
Un homeless in una mensa per poveri (Credits : LaPresse)
Le immagini sono quelle tipiche di un paese del Terzo Mondo, flagellato dalla povertà e dalla disperazione, dove la lotta per la sopravvivenza quotidiana non è una variabile, ma una assoluta certezza.
I racconti sono quelli di un girone dantesco: la calca, la ressa di migliaia di persone che per ore e ore sono costrette a rimanere sotto il sole, mentre il calore (divenuto insopportabile), provoca innumerevoli malori e svenimenti, così come decine sono i feriti nelle risse che scoppiano dentro la massa, la moltitudine di disperati, o al suo esterno - veri e propri scontri - con gli agenti di polizia intervenuti nel tentativo di gestire l’ingestibile.
Le denunce (che verranno fatte) sono quelle dei dannati della terra ai quali nulla è risparmiato nel tentativo di guadagnarsi un aiuto per loro e le loro famiglie.
Non è una bidonville africana e neppure una favela brasiliana, il teatro in cui si è svolta questa scena, ma una periferia suburbana degli Stati Uniti, a pochi chilomentri da Atlanta, la capitale della Georgia. Il luogo si chiama East Point, un paesone di poco meno di 50.000 anime, abitato in prevalenza da afro-americani (il 76% della popolazione, secondo il censimento del 2000),con un alto tasso di indigenza: il 20% delle famiglie è sotto la soglia della povertà.
Situazione resa ancora più drammatica dalla crisi economica che ha colpito il paese negli ultimi due anni e dalla quale (basti vedere gli ultimi dati sulla disoccupazione), gli Stati Uniti fanno fatica a uscire.
Così, dopo anni che non veniva fatto (dal 2002), quando nei giorni scorsi è stato annunciato che sarebbero stati distribuiti dei buoni per i finanziamenti statali per la casa,la gente ha iniziato a radunarsi di fronte all’ufficio comunale dove solerti impiegati raccoglievano le richieste per valutare chi poi avrebbe avuto il diritto a un voucher dell’Housing Choise Program.
Una chance per molte famiglie. Il programma federale è destinato ai nuclei famigliari indigenti, agli anziani e ai disabili e prevede lo stanziamenti di fondi per sostenere il pagamento di un affitto sul sempre più caro mercato degli immobili privati. I soldi li mette il governo di Washington, ma sono distribuiti dalle municipalità a seconda delle esigenze e delle condizioni economiche in cui si trova il richiedente. E a East Point, coloro che ne avrebbero bisogno sono veramente tanti.
Martedì, con il trascorrere delle ore, la folla che attendeva fuori dagli uffici della East Point Housing Authority, si è ingrossata sempre di più. Alcuni hanno atteso in fila anche due giorni l’apertura dello sportello (prevista mercoledì alle 9.00) nella speranza di essere inclusi nella lista di coloro che avevano diritto al sovvenzionamento. Le autorità si attendevano una discreta partecipazione, ma non avevano certo previsto che nello spiazzo di fronte all’agenzia si sarebbero radunate 30.000 persone. Una folla da stadio. Ben presto la situazione è divenuta insostenibile.
Il calore infernale (anche negli Usa è una delle estate più calde del secolo, intervallata da qualche vera e propria tempesta, come due giorni fa su Washington); la fatica, la lunga attesa, la ressa,la tensione sono sfociate in una sorta di rivolta quando gli impiegati dell’ufficio comunale - vista l’enorme folla - hanno deciso di non aprire lo sportello in attesa che la polizia dirottasse una parte delle persone verso un altro ufficio. La battaglia per il voucher ha prodotto le sue vittime. Oltre a coloro che sono stati portati in ospedale per malori dovuti alle alte temperature, il bilancio della giornata ha registrato anche dei feriti in tafferugli con gli agenti della polizia che tentavano di dividere e instradare le migliaia di persone in attesa di presentare la domanda.
Solo pochi di loro avrebbero effettivamente avuto il voucher. Il programma federale prevede per East Point un numero limitato di finanziamenti. La gente lo sapeva e nonostante questo (o, forse, proprio a causa di ciò) si è riversata in strada nella speranza di ottenerlo. Alla fine, visto quello che era successo, molti sono dovuti tornare giovedì per tentare di averlo. L’inferno del giorno prima, per fortuna, non si è ripetuto perché per saggezza (o troppa stanchezza), molti hanno disertato la nuova fila che si era creata. Le immagini della folla dei disperati sono state riprese da molte televisioni nazionali. Ed Schultz, l’anchor man televisivo, durante il suo seguito The Ed Show, si è chiesto:”Ma in quante altre città americane potrebbero svolgersi scene del genere?”.
In molte, visto che la crisi economica ha messo in ginocchio le famiglie del ceto medio, colpendole soprattutto sulla casa, visto che per molti, perdere il lavoro ha significato perdere l’abitazione. Una condizione che si è fatta acuta nelle aree dove la povertà si è storicamente radicata, come i sobborghi urbani abitati in prevalenza da afro-americani. La storia di East Point ha avuto anche l’onore delle prime pagine dei principali siti di informazione. Una vicenda diventata paradigmatica della condizione di molte famiglie americane. Immagini che per altre, invece, sono un incubo perchè timorose di sprofondare in una condizione simile. Gli ultimi sondaggi (Wall Street Journal/NBC) indicano come sia sempre più diffuso il pessimismo sull’andamento dell’economia. Due terzi degli intervistati credono che il fondo non sia stato ancora toccato e prevedeno che il momento peggiore si verificherà nel prossimo gennaio.
La paura è che i 30.000 di East Point siano solo i primi a dover vivere giorni d’inferno per un voucher per la casa.
- Venerdì 13 Agosto 2010

LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 15 Agosto 2010 alle 16:18 indigesto ha scritto:
Ma non esiste una edilizia popolare negli USA? possibile che sia affidato tutto agli speculatori, Dr. Zurleni? Capisco che nei tempi di vacche grasse tutto smbra facile: hai un lavoro, puoi permetterti un mutuo, ti vendo la casa. Ma, vista la crisi i vari Stati avrebbero duvuto per tempo mettere mano ad un programma di edilizia popolare. Ed il Governo centrale, come è andato incontro alle Banche, avrebbe dovuto lui per primo mettere in atto tutte le premesse necessarie a mitigare l’effetto della crisi abitativa, che è stato la principale causa, ed effetto, del prevedibile fallimento del sistema finanziario. Distribuire buoni è un modo spiccio, ma non so quanto efficace per fare dell’assistenzialismo puro. E gli effetti ce li racconta nel suo articolo. Non Le pare? Saluti.
Il 16 Agosto 2010 alle 18:24 e.fumagalli ha scritto:
Cosa sono sti dubbi e incertezze, si scopre che non è tutto oro quello che brilla? E che pure negli opulenti USA esisstono sacche di miseria e povertà? In genere provoca violenza, per necessità da noi hobby di ragazzi di buona famiglia, sono cose che si sanno da anni. Pare incredibile ma a Cuba non esistono queste belle cosa ma li c’è Castro il cattivo, ci sono poveri ma non miserabili. La povertà pesa se si vedono tanti ricchi, diversamente ci si può divertire anche tra poveri.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.