
(Credits: il blogger egiziano Ahmed Nagi)
“Dopo la rivoluzione iraniana del 1979 gli egiziani e gli arabi in generale hanno avuto così tanti problemi con Teheran che quando nel giugno 2009 il movimento dei verdi è sceso in piazza la maggior parte di noi blogger arabi ha scelto il verde per i propri profili, in modo da dimostrare il proprio sostegno a coloro che si oppongono al regime di Ahmadinejad”, osserva il blogger egiziano Ahmed Nagi.
Dopo la repressione, in questi mesi, l’onda verde sembra essere debole e divisa. Ma dopotutto anche negli anni Settanta il movimento di opposizione allo scià era formato da fazioni contrapposte che furono comunque in grado di rovesciare la monarchia.
Quello che succede a Teheran sembra importare ben poco ai giovani egiziani, concentrati su se stessi anche se le problematiche sembrano essere simili a quelle dei loro coetanei iraniani: il venticinquenne Ahmed Nagi ha appena pubblicato Rogers e la via del drago (Ed. Il Sirente) che sarà presentato stasera ai giardini di Castel Sant’Angelo a Roma. Partendo dall’album The wall dei Pink Floyd, ha creato un’opera che si colloca nel reale metropolitano contemporaneo, pur mantenendo legami con elementi leggendari e fiabeschi: storie, desideri e visioni causate dal consumo di hashish e alcol catapultano il lettore in luoghi irreali ed in situazioni fantastiche. Il muro dei Pink Floyd rappresenta l’incomunicabilità, l’alienazione, la follia.
Questo tipo di alienazione è tipico anche della società iraniana e nel recentissimo romanzo Come un uccello in volo (Ponte33, Firenze) la scrittrice di Teheran Fariba Vafi ben rende l’idea di una società claustrofobica in cui una giovane madre non riesce a trovare la propria identità.
Intervistando il blogger egiziano Ahmed Nagi si ha però l’impressione che in rete arabi e persiani proprio non si capiscano: “La mia lingua madre è l’arabo e parlo bene l’inglese, ma non conosco il persiano e sono in grado di capire che cosa scrivono i blogger iraniani”. Forse il problema è lo scontro di civiltà, non tra Occidente e Oriente ma “tra arabi e persiani” precisa Nagi che si domanda, senza nemmeno tanta ironia, se l’Iran sia “veramente parte del Medio Oriente” o non appartenga invece a “un mondo molto più lontano”.
- Giovedì 29 Luglio 2010
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Commenti
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Il 31 Luglio 2010 alle 20:43 indigesto ha scritto:
Vedo poche affinità tra arabi e persiani; sarà per ragioni storiche oltre che antropologiche. Anche nel loro modo di essere islamici, oltre che differenze c’è conflittualità. Ma nel fondamentalismo finiscono col somigliarsi, purtroppo. Forse anche nel bisogno di combatterlo si potranno intravedere vicinanze. Se son rose fioriranno, ma al tempo giusto!
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