
Soldati americani e afghani al fronte (Credits: LaPresse)
Almeno sulla carta l’esercito afghano ha raggiunto i 134 mila effettivi previsti dal piano di potenziamento varato due anni or sono e il primo a complimentarsi con Kabul è stato il comandante delle forze alleate, generale David Petraeus.
Il presidente afghano Hamid Karzai si è impegnato a gestire in autonomia la sicurezza a partire dal 2015 e il generale Zahir Azimi, portavoce del ministro della Difesa, aveva dichiarato in luglio che “si stanno adottando tutte le iniziative per garantire che le forze afghane potranno assumere le operazioni di sicurezza a Kabul e nelle altre 33 province prima dell’inizio del 2015”
Kabul prevede di portare il numero di militari a 240.000 entro il 2014, che si aggiungeranno a 160.000 agenti che conterà la polizia afghana per consentire agli alleati di mantenere in Afghanistan solo reparti d’addestramento della Nato Training Mission . La rapidissima crescita numerica non aiuta però a perfezionare la preparazione e a creare una forza militare professionalmente efficiente ma serve solo ad aumentare le reclute che incassano uno stipendio pagato dalla comunità internazionale.
Le carenze sono state documentate da alcuni impietosi rapporti del Us Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction (Sigar) che ha definito il sistema di formazione e valutazione delle forze afghane “inaffidabile e inconsistente” denunciando elevato analfabetismo, diffusa infiltrazione talebana, incapacità di gestire operazioni complesse e logistiche, massiccio uso di droghe tra i soldati e l’inevitabile corruzione che domina l’intera società afghana.
Sul campo di battaglia, infatti, i soldati afghani hanno subito una disfatta eclatante in una missione che doveva invece dimostrarne la raggiunta autonomia. Secondo quanto riferito dal New York Times l’operazione militare scatenata il 3 agosto nella provincia orientale di Laghman senza il supporto delle truppe alleate si è invece trasformata in un’imbarazzante disfatta.
L’obiettivo era cacciare i talebani dal villaggio di Bad Pakh impiegando un battaglione di 300 militari che in parte avrebbero dovuto prendere il nemico alle spalle grazie all’impiego di elicotteri da trasporto. Qualcuno però ha rivelato il piano agli insorti che hanno teso un’imboscata alle truppe afghane imbottigliandole. A completare il disastro gli elicotteri non sono decollati per le pessime condizioni meteo lasciando i soldati senza soccorsi e rifornimenti.
Il comando di Kabul ha perso i contatti con il battaglione le cui perdite sarebbero di decine di soldati tra morti, feriti e prigionieri poi uccisi dai talebani. Fonti alleate riferiscono di dieci morti e venti dispersi, Kabul ammette solo 7 caduti, 14 feriti, 7 veicoli distrutti e un numero imprecisato di prigionieri mentre i talebani parlano invece di 27 soldati uccisi, 14 feriti, 8 prigionieri e 24 veicoli distrutti. Fonti della Mezzaluna Rossa riferiscono di non aver potuto recuperare i molti cadaveri di soldati e di aver contato ben 35 veicoli Ford Ranger dell’esercito distrutti.
Una disfatta che conferma i limiti delle truppe afghane che però non sono nuove a simili performance anche nel settore Occidentale dove operano al fianco delle truppe italiane. Nell’agosto 2009 un battaglione afghano sbandò sotto il fuoco nemico nel settore di Bala Murghab subendo forti perdite mentre il comandante fuggiva dal campo di battaglia. Alcuni soldati vennero catturati dai talebani che portarono i prigionieri in cima a una collina decapitandoli di fronte agli avamposti italiani.
- Lunedì 16 Agosto 2010

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Commenti
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Il 18 Agosto 2010 alle 8:37 giovannim. ha scritto:
Sono proprio queste notizie, unite a quelle delle grandi difficoltà che incontra la missione ISAF, a rendere più chiaro il quadro della situazione.
Un quadro della situazione complessivamente poco incoraggiante, per non dire disperante.
A complicare il tutto poi, ci si mette anche il Presidente Obama; il Generale Petraeus aveva appena finito di sottolineare come la data del prossimo luglio per l’inizio del ritiro americano non doveva essere così rigida, che subito lo stesso Presidente ha sentito il bisogno di smentirlo.
Dopo le note vicende che hanno portato alla destituzione del precedente comandante della missione Isaf in Afghanistan (il Generale Mc Chrystal che, pur avendo sbagliato completamente i toni della famosa intervista, sui contenuti non era certo troppo fuori strada), i nuovi contrasti emersi tra Obama e il Generale Petraeus . sembrano confermare le difficoltà nel rapporto tra il Presidente stesso e i vertici militari delle Forze armate americane.
Tra frequenti revisioni di strategia, aumenti di truppe e nuovi propositi di ritiro, Obama conferma la sensazione di non essere in grado di saper gestire efficacemente le questioni sollevate dalla missione in Afghanistan.
Eppure, proprio a proposito del ritiro, dovrebbe essere sufficientemente chiaro a tutti che esso non può essere legato in maniera più o meno astratta ad una generica scadenza temporale ma, piuttosto, misurato sulla base dei risultati raggiunti.
Una situazione dunque pericolosa, perché alla fine capace solo di generare confusione e scarsa fiducia tra chi opera sul campo e chi ne decide modi e criteri d’impiego.
Laddove invece la chiarezza e l’unità d’intento dovrebbero essere la regola fondamentale per che si occupa di Afghanistan.
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