
I lavori di costruzione della moschea nel centro di Manhattan (Credits: LaPresse)
Barack Obama si pone ancora una volta al centro di uno scontro culturale che divide gli Stati Uniti (come per la riforma sanitaria). E decide di stare contro il “sentire” della maggioranza dei suoi concittadini.
Dopo settimane di silenzio, di inutili tentativi da parte della stampa di tirarlo in ballo (il presidente non intende fare commenti su questioni riguardanti una comunità locale, aveva detto il suo portavoce Robert Gibbs), Barack Obama ha rotto gli indugi e si è schierato a favore della costruzione della Moschea di Ground Zero.
Per farlo, ha scelto un’occasione solenne. La cena (di stato) organizzata alla Casa Bianca per festeggiare il Sacro Ramadan alla quale erano presenti gli ambasciatori dei paesi musulmani, personalità religiose e civili e i membri del Congresso di fede islamica.
In piedi, in mezzo ai tavoli ai quali erano seduti dal rappresentante dall’Arabia Saudita a quello dell’Indonesia, il presidente ha fatto un discorso in cui ha dato il suo benestare all’operazione newyorkese. “I principi fondanti di questa nazione - ha detto Obama - prevedono la libertà di culto e penso che i musulmani abbiano il diritto di professare la loro fede come tutti gli altri. ” E, questo, ha proseguito, “include la possibilità di costruire un centro culturale e religioso a Lower Manhattan”. Questa è l’America, ha scandito. Questa è l’America.
Una vera e propria benedizione. Accolta con molta soddisfazione dagli invitati alla cena, i quali hanno applaudito alle parole del presidente. Come lo hanno fatto alcune della più importanti organizzazioni musulmane degli Stati Uniti, come il Council of American-Islamic Relations. L’intervento di Barack Obama era necessario, ha detto il portavoce, perchè l’isteria anti-islamica in questo paese ha raggiunto livelli di guardia.
Le proteste contro la costruzione della moschea a poche decine di metri da Ground Zero si sono moltiplicate in questi ultimi giorni, alimentate in particolare da esponenti repubblicani e conservatori. Il Tea Party ne ha fatto un cavallo di battaglia, estendendo la sua opposizione anche ad altri progetti simili in altre zone del paese. Ma gli attacchi non arrivano solo da destra: contro la moschea newyorkese si sono mosse anche alcune associazioni di parenti delle vittime dell’11 settembre, diversi esponenti democratici moderati e l’Anti-Defamation League, la più importante organizzazione ebraica per i diritti civili degli Usa.
In più, ci sono i sondaggi che confermano come la maggioranza degli americani (quasi il 70%secondo la ricerca di CNN\Opinion Research) sia contraria alla presenza di una moschea a poca distanza  dal luogo dove persero la vita 3000 persone, uccise dai terroristi fondamentalisti islamici di Al Qaeda.
Ma nonostante tutto ciò, Barack Obama ha deciso di andare contro questo flusso di contrarietà e perplessità da parte dei suoi concittadini. Lo ha fatto in nome di un principio per lui, presidente degli Usa, basilare della Costituzione del suo paese: la libertà religiosa. Lo ha fatto per rilanciare quel dialogo con l’Islam che è (stato) anche alla base della sua politica nei confronti dei paesi musulmani e in Medioriente. Infine, ha dato il suo benestare alla Moschea, anche e soprattutto perchè Barack Obama conosce bene la fede islamica e crede nel confronto intereligioso.
Come ha già fatto in passato, Barack Obama ha voluto dire all’America come dovrebbe essere, senza però tener conto di come è; ha voluto mostrare quale potrebbe essere una razionale, logica e lineare soluzione al problema della controversa moschea, senza però essere in grado di parlare (o non ha voluto farlo) alla “pancia”degli americani che si oppongono a quel progetto.
Opposizione che, per lo più, non riguarda tanto il diritto dei musulmani di professare la loro religione, ma quanto l’opportunità di edificare un centro culturale islamico a così poca distanza da un luogo simbolico (e doloroso) per gli Usa. Per troppi americani,la ferita dell’11 settembre è ancora troppo fresca, troppo vicini e vivi i ricordi di quel giorno, per pensare che la costruzione di una moschea a poche decine di metri dal sito dove sorgevano le Twin Towers possa essere accettato senza troppi problemi.
Per Barack Obama la strada verso l’integrazione passa attraverso il progetto del Cordoba Institute, l’associazione guidata dall’Iman Feisla Abdul Rauf. Per la maggioranza degli americani è ancora troppo presto (se mai si dovrà veramente fare) per imboccare quella via.
- Sabato 14 Agosto 2010

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Commenti
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Il 14 Agosto 2010 alle 14:00 USA: Obama sostiene con forza progetto moschea a Ground Zero a NY - Politica in Rete Forum ha scritto:
[...] dove persero la vita 3000 persone, uccise dai terroristi fondamentalisti islamici di Al Qaeda. Obama dice si alla Moschea di Ground Zero - Mondo - Panorama.it __________________ Zurück zur [...]
Il 14 Agosto 2010 alle 16:45 Obama dice si alla Moschea di Ground Zero | Politica Italiana ha scritto:
[...] via http://blog.panorama.it/mondo/2010/08/14/obama-dice-si-alla-moschea-di-ground-zero/ Posted by admin on agosto 14th, 2010 Tags: America, Estero Share | [...]
Il 14 Agosto 2010 alle 18:27 indigesto ha scritto:
Dunque questa America non è affatto quella che pensa Obama. Un’America per la libertà di culto, ma non per una libertà oltraggiosa: questa è l’America che Obama è stata chiamata a servire! O non lo capisce o non lo vuole capire! Avrà anche le sue personalissime ragioni, ma che non possono confliggere in alcun modo con il comune sentire! Così si va verso spaccature più profonde ed irrimediabili. Voglio sperare che non sia proprio questo nei suoi programmi, ma sono portato a pensarlo.
Il 15 Agosto 2010 alle 0:05 luigibruschi ha scritto:
Secondo me quelle di Obama sono parole illuminate. Un grande leader ha il dovere di indicare la via. E lui lo fa, senza timori, soltanto perché lo crede giusto.
Approfondisco la questione nel mio blog, che invito gli interessati a leggere:
http://nellacittainvisibile.bl.....ro-la.html
Buon ferragosto a tutti.
Il 16 Agosto 2010 alle 9:54 nhico ha scritto:
honhil il 18.05.10 alle ore 10:21, sulle pagine elettroniche del Giornale. it , commentando il pezzo “Moschea a Ground Zero, ora New York è in rivolta: “Un insulto alle vittime”. scriveva:
«L’Islam buono, l’Islam cattivo. Dibattito inutile e privo di senso. La verità è che l’occidente, la civiltà occidentale, sta a contemplare il suo veloce scivolamento verso l’abisso del suo dissolvimento, attonita. Mentre viene accerchiata da tutte le parti e dall’Islam buono e dall’islam cattivo. Ma permettere l’ innalzamento sul Ground Zero di un simbolo islamico così forte, sarebbe un madornale errore, un intollerabile cedimento, oltre che uno spregio perenne per le vittime del crollo delle Torri Gemelle. La comunità newyorchese, anzi l’intera comunità del mondo occidentale, non deve permettere, nel bene e nel male, che, nel luogo dove l’intero popolo americano, e per estensione tutto l’occidente, è stato martirizzato, l’Islam innalzi il suo monumento agli autori di quell’attentato terroristico. Perché, in definitiva, quella moschea, così verrebbe vista e percepita e dalla parte non islamizzata e dalla parte islamizzata del mondo.» Dell’opportunità o meno di costruire quel manufatto la stampa internazionale è da mesi che ne parla e il Presidente Obama, con l’aiuto dei suoi consulenti ed esperti vari, avrà certamente avuto modo di esplorare in lungo e in largo il problema. Poi durante una cena di stato organizzata nella casa degli americani per festeggiare il Sacro Ramadan (il venerdì santo o la Pasqua di resurrezione, o un qualche altro avvenimento religioso afferente ad un’altra comunità di devoti, Obama li ha mai festeggiati?), Obama brinda (questo è il vero significato reale delle sue parole) alla costruzione di quella moschea. Tutto quello che ha detto o che potrà continuare a dire nei giorni o nei mesi seguenti, per minimizzare quella sua scesa di campo, sono state e saranno soltanto chiacchiere.
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