- Tags: cartelli, droga, equilibri, latinoamericana, Messico, Nacho Coronel, narcos
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La pagina del sito FBI dedicata alla segnalazione di Ignacio ‘Nacho’ Coronel Villareal. Si noti il ‘Deceased’ aggiunto dopo l’operazione dell’esercito messicano
Venerdì scorso Ignacio “Nacho” Coronel Villareal è stato ucciso soldati dell’esercito federale messicano durante uno scontro a fuoco alla periferia della città di Guadalajara.
Nel corso dell’operazione in cui è stato arrestato anche il suo vice Iran Francisco Quinonez Gastelum, Nacho avrebbe opposto resistenza alla cattura e aperto il fuoco contro i militari, uccidendone uno e ferendone un altro.
Secondo gli esperti internazionali, l’operazione in cui Nacho è morto sarebbe stata decisa anche per allontanare le critiche dal governo messicano, accusato di complicità con il cartello di Sinaloa. Da segnalare che un gruppo di narcos non identificato aveva minacciato poche ore prima dell’uccisione di “Nacho” di mettere una bomba al consolato Usa di Ciudad Juarez (che per questo è stato chiuso) se non si fossero fatte indagini con maggiore impegno su alcuni elementi delle forze dell’ordine federali collusi - a detta di questa misteriosa fazione di narcotrafficanti - proprio con il Cartello di Sinaloa.
L’importanza dell’azione di polizia che ha portato all’uccisione del “Nacho” Coronel e alla cattura di altri esponenti di spicco del Cartello di Sinaloa è stata confermata da una dichiarazione piena di elogi della direzione nazionale del Partido de la Revolucion Democratica, guidato da Lopez Obrador e duro oppositore del presidente Felipe Calderon. Insolito.
Il principale timore degli esperti in sicurezza nazionale è che nelle prossime settimane possa scatenarsi un’ondata di violenza nel territorio controllato dal “Nacho” Coronel, soprattutto a Guadalajara, capitale dello stato di Jalisco. Una regione tranquilla sino a ieri, con il minor numero di morti legati al narcotraffico dell’intero Messico ma che, perso il suo boss indiscusso, potrebbe trasformarsi in un fronte sanguinoso per la lotta di successione.
Anche perché “Nacho” Coronel era membro primus inter pares dell’”organizzazione”, la “federazione di gruppi di narcos” che secondo gli esperti agirebbe come una sorta di cupola, e per essa gestiva le “pubbliche relazioni” con le mafie associate in Europa ed America centrale.
Coronel controllava uno dei più importanti traffici di cocaina negli Stati di Jalisco, Colima, Nayarit, Michoacan, e lungo la cosidetta “Pacific Route” fino agli Stati Uniti. Un mese fa i rivali de Los Zetas e del cartello dei Beltrán Leyva gli avevano ucciso il figlio 16enne. La sua vendetta ha prodotto decine di cadaveri carbonizzati, trovati pochi giorni dopo a Xalisco e Nayarit.
Molti i soprannomi del boss. Il “Re del cristallo”, perché controllava tutta la produzione e lo spaccio di anfetamine verso gli Stati Uniti, “Nacho”, perché golosissimo di questo tipico appetizer messicano, l’”Ingegnere” perché era lui a reggere la struttura strategica del cartello di Sinaloa.
- Lunedì 2 Agosto 2010

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Il 3 Agosto 2010 alle 16:38 Tweets that mention Messico: cosa cambia nella lotta ai narcos con la morte del “Nacho”? - Mondo - Panorama.it -- Topsy.com ha scritto:
[...] This post was mentioned on Twitter by Paolo Manzo, Riviste Italiane. Riviste Italiane said: Rivista: Messico: cosa cambia nella lotta ai narcos con la morte del “Nacho”? http://ow.ly/18oHUT [...]
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