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La misteriosa fede di Barack Obama - L’ANALISI

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  • Tags: Barack Obama, Bibbia, Casa-Bianca, cristiano, fede, Islam, musulmano, obamamania, religione
  • 6 commenti
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.
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Barack Obama parla alla Chiesa Battista di Vermont Avenue a Washington (Credits : LaPresse)

Barack Obama parla alla Chiesa Battista di Vermont Avenue a Washington (Credits: LaPresse)

Per molti americani la fede di Barack Obama è un problema. Mentre i sondaggi indicano come sia sempre più alta la percentuale di coloro che credono di avere un presidente musulmano, diversi commentatori, per fugare questi dubbi, invitano Barack Obama a mostrare in pubblico (con molta maggiore intensità) il suo credo  religioso.

Nonostante Obama sia stato abbastanza chiaro in passato sulla sua conversione al cristianesimo, le sue idee sulla religione, il racconto sulla suo percorso spirituale, la sua biografia personale, la sua mancata adesione a un chiesa cristiana dopo la fine dell’esperienza con la Trinity United Church of Christ del controverso reverendo Jeremiah Wright, hanno lasciato un senso di mistero attorno alla sua fede.

Che in realtà non c’è, o che non dovrebbe esistere . E’ vero che Barack Obama - uno dei presidenti più intellettuali delle storia americana - in questo campo è sempre stato un uomo dalle molte domande e dalle poche certezze, dalle mille sfumature e dalla scarse parole nette, ma è anche vero che probabilmente lui è quello che dice di essere: un cristiano (timido?!) alla continua ricerca di se stesso e del senso della sua appartenenza alla religione, una persona che, proprio per questo (e grazie alla sua cosmopolita storia personale) riesce a contemplare con serenità e rispetto il rapporto con le altre fedi.

Ma questa sua “originalità” non sembra essere compresa. Né Obama sembra avere molta voglia di spiegarla. Sa che è comunque un terreno scivoloso. Perché nella Terra della Separazione tra la Cosa Pubblica e la Religione si è comunque sempre guardato alla fede dell’inquilino della Casa Bianca con estremo interesse e spesso il tema è diventato non solo motivo di dibattito (dei contemporanei e degli storici), ma anche elemento di giudizio e di consenso politico.

In un panorama di presidenti (più o meno) devoti alle chiese cristiane (tra cui uno, J.F.K. a quella Cattolica), si affiancano le figure di coloro che non sono mai stati espliciti rispetto alla loro appartenenza religiosa. E tra di loro c’è anche colui che Barack Obama ha preso come modello: Abraham Lincoln. Il quale (a seconda delle fonti storiche) sarebbe stato sempre ateo o si sarebbe convertito al cristianesimo solo in età avanzata.

La conversione di Barack Obama risale invece ai primi anni’90. Lisa Miller, in un articolo del luglio del 2008 su Newsweek, racconta il suo viaggio spirituale e spiega come l’allora giovane e brillante avvocato, appena uscito dalla Facoltà di Giurisprudenza di HaRvard, impegnato nella difesa dei diritti sociali della comunità nera di Chicago, sentisse - dopo una lunga riflessione fatta di meditazione e di letture di teologi protestanti come Paul Tillich e Reinhold Niebuhr e di Padri della Chiesa, come  Sant’Agostino - la necessità di aderire alla comunità cristiana.

Prima di allora, l’educazione spirituale di Barack Obama non era mai stata una professione di fede, ma più semplicemente una serie di esperienze “dettate” dalla sua storia, in cui ha avuto un ruolo fondamentale la madre, Ann.

Il padre - che crebbe in una famiglia musulmana del Kenya- al tempo in cui incontrò Ann era un ateo dichiarato,ma rimase troppo poco nella vita (quotidiana) di Barack per poterne condizionare le scelte.

Sua madre, invece, era un’agnostica. Attenta all’aspetto spirituale, Ann era una donna dalle molteplici domande, aperta e curiosa nei confronti delle religioni. Tanto che nella memoria di Barack e della sorellastra Maya ci sono i riti cattolici, protestanti, islamici e perfino buddisti ai quali assistettero con la madre.

Barack Obama passò alcuni anni della sua infanzia in Indonesia con un patrigno che seguiva un particolare filone locale dell’Islam, intriso da antiche venature animiste e ritualità induiste. Il suo contatto più vicino con la religione musulmana fu quello. E fu un’esperienza positiva che poi gli fece affermare che “l’Islam è compatibile con la modernità“. Una convinzione che ha poi guidato anche la sua politica e la sua azione anche come presidente, fino alla recente “benedizione” della costruzione della moschea a Ground Zero.

Barack e Michelle Obama, Joe Biden pregano ai funerali dell'attivista per i diritti umani Dorothy Height (Credits : LaPresse)

Barack e Michelle Obama, Joe Biden pregano ai funerali dell'attivista per i diritti umani Dorothy Height (Credits: LaPresse)

Lasciata l’Indonesia e trasferitosi alle Hawaii, Barack era ormai un adolescente che aveva accantonato la questione religiosa per darsi alle attività tipiche dei teenager. Sarà poi con la crescita e l’inizio della sua carriera universitaria alla Columbia di New York che il tema riprenderà ad avere importanza. Una lenta e sistematica evoluzione, come lui l’ha descritta, fino ad arrivare al battesimo nei primi anni’90.

Obama cerca una chiesa che lo coinvolga. Aderisce alla Trinity United Church of Christ di Chicago perché coniuga la fede cristiana con l’attività sociale. E in più il suo capo, il reverendo Jeremiah Wright l’ha plasmata come una vera e propria comunità, quasi una grande famiglia.

Nonostante ciò, gli Obama (comprese Michelle e le figlie) non saranno mai degli assidui praticanti. Spesso passano le settimane, se non addirittura i mesi, prima che la famiglia Barack partecipi alla funzione domenicale.

Barack Obama rimarrà un fedele di quella chiesa fino a quando, in piena campagna per le presidenziali, non verranno resi pubblici a livello nazionale alcuni degli infuocati sermoni del reverendo Wright contenenti frasi infelici sull’11 settembre e su altri temi. Whrigt si dimette dal suo incarico. Obama prende le distanze da lui e dalla comunità.

Da quel momento, Barack è orfano di una chiesa. Non aderisce ad altre, e dopo la sua elezione a presidente tende a vivere la sua fede in modo sempre più privato. A differenza dei suoi predecessori (in particolare George W. Bush, ma anche dei democratici Bill Clinton e Jimmy Carter) è molto raro vederlo in chiesa a Washington. Dall’inizio del suo mandato ci sarà andato solo qualche volta.

Questa originale e personale interpretazione della fede ha dato adito ai dubbi (spesso strumentali della destra americana) sulla religione professata da Obama. Che continuano a essere alimentati. Come ha fatto in uno show televisivo il leader del partito repubblicano al Senato Mitch McConnell. “Se il presidente dice di essere cristiano, lo prendo in parola”, ha detto l’astuto rappresentante del Gop.

Dopo gli anni dello Scontro tra Civiltà essere un credente nel modo in cui lo è Barack Obama non è facile anche negli Usa.

  • michele.zurleni
  • Lunedì 23 Agosto 2010

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Commenti

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Il 23 Agosto 2010 alle 16:55 anna.one ha scritto:

Forse Barry e’ ateo, hey, non festeggia nemmeno i compleanni! Per i musulmani e’ musulmano, con nonno, padre e patrigno musulmani, lui e’ musulmano.

Comunque non dimentichiamoci che Barack Hussein Obama per 17 anni si e’ congregato alla chiesa del very reverend Wright della Black liberation theology e come attivista della comunita’ liberale, prima della sua elezione al Senato dell’Illinois.

Che egli finga innocenza, o che egli professi tolleranza per alcune delle parole del very reverend Wright non e’ la linea che ci si aspetta da un politico post-razziale. E ‘quello che ci si aspetta da un uomo la cui carriera e’ intrisa di politica razziale, una politica che reca un gran danno al popolo che si propone di servire.

Mai il popolo americano fu diviso come oggi, e dobbiano ringraziare Obama.

Il 23 Agosto 2010 alle 22:33 e.fumagalli ha scritto:

Deve per forza esserci un Dio (uno per tre) non se n’è versato abbastanza sangue nei millenni? Dei senza Dio, in 10 anni han fatto passi da gigante, se avessero ragione?

Il 25 Agosto 2010 alle 16:27 jimmie01 ha scritto:

Fumagalli, i tuoi ” senza Dio” hanno da fare passi ancora piu’ da gigante. Infatti, se vogliono tornare a casa debbono camminare 60 miglia o aspettare un mese. Hai sentito parlare dell’ ingorgo mostruoso? He, he, forse tutto si rislvera’ quando i cinesi avranno i treni ad alta velocita’. Cin , cin, salute!!!

Il 25 Agosto 2010 alle 19:40 e.fumagalli ha scritto:

I cinesi non han nessuna fretta, sono abituati a stare seduti in riva al fiume. Piuttosto voi che a forza di correre dovete fermarvi, siete sull’orlo del precipizio e il prossimo passo si sta avvicinando. Le ricadute son sempre il peggio delle malattie.Ridi che mamma ha fatto i gnocchi, vedrai che gnocchi.

Il 26 Agosto 2010 alle 17:38 indigesto ha scritto:

Certo,se il comportamento della Cina continua ad essere, nella comunità internazionale,di tipo delinquenziale, con la falsificazione, lo sfruttamento del lavoro minorile,il sottrarsi ad ogni tipo di equità sociale, con l’incentivare ingressi di capitali provenienti da evasioni fiscali e col favorire la prostituzione(solo da noi le evasioni sono impressionanti e la maggioranza delle prostitute in circolazione è cinese) di passi da gigante ne farà! Un pò come i nostri mafiosi dediti al malaffare. Quando qualcuno se ne accorgerà è probabile che mandi i capi cinesi in riva al fiume, ma per certe funzioni organiche!

Quanto alla religione di Obama, fa bene a non farsi “pesare”. Ormai rappresenta una “certa” America anche senza professione di fede. In fondo, anche se avesse una fede, oggettivamente non gli sarebbe molto d’aiuto ostentarla. Sarà magari ateo anche lui, perche no? Quando non si sa che pesci pigliare pare sia la più comoda delle soluzioni!

Il 26 Agosto 2010 alle 22:24 e.fumagalli ha scritto:

Ieri il nostro Ministro delle Finanze, disse:” Le fabbriche non possono sopportare le eccessive misure di sicurezza, non è il mondo che deve adeguarsi ma l’Italia e l’Europa al mondo.” Gli USA stanno pensando di ritornare allo schiavismo e forse Tremonti si riferiva alla Cina. Quindi che hanno da blaterare gli anti cinesi, Sulla Salerno Reggio siamo in coda da 40 anni, che vuoi che siano due mesi in Cina, mica hanno fretta i cinesi. Pero ha ragione il Ministro, per prima toglierei tutte le scorte a politici e parlamentari, ai magistrati no, vanno protetti. Poi ritirerei tutti i militari in missione di pace, della sicurezza degli USA ce ne frega un tubo, sono i più forti, se la vedano loro. Sai che risparmio immediato. Poi se non si proteggono gli operai chi produce.

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