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Indios battono trivelle 1 a 0. L’Ecuador ha firmato il 3 agosto uno storico accordo con l’UNDP, l’agenzia per lo sviluppo delle Nazioni Unite, rinunciando a sfruttare i giacimenti di petrolio pari a 846 milioni di barili all’interno del parco nazionale Yasuni, un’area di foresta amazzonica protetta dal 1989.
Si tratta di un santuario della biodiversità unico al mondo, che si estende su 950 mila ettari nel sud est del paese, ed abitato da diverse comunità di indigeni.
La sua conservazione è un importante passo nella lotta al cambiamento climatico. E proprio qui sta il cuore dell’accordo. La decisione del governo di Quito evita il rilascio nell’atmosfera di oltre 400 millioni di tonnellate di anidride carbonica, l’equivalente delle emissioni annuali di un paese come la Francia.
Un beneficio per il pianeta intero ma un costo sostenuto interamente dall’Ecuador. Per questo il paese andino chiede alla comunità internazionale 3,6 miliardi di dollari, circa il 50 per cento dei proventi che potrebbero derivare dalla vendta del greggio e anche del legname pregiato di Yasuni.
I soldi dell’iniziativa “Yasuni ITT” confluiranno in un fondo fiduciario gestito dall’UNDP al quale vari paesi tra i quali Italia, Norvegia, Germania, Paesi Bassi e Stati Uniti hanno dimostrato interesse a contribuire.
Se un giorno l’Ecuador dovesse cambiare idea e decidere di estrarre il petrolio dei campi Ishpingo, Tambococha,Tiputini, pari al 20 per cento delle riserva nazionali provate, dovrà resistuire i fondi ricevuti in base a questa nuova formula di cooperazione. Uno schema di cui si era parlato già al vertice di Copenhagen del dicembre 2009 e che potrebbe essere replicato anche in altri paesi quali Guatemal, Vietnam e Nigeia.
In Ecuador, come in molti paesi dell’area amazzonica, è in corso un duro braccio di ferro tra i governi desiderosi di sfruttare le ricchezze del sottosuolo e le comunità indigene che si battono per la conservazione dell’ambiente.
I presidenti dei due principali gruppi di indios ecuadoregni la Confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador (CONAIE) e la confedrazione Kichwa , ECUARUNARI sono stati accusati di terrorismo e sabotaggio per le proteste inscenate al summita dell’Alleanza Bolivariana delle Americhe a Otavalo il 25 giugno scorso.
Il presidente dell’Ecuador Rafael Correa sostiene che opponendosi allo sviluppo petrolifero e minerario del paese i leader degli indios condannano il proprio popolo e e i compatrioti alla povertà. Chissà che la strada intrapresa con l’accordo su Yasuni non si riveli la strada giusta.
- Venerdì 6 Agosto 2010

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