
Il re saudita Abdullah e il presidente siriano Assad, in visita a Beirut (AP Photo/Bassem Tellawi)
Per la prima volta dopo otto lunghissimi anni, il presidente siriano Bashar Assad è stato in visita ufficiale a Beirut. E non da solo: con lui c’era pure il re saudita Abdullah. Che cosa ha portato due “pezzi grossi” del Medio Oriente in Libano in fretta e furia? L’urgenza di portare stabilità politica, proprio mentre il tribunale internazionale sta facendo luce sull’omicidio Hariri.
Spiegare a fondo la complessità della faccenda richiederebbe uno spazio che qui manca. Ma cercherò, nel limite del possibile, di ricapitolare la situazione.
Tra Siria e Libano c’è da sempre un rapporto di amore e odio. Damasco esercita un’influenza molto forte (e non sempre gradita) sul Libano e fino a poco tempo fa manteneva delle truppe nel territorio libanese. A grandi linee, il panorama politico a Beirut è diviso in due fronti: il fronte filo-siriano, e quello anti-siriano, detto anche blocco Hariri, in onore dell’ex presidente assassinato.
Nel 2005 infatti l’ex presidente Rafiq Hariri è stato ucciso da un attentato bombarolo. L’Onu ha creato un tribunale internazionale per indagare sulla faccenda: fin da quasi subito i sospetti sono ricaduti sulla Siria, ma poi le indagini si sono arenate.
Molto recentemente però è stato reso noto che Hezbollah, il partito-milizia sciita considerato molto vicino a Damasco, è formalmente indagato per l’omicidio Hariri. Il movimento ha già rispedito le accuse al mittente, sostenendo che il tribunale ha delle “motivazioni politiche”.
Come ho già scritto, se Hezbollah dovesse risultare effettivamente coinvolto nell’attentato, la cosa non mi stupirebbe per niente. Il problema è che una condanna formale di alcuni membri del partito-milizia rischierebbe di destabilizzare politicamente il Libano, un Paese che in genere è già abbastanza instabile di per sé: non a caso c’è stata una lunghissima guerra civile.
In questo momento al governo c’è una grande (e traballante) coalizione, guidata da Saad Hariri, figlio di Rafiq, e che, ironia della sorte, include anche il partito Hezbollah. Nonostante le molte divergenze, il giovane Hariri ha lavorato molto per migliorare le relazioni con Damasco. Ma potete immaginare che cosa accadrebbe se uno dei partiti al governo, peraltro sostenuto dalla Siria, risultasse responsabile dell’assassinio del padre del primo ministro!
Risultato? Re Abdallah, considerato uno dei punti di riferimento dei Paesi arabi sunniti, e Assad, esponente del cosiddetto “asse sciita” (Siria-Iran-Iraq) sono arrivati venerdì a Beirut per lanciare un messaggio di unità. In una nazione che, per complessità etnica, politica e religiosa, incarna alla perfezione tutte le divisioni e le contraddizioni del Medio Oriente.
Ma servirà molto di più di due politici sorridenti per stabilizzare gli equilibri, sempre più precari, a Beirut.
- Lunedì 2 Agosto 2010

LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.