- Tags: Generazione Tel Aviv, Israele, negoziati, oslo, Palestina
- 10 commenti

Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton (Ap Photo/Manuel Balce Ceneta)
Ora è ufficiale. Dopo 20 mesi di stallo i colloqui diretti tra israeliani e palestinesi riprenderanno il prossimo due settembre. Lo ha annunciato il segretario di Stato americano Hillary Clinton. Adesso però il rischio è mettere troppa carne al fuoco.
In base alle anticipazioni diffuse dal New York Times, i nuovi negoziati si dovrebbero basare su un’impalcatura diversa rispetto ai precedenti. Israeliani e palestinesi si sono dati un anno di tempo: se entro il 2011 non si raggiunge un accordo, salta tutto.
Soprattutto gli accordi precedenti si basavano sul principio del passo-per-passo, si partiva dalle questioni relativamente più semplici per lasciare i dossier più spinosi alla fase finale dei negoziati. Cui, ovviamente, non si è mai arrivati.
Qui invece l’idea sarebbe di discutere di tutte le questioni fin da subito. Quali sono, dunque, i dossier sul tavolo? Ecco una breve lista.
I CONFINI DI UNO STATO PALESTINESE. In base alla roadmap precedente, Israele dovrebbe dare ai palestinesi tutti i territori conquistati nella Guerra dei Sei Giorni, che prima del 1967 appartenevano a Egitto e Giordania. Israele però vorrebbe mantenere una piccola parte di questi territori, dove sono concentrati gli insediamenti ebraici più numerosi e dove abitano centinaia di migliaia di cittadini israeliani. I palestinesi, ovviamente, non sono d’accordo.
LO STATUS POLITICO DI GERUSALEMME EST. Originariamente l’Onu prevedeva uno status speciale per Gerusalemme. Poi Israele ha conquistato Gerusalemme Ovest nel 1948 e la parte rimanente è andata alla Giordania. Nel 1967 gli israeliani hanno conquistato anche Gerusalemme Est e negli anni Ottanta l’hanno formalmente annessa al territorio nazionale. I palestinesi però vogliono che Gerusalemme Est sia la capitale del loro futuro Stato.
IL RITORNO DEI PROFUGHI E DEI LORO DISCENDENTI. Quando è nato lo Stato di Israele, milioni di palestinesi hanno lasciato le loro case (secondo alcuni sono stati scacciati, secondo altri sono scappati senza averne una ragione giustificata) e adesso vivono in Paesi arabi come la Giordania e il Libano. I palestinesi vorrebbero che tutti i profughi del 1948, insieme ai loro figli, nipoti e bisnipoti, possano rientrare nel territorio israeliano. Israele è contraria perché lo considera un suicidio demografico. Secondo l’Onu i profughi palesti nesi sono circa quattro milioni.
Sono tutte questioni estremamente delicate (quella dei profughi probabilmente è la più complessa) che qui sono solo tracciate a grandi linee. Certamente avremo occasione di tornarci più avanti.
- Lunedì 23 Agosto 2010

LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 23 Agosto 2010 alle 14:21 indigesto ha scritto:
Certo che è il più spinoso! Demograficamente Israele diventerebbe da subito un territorio dei “palestinesi”. E’il modo arabo di conquistare le nazioni. Con Israele lo farebbero d’un sol colpo e senza bisogno di quinte colonne, come ad esempio accade negli USA, in Europa e, segnatamente, da noi!
Ne volessero di territori nei paesi arabi, i cosiddetti palestinesi..!
Il 23 Agosto 2010 alle 17:00 e.fumagalli ha scritto:
Palestina=Terra dei Filistei, che c’entra Israele.
Il 23 Agosto 2010 alle 22:36 anna.one ha scritto:
Puo’ anche essere un gioco sulla parola Palaistes Παλαιστής (dal greco lottatore) e un riferimento a Jacob, in seguito chiamato Israele, il fondatore della nazione antica israeliana!
Che c’entrano gli arabi?
Il 23 Agosto 2010 alle 23:54 annamomigliano ha scritto:
Canaan= terra dei Cananei, che erano i nonni dei Fenici. Vogliamo dare tutta Israele e la Palestina ai Libanesi, che dei Fenici sono più o meno i discendenti?
Seriamente, sono laureata in antropologia con una tesi su etruschi e fenici/cananei, ma non tirerei in ballo questa roba della prima età del ferro quando si parla di politica moderna.
Il 24 Agosto 2010 alle 17:38 indigesto ha scritto:
Oltretutto fu chiamata Palestina dai romani per fare un ennesimo dispetto agli ebrei.
Il 24 Agosto 2010 alle 21:39 e.fumagalli ha scritto:
La Palestina (latino: Syria Palestina; ebraico biblico: פּלשת, Pelesheth, o ארץ פּלשתיים, eretz Pelishtiyim, “terra dei Filistei”; ebraico moderno: פלשתינה, Palestina, o ארץ־ישראל, Eretz Yisrael; arabo: فلسطين, Filasṭīn)
Non risultano lottatori greci. L’ebraico biblico precede i romani di un paio di settimane.
Il 24 Agosto 2010 alle 21:57 e.fumagalli ha scritto:
Strano che come antropologa non abbia capito l’Uomo come essere che si distingue dagli animali per la capacità del pensiero astratto e che sia proprio quello ad alterarne la sua indole sostituendola all’istinto. Una laurea non significa intelligenza, quella si ha non si impara ne tanto meno si compra, le lauree a volte si, si comprano oppure è solo buona memoria.
Il 13 Settembre 2010 alle 17:41 Colloqui di pace: Hillary Clinton a Sharm el-Sheik - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] palestinese Abu Mazen e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Un segnale che i colloqui, almeno quelli, vanno [...]
Il 14 Settembre 2010 alle 9:45 pasalaam ha scritto:
Bé, effettivamente non ha torto la signora Momigliano. Anche senza tornare all’età del ferro, ve lo immaginate il casino infernale che scoppierebbe se ogni singola etnia rivendicasse quello che apparteneva ai suoi antenati vicini e lontani?
Nel corso dei millenni, tutti hanno conquistato e perso tutto. Egiziani, greci, mongoli, unni, visigoti, romani, spagnoli. Popolazioni intere sono scomparse ed altre hanno migrato.
Non é una questione di laurea, é una questione di buon senso.
Il 14 Settembre 2010 alle 17:08 anna.one ha scritto:
I colloqui sono impostati bene, non ci sono mutuali concessioni che possono essere fatte separatamente dai grandi problemi, territori, sicurezza, il diritto al ritorno, Jerusalem, per raggiungere un accordo, le concessioni devono essere tra questi problemi cosi’ se, esempio, Israele rinuncia a Jerusalem, i palestinesi rinunciano al diritto del ritorno. Cio’ sarebbe finale, non ci sarebbe piu’ nessuna futura rivendicazione.
Abbas, purtroppo, sa esattamente come insidiare le trattative.
Quello che e’ un ostacolo come dal’47, e’ il rifiuto categorico da parte dei palestinesi d’accettare uno stato ebreo.Abbas non ha nemmeno un consenso parziale e non ha l’autorita’ e lui stesso, come detto ad al-Quds, non riconoscera’ mai lo stato d’Israele.
Naturalmente approffittera’ dal blunder di Obama, il freeze sugli insediamenti, e lascera’ il tavolo delle trattative se il freeze non sara’ rinnovato.
Cio’ risolvera’ tutti i problemi di Abbas: impedira’ di firmare la risoluzione finale, parera’ Hamas e fara’ come sempre passare Israele come il demonio, dopotutto il mondo condanna Israele anche se si autodifende.
p.s.:”Palestina”, la stessa parola deriverebbe da “Plesheth”, un nome che appare frequentemente nella Bibbia. Plesheth, (Palash root) e’un termine generale che significa :”rotolante” o “nomade”, cio’ si riferisce all’invasione Filistea e la conquista della costa. I filistei non erano arabi e nemmeno semiti, erano piu’ strettamente connessi ai greci provenienti dall’Asia Minore e localita’ greche. Essi non parlano arabo. Non avevano alcuna connessione, etnica, linguistica o storica con l’Arabia o gli arabi..percio’, fumin, che c’entrano gli arabi?
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.