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Bradley Manning, il soldato pentito che rivela i segreti del Pentagono a Wikileaks

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  • Tags: adrian lemo, Afghanistan, Barack Obama, bradley manning, iraq, obamamania, pentagono, Stati Uniti, wikileaks
  • 2 commenti
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.
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Bradley Manning e un fotogramma del video riservato che avrebbe consegnato a Wikileaks (Credits : LaPresse)

Bradley Manning e un fotogramma del video riservato che avrebbe consegnato a Wikileaks (Credits : LaPresse)

L’uomo che ha fatto “tremare” Washington sarebbe questo ragazzo della provincia americana, questo ventiduenne dalla viso rubizzo e dallo sguardo distratto, immortalato in una foto mentre indossa la divisa di un esercito che conduceva una guerra in cui il giovane (forse) credeva e che, a un certo punto, invece, (probabilmente) ha iniziato a odiare.

Tanto da volerne denunciare i segreti e le crudeltà. E lo ha fatto (forse) non solo per un motivo ideale, ma anche (forse) perché imprigionato in quella gabbia di nonsense e frustrazione personale, in quella condizione di sospensione esistenziale in cui si trovano molti soldati sul teatro di guerra.

Gli inquirenti del Pentagono sono quasi certi che dietro le rivelazioni di Wikileaks, dietro la pubblicazione di quei 92.000 documenti riservati ci sia Bradley Manning, analista della Decima Divisione di Montagna, trasferito da due giorni nella base militare di Quantico, in Virginia, dopo un più di un mese di detenzione in Kuwait in seguito all’arresto a fine maggio in Iraq.

Manning era finito in manette e incriminato per violazione del codice militare per avere passato altri documenti a Wikileaks. In particolare, gl investigatori sono quasi certi che sia stato lui a fornire all’organizzazione il filmato, diffuso ad aprile, che mostra l’incursione di un elicottero militare contro un gruppo di persone in una strada di Baghdad sospettate di essere dei guerriglieri  armati e che poi, invece, si riveleranno due dipendenti (con telecamera) della agenzia di stampa Reuters.

Una strage che fece molto scalpore e la rivelazione della sua origine tramite quel video (i militari fecero fuoco nonostante non fossero sicuri quale fosse il bersaglio che andavano a colpire) fu un duro colpo d’immagine per l’esercito americano impegnato in Iraq.

Era stato lo stesso Manning a ad ammettere di aver fornito a Wikileaks quel materiale. Il 21 maggio scorso contattò su internet Adrian Lemo, un ex hacker molto famoso (venne arrestato nel 2003 per essere penetrato nel sistema informatico del New York Times) di cui il soldato aveva letto la storia, gli raccontò la sua condizione di isolamento e di mancanza di prospettive future a Baghdad e gli chiese consiglio su come poter utilizzare dei files riservati dell’esercito, ai quali lui aveva accesso.Ci furono altri contatti e durante una di queste conversazioni, il 22enne di Crescent, Oklahoma, affermò di essere colui che aveva passato al sito diretto da Julian Assange quel filmato.  Lemo avvisò l’Fbi e Manning venne arrestato. Venne controllato il suo computer e gli inquirenti dissero che il soldato aveva scaricato illegalmente migliaia di documenti.

Così, quando una settimana fa Wikileaks ha pubblicato i files afghani, il Pentagono ha subito pensato a lui. E ha cercato le prove. Secondo il Wall Street Journal, le avrebbero trovate scandagliando ancora più a fondo il computer di Manning. Ma non c’è alcuna conferma della notizia. Di sicuro si sa che alcuni (ex) studenti del Mit di Boston sono stati interrogati dai militari e dall’Fbi per sapere se avessero avuto contatti con il soldato.

Uno di loro (specializzato nella “forzatura” dei sistemi di protezione delle  reti informatiche) ha ammesso di aver scambiato una decina di mail con Manning nei mesi in cui lui era in Iraq. Adrian Lemo è convinto che l’analista non abbia agito da solo, ma che dietro la rivelazione dei documenti riservati ci sia una rete composta da diversi hackers che lavorano per Wikileaks. “Senza il loro aiuto, Manning non sarebbe mai riuscito a farlo”.

Nello scorso giugno Julian Assange ha rivelato al quotidiano britannico The Guardian di aver chiesto a tre avvocati di difendere il soldato, ma ha negato di avere mai avuto rapporti con lui.

Negli ultimi giorni, sulla pagina del sito dedicata alla guerra in Afghanistan è apparso un misterioso ed enorme file (circa 1.4 GB) che, secondo alcuni hackers (come quelli che lavorano per Cryptome) potrebbe essere l’assicurazione sulla vita per Assange. Non a caso il suo titolo è Insurance file. Le ipotesi dicono che conterebbe altri documenti riservati del Pentagono, tra cui quelli relativi a una strage di civili avvenuta nel maggio del 2009 in Afghanistan, causata da un bombardamento americano. Secondo la versione ufficiale i morti furono 40, mentre secondo alcune fonti sarebbero almeno un centinaio di più.  Sarebbe stato Manning a “consegnare” quel file.

Sulla rete è comunque partita una campagna in suo favore. “Help Bradley Manning. Because true heroism merits no punishment” - è il suo titolo.

Nelle conversazioni con Adrian Lemo, l’analista della Decima Divisione gli chiedeva: “Se tu avessi accesso a  informazioni riservate 24 ore al giorno, sette giorni su sette e per otto mesi, cosa faresti ?” Bradley Manning raccontava all’hacker della sua difficile condizione esistenziale a Baghdad. “Sono rimasto isolato per molto tempo, vorrei capire come sopravvivere, consapevole a sufficienza per sapere come vanno le cose qui, ma senza alcun aiuto per fare qualche cosa per cambiare la situazione”. In altri messaggi,invece, spiegava come quello che vedeva, il volto della guerra, gli era diventato insopportabile.

Sarà veramente lui, Bradley Manning, l’uomo che ha rivelato i 92.000 documenti dell’Afghanistan? Se aveva accesso ai files riguardanti l’Iraq, poteva visionare anche quelli relativi all’altro fronte di guerra? Oppure la storia è un’altra e neppure gli inquirenti del Pentagono ci credono e magari usano Manning come esca ? O, invece, il soldato,  è veramente il terminale di un gruppo di hackers che lavora per Wikileaks ?

Tutte domande alle quali avremo presto una risposta (forse). Spiegazioni necessarie. Che molti aspettano di avere. Perché se è vero che i 92.000 documenti pubblicati non sono mai stati un vero e proprio scoop, è anche vero che il fatto stesso che siano stati resi pubblici è (stato) un evento, la dimostrazione di quanto le guerre in Iraq e in Afghanistan siano un (doloroso) nervo scoperto per l’opinione pubblica americana; la prova agli occhi di tutti di quanto i militari siano in una delicata situazione e di quanto il potere politico (la Casa Bianca) faccia fatica a gestire una condotta e strategia di guerra che per molti è ormai fallita.

Un gioco importante, molto più grande (probabilmente) di un giovane di ventidue anni, figlio di una coppia divorziata, con una adolescenza complicata alle spalle, tanto da diventare un homeless prima di essere ospitato da una parente, partito per l’Iraq e subito accortosi che quella guerra non era la sua guerra.

Un gioco al quale l’analista Bradley Manning ha probabilmente preso parte.

  • michele.zurleni
  • Lunedì 2 Agosto 2010

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Commenti

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Il 3 Agosto 2010 alle 15:13 jargon70 ha scritto:

Stimatissimo Direttore e redazione salve, sono un quarantenne esperto di sicurezza informatica e IT, nonché amministratore di sistemi informatici; ho letto con molta attenzione i due articoli inerenti lo scoop, mi ha colpito molto il secondo “quei Robin Hood informatici” tralascio il lato socio-politico delle informazioni “liberate” dal direttore di “Wikileaks”, e degli eventi che ne scateneranno; ma è stata scoperta l’acqua calda…. Dal 1985 utilizzo i sistemi informatici, nel 1989 a Bologna dove studiavo avevo creato una BBS, ovvero la nonna di Internet, posso dichiarare che la sicurezza informatica attualmente è una chimera.
Quindi una amministrazione come gli USA affidano a dei server e pc connessi in rete dei dati sensibili, sopratutto a personale adeguato ad avere il titolo per trattare certi dati, poi si sorprendono che qualcuno ha sottratto i dati sensibili o documenti. La sicurezza informatica parte dalla cultura della tutela dei propri dati di accesso ecc, fino al rendere illeggibili i fogli stampati, per passere a fare colpo con amici o ragazze in Facebook o altri social-network.
Oltre al fenomeno sociale della sicurezza informatica, poi c’è il lato tecnico, server con dati delicati con una sicurezza da GameBoy…. volete un esempio…. digitate su Google nella barra della ricerca questa stringa filetype:pdf site:mil + UFO + majestic12 , oppure cambiate le variabili + UFO in + war ecc e vedrete i risultati, questo con una semplice linea adsl e con il più noto motore di ricerca…..
Traete le vostre conclusioni…. a proposito Majestic 12 o Majestic12 è il nome in codice degli avvistamenti certificati dalla Nato per gli Unknown Flying Object, ovvero oggetto volante non identificato (comunemente abbreviato come UFO).

Buona estate. Jargon70

Il 3 Dicembre 2010 alle 0:59 Circolo Luce Del Sud » Ecco come Wikileaks ha messo in ginocchio la diplomazia mondiale ha scritto:

[...] Bradley Manning. Questo il nome della fonte di cui il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, si sarebbe servito per mettere in ginocchio la diplomazia mondiale. Giovanissimo analista di intelligence dell’esercito USA, Manning, 22 anni, si trova attualmente agli arresti con l’accusa di divulgazione di segreti legati alla difesa nazionale statunitense. [...]

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