
Il discorso di Barack Obama alla cena per festeggiare il Ramadan alla Casa Bianca (Credits: Ansa)
Cosa deve fare un politico accorto,che ricopre un’importante carica istituzionale, di tendenze moderate, impegnato in un futuro (e decisivo) duello elettorale con un competitore agguerrito, quando il “suo” presidente, il leader del suo partito prende una posizione che è esattamente agli antipodi di quello che i suoi elettori (del politico in questione) pensano e “sentono” (come sentimento) ?
Harry Reid ha dimostrato di avere la risposta a questo quesito. Lui, l’ha fatto: ha smentito il suo capo. Senza pensarci troppo. Barack Obama aveva detto sì alla Moschea di Ground Zero. Il leader dei democratici al Senato ha detto un secco no all’iniziativa del Cordoba Institute. “Dovrebbe essere costruita da qualche altra parte”, ha affermato il navigato senatore del Nevada.
Nelle prossime elezioni di novembre, Harry Reid si gioca la carriera nello scontro per la rielezione a Capitol Hill che lo vede a confronto con la repubblicana Sharron Angle. I sondaggi dicono che i due sarebbero testa a testa e il democratico (che ha già le sue brutte gatte da pelare in termini di consenso), non vuole certo perdere la gara elettorale solo perché a Barack Obama gli è venuto in mente di appoggiare l’iniziativa del Cordoba Institute, nonostante la maggioranza degli americani sia contraria alla costruzione di una moschea a poche decine di metri da Ground Zero.
Lo stesso presidente si è accorto di quanto sia stata d’impatto la sua uscita di venerdì scorso, alla cena di stato per festeggiare il Ramadan.
Tanto che il suo sì del giorno prima, 24 ore dopo è diventato una sorta di nì. Durante il suo viaggio-lampo in Florida (nelle zona colpite dalla Marea Nera), Obama ha voluto specificare che il suo non era stato un appoggio formale alla costruzione del centro culturale islamico, ma solo una dichiarazione favorevole in via di principio. “Non ho parlato dell’opportunità di edificare la moschea, ma del diritto di farlo”.

i lavori per la costruzione della moschea di Ground Zero proseguono (Credits: LaPresse)
In realtà le sue parole (e i suoi sentimenti) sono state comprese bene da tutti. In primo luogo dai repubblicani. Che hanno trovato subito terreno fertile per una campagna contro la moschea (che era già iniziata da tempo) e contro il presidente in vista delle elezioni di Medio Termine. Se, dopo le divisioni sulla riforma sanitaria, dopo le delusioni sull’andamento dell’economia e la lotta alla disoccupazione e, infine, dopo i tentennamenti sull’Afghanistan, il Grand Old Party potesse usare anche la moschea di Ground Zero come arma contro i democratici, l’appuntamento di novembre potrebbe rivelarsi una sorta di passeggiata per i repubblicani.
Detto, fatto.Il fuoco di fila è iniziato subito dopo lo statement del presidente, non si è ancora fermato e, anzi, sembra essere destinato a durare.
La bordata più forte è arrivata da Newt Gringich, l’ex Speaker della Camera, ideologo della destra americana, secondo il quale Obama si è arreso all’Islam radicale. “Non permetteremmo a nessun nazista di mettere un’insegna fuori dal Museo dell’Olocausto di Washington,non daremmo il permesso a nessun giapponese di innalzare un monumento nei pressi di Pearl Harbour. Perché dovremmo consentire la costruzione della moschea vicino a Ground Zero?”, ha chiesto (retoricamente) Gringich in un’intervista.
Gli attacchi dei repubblicani continueranno e la vicenda della moschea di Ground Zero ormai è diventato un caso nazionale (in grado di condizionare l’esito delle elezioni di novembre), ma anche una vicenda di cui discute tutto il mondo.
Per questo alcuni commentatori hanno chiesto di maneggiare con cura il tema. Per evitare che alla fine questo dibattito (falsato dalle fisiologiche strumentalizzazioni politiche) fornisca un’immagine sbagliata della tolleranza (religiosa) americana. Lo ha fatto, per esempio, il settimanale Time. Che ha invitato proprio i repubblicani a fare la “cosa giusta”, ad abbassare i toni, per non correre il rischio di fornire argomenti di propaganda anti-americana ai jihadisti.
Comunque la si prenda, dentro o fuori i confini degli Usa, questa vicenda sembra avere ormai le caratteristiche di una piccola, grande guerra di religione.
- Martedì 17 Agosto 2010

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Commenti
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Il 17 Agosto 2010 alle 17:44 indigesto ha scritto:
Se non sbaglio la guerra di religione è stata dichiarata da tempo, e non dall’Occidente nè tantomeno dagli americani. Purtroppo queste guerre non conoscono confini. Si alimentano tra le nazioni e nelle nazioni (gli USA ne sanno qualcosa).
Retoriche e politiche a parte, la realizzazione della moschea a pochi passi dalle “rovine ancora fumanti” delle due torri è dissacratoria. Voglio sperare che gli islamici statunitensi non ci abbiano fatto caso!
Il 18 Agosto 2010 alle 13:17 sgarikka68 ha scritto:
costruire una moschea a ground zero ha una doppia lettura.
gli islamici vedono la vittoria dell’islam sugli infedeli.
gli americani hanno una doppia lettura,alcuni pensano di dimostrare la superiorità americana permettendo la costruzione della moschea dove hanno perso molti connazionali. Altri e per me a giusta ragione vedono il tentativo degli islamici di conquistare gli infedeli in maniera soft. far costruire la moschea proprio a ground zero significa pressappoco questo:più li ammazziamo più hanno paura di noi
Il 18 Agosto 2010 alle 20:13 anna.one ha scritto:
Non e’ una guerra di religioni, o di andare contro la Costituzione, infatti di moschee nell’area di New York ce ne sono circa 100, nessuno impedisce di costruirne un’altra, e’ la mancanza di sensibilita’ che offende.
Negli anni ‘90 a Disney non fu dato il permesso di costruire un theme park vicino il Manassas Battlefield, e papa Giovanni Paolo II ordino’ alla Carmelitane di lasciare il convento a Auschwitz, il tutto era una lezione in rispetto.
Ground Zero e’ il sito del piu’ grande omicidio di massa nella storia degli US, perpetrato da musulmani di una particolare orthodoxy islamista, nel nome della quale morirono e uccisero.
Se non bastasse, seguendo il Shariah Index Project, si solve il mistero dei 6 piani misteriosi del progetto dell’imam, il Cordoba Institute, per la propaganda e per applicare la legge shariah in America e nel mondo.
Dr.Rauf ha cercato di cover-up, ma due hidden websites con molti infos cancellate, sono state trovate.
L’imam sapeva che si sarebbe sollevato un vespaio, sapeva che l’elite “intellettuale” leftist americana gli avrebbe parato il latoB, che avrebbe creato una divisione del popolo americano, non solo sapeva, ci contava!
Un fatto positivo da tutto questo sara’ che, come scrive Andrew McCarthy (autore del bestseller The Grand Jihad) non ci sara’ nessun posto per ogni candidato alle elezioni di novembre, compreso ogni incumbent, di nascondersi. Ora una delle domande sara’:” Qual’e’ la tua posizione sulla shariah?” La risposta di Obama e’ ora chiara, sta’ con shariah.
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