ogni volta che notano oggetti sospetti lungo le strade.
A Herat sono in corso accertamenti per scoprire la dinamica dell’attacco ma la pista più probabile è quella dell’imboscata attuata posizionando una Ied come esca per attirare i genieri colpiti poi da un secondo ordigno, forse fatto detonare con un radiocomando. Il 17 maggio vennero uccisi con modalità simili il sergente Massimiliano Ramadù e il caporalmaggiore Luigi Pascazio del 32° reggimento.
I dettagli dell’attentato, effettuato a pochi chilometri da Bala Murghab, non sono mai stati resi noti ma fonti ben informate hanno riferito di un ordigno ad alto potenziale fatto esplodere al passaggio di quel blindato, uno dei 40 che componevano una colonna alleata formata anche da truppe afghane.
Negli ultimi giorni, nella zona di Shindand (poco a sud del luogo dell’attentato di ieri) i genieri italiani hanno disinnescato quattro ordigni esplosivi improvvisati e da aprile sono almeno una cinquantina le bombe neutralizzate in tutto il settore occidentale posto sotto comando italiano.
Ieri, i talebani hanno avuto la loro rivincita.
- Giovedì 29 Luglio 2010
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Commenti
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Il 29 Luglio 2010 alle 14:09 fercas ha scritto:
Qui c’è poco da commentare; manifestato il dispiacere per l’accaduto, non si può continuare a faRE LA POLICA DELLO STRUZZO. CHI VA LI LO FA SOLO PER IL “GRANO” e basta! Infatti basterebbe togliere le varie indennità e, come per incanto, i volontari non esisterebbero più; questa é l’amara realtà, piaccia o non piaccia! Tutto il resto e scena o sceneggiata vate voi! Noi abbiamo perso venti soldati e ne facciamo degli eroi ed eroine ma gli americani che ne hanno perso più di 2.500 cosa dovrebbero fare? Domando. Cordialità.
Il 31 Luglio 2010 alle 16:20 andreag7583 ha scritto:
In effetti concordo; chi và in guerra sa a cosa va incontro, c’è però da dire che i nostri militari non sono così all’avanguadria contro qualsisai minaccia incontrino. Putroppo qualcuno ci deve sempre rimettere “le penne” per accorgersi che si poteva fare qualcosa in più: per esempio so che contro le bombe radiocomandate esistono i disturbatori (jammers) che ne inibiscono l’innesco. Questa tecnologia è già in uso dagli americani da parecchio, mi chiedo allora quanti soldati Italiani hanno già in uso i disturbatori…
Il 2 Agosto 2010 alle 17:16 fsl ha scritto:
I cd. jammers sono in dotazione ai nostri reparti da molto tempo.
Ovviamente non può costituire una notizia un elenco, anche se molto lungo, di IED rilevati e disinnescati.
Non sparate commenti negativi senza documentarvi.
Tanto per precisare, questi “inganni”si possono riconoscere da alcune vistose antenne, diverse da quelle usate per gli apparati radio, montate sugli angoli della carrozzeria dei veicoli ritratti in diverse fotografie.
esistono anche versioni “portatili” in appositi zaini.
In ogni caso nessun jammer può impedire l’esplosione di una bomba azionata mediante cavo elettrico o “a pressione”.
X fercas: rassegnamoci a queste “pantomine”, fanno parte della propaganda di regime sull’Afghanistan, se così può essere definita l’altalena tra la “noninformazione” per l’attività operativa dei reparti e la “sovrainformazione” in caso di eventi luttuosi.
Siamo un paese immaturo per questi impegni internazionali!
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