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Cina e Italia in guerra per i pomodori

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  • Tags: Cina, Coldiretti, Italia, orientexpress, pomodori
  • 9 commenti
Claudia Astarita, 30 anni, lavora da quattro come ricercatrice presso il Centro di Studi Asiatici della prestigiosa Hong Kong University. È sposata con un diplomatico italiano in Cina.
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Credits: LaPresse

Credits: LaPresse

L’allarme è già stato lanciato: la Cina è pronta a invadere l’Italia. Con 100 milioni di chili di pomodori, circa il 15% della produzione nostrana. Coldiretti parla di concorrenza sleale, visto che le navi della Repubblica popolare porteranno nel Belpaese ‘fusti di oltre 200 chili di peso con concentrato da rilavorare e confezionare come italiano poiché nei contenitori al dettaglio’, quelli che arrivano sugli scaffali dei supermercati, ‘è obbligatorio indicare solo il luogo di confezionamento, non quello di coltivazione del pomodoro’. E proprio grazie a questa procedura i pomodori cresciuti in Cina si trasformeranno in sughi pronti ‘italiani’.

I cinesi riescono a far arrivare sul mercato italiano il concentrato di pomodoro a prezzi bassissimi, permettendo così alle aziende (italiane) che lo acquistano di abbattere i costi di produzione anche del 50%. Bruciando, contemporaneamente, i guadagni dei produttori locali. Da qui la mobilitazione generale degli operatori del settore per fare in modo che anche sulle bottiglie di pomodoro vendute nei supermercati italiani sia possibile, con l’aiuto di un’etichettatura più precisa e veritiera, scoprire se la conserva è stata prodotta e confezionata nel Belpaese o se l’azienda si è limitata a rilavorare e imbottigliare un concentrato di pomodoro importato.

Così si limita la concorrenza, dicono alcuni. Gli agricoltori nazionali vanno protetti, ribattono altri. Dal mio punto di vista, il nocciolo della questione dovrebbe essere la tutela del consumatore. Ho vissuto per quattro anni a Hong Kong e raramente ho acquistato (volontariamente) carne, pesce, frutta o verdura made in China. Non perché sia una fanatica del pomodoro e delle bistecche nostrane. Anzi, chi vive in Asia scopre subito che, per motivi puramente geografici, la verdura e la frutta più fresca arrivano dal Sudest asiatico, la carne dall’Australia e il pesce dal Giappone. Ho fatto questa scelta semplicemente perché ho visto con i miei occhi le coltivazioni cinesi, e ho visto come i macellai cinesi di Hong Kong conservano la carne: di giorno viene scongelata e posizionata su tavoli a temperatura ambiente senza alcun tipo di protezione e, la sera, quello che avanza torna nei congelatori.

Certo, va aggiunto che negli ultimi quattro anni ho sicuramente mangiato molti prodotti cinesi, quanto meno nei ristoranti locali che amo tanto, e non mi è mai successo nulla. Tuttavia, non ho mai cambiato le mie abitudini in merito alla spesa. Ecco perché ritengo sia importante fare in modo che il consumatore sia libero di scegliere cosa acquistare. E a chi fosse interessato alle conserve made in China ricordo che nella Repubblica popolare i pomodorini ciliegia sono talmente dolci da essere spesso serviti come frutta.

  • claudia astarita
  • Giovedì 26 Agosto 2010

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Commenti

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Il 26 Agosto 2010 alle 16:50 e.fumagalli ha scritto:

Luna, ti devo correggere, non è che fanno concorrenza ai produttori locali ma agli Olandesi. Ora non so quante tonnellate di pomodori importiamo dall’Olanda m’è sfuggito il numero che Piero Angela aveva dato , ho preso quello dei peperoni 7 mila tonnellate, sempre dall’Olanda Le mozzarelle poi le importiamo dalla Germania, sono colorate ma sempre meno pericolose delle radioattive delle bufale campane. Comunque non ti preoccupare, parte di quel conentrato, andrà negli USA, c’è Eataly a New York che sta facendo faville. Pensa l’assurdo, i pomodori giunsero dall’America e ci ritornano dalla Cina, è proprio vero che non ci sono più ne religioni che mezze stagioni ma solo cretini.
P.S.L’Olanda i tulipani li importa dalla Colombia, pure i coni per i mazzi con stampato il marchio olandese, li produceva la ditta in cui lavoravo. In Venezuela poi, bastimenti di alluminio laminato per i pacchi di sigarette. La materia prima, il minerale era estratto in Venezuela o paesi vicini. Bisogna pure dare lavoro ai marinai, altrimenti che ne facciamo del petrolio.

Il 26 Agosto 2010 alle 17:46 indigesto ha scritto:

Già la Cina ci ha invaso di falsi, alimenti dannosi, imprese che evadono e prostitute. Ora pure col pomodoro. Ma nessuno si chiede chi sono i loro compari di casa nostra. Non certo qualche povero illuso che li ammira. Si tratterà di gente ben più furba che ci fa fior di quattrini. Questo si che sarebbe un grande scoop. Ma non glielo consiglio, cara Professoressa, sento odor di mafia!

Il 26 Agosto 2010 alle 22:44 pasalaam ha scritto:

Ha ragione, signora Astarita, il nocciolo é proteggere il consumatore, ciò malgrado, il prodotto cinese sarà sempre più economico di quello occidentale e con i tempi che corrono, anche un piccolo risparmio farà la differenza.

Sarà difficile convincere la massaia, che ha i soldi contati, a spendere di più per un prodotto apparentemente identico.
Questo almeno fino a quando non ci rifileranno uno dei loro prodotti avvelenati ed ho il presentimento che non tarderà.

In ogni caso, il “miracolo” cinese non durerà ancora per molto. Per il momento, giocano barando e noi sappiamo che barano, ma non durerà in eterno.

È facile produrre a basso costo quando si utilizza un miliardo di persone in regime di schiavitù. Vedremo cosa saranno capaci di fare trattando il loro popolo in modo civile.

Il 27 Agosto 2010 alle 10:08 pierreleblanc ha scritto:

Non solo pomodori: I negozi e supermercati di “ferramenta” in tutta l’Europa sono in preda ai prodotti (regolarmente) importati dalla Cina. Per esempio: le scale per l’industria, per gli artigiani e le casalinghe sono per la maggior parte prodotte in Cina, pur portando spesso nomi e marchi di produttori e commercianti Europei. “Faraone”, “Foppa Pedretti”, “Framar”, “Frigerio”, “Maurer”, “Svelt”, “Tubesca”, “Zarges”, (per citare solo alcuni nomi) offrono scale e sgabelli, anche ad alto valore aggiunto, prodotte in Cina. In pochi anni la maggior parte dei produttori di scale in Europa sono diventati agenti dei 1000 e più scalifici cinesi (compresi gli “scalifici ombra” che lavorano, non si sà a quali condizioni, e con quali materiali, e con la manodopera di prigionieri dei Laogai di stato). Con la crisi mondiale, che ha messo in difficoltà più del 60 % dei produttori di scale e ponteggi in Cina (CICIR, Beijing), il commercio con scale cinesi ha subito una specie di canibalizzazzione: prezzi di svendita e di fallimenti; svalutazione dello yuan che aumenta in modo sleale la concorrenzialità delle merci esportate; contributi del governo cinese a scalifici che esportano scale ad alto valore aggiunto; magazzini europei strapieni: il grande scalificio europeo, abituato a controllare la distribuzione del “suo prodotto cinese”, vede “le sue scale” importate e distribuite a qualsiasi prezzo da piccoli scalifici, da grossisti, commercianti, negozianti, broker ed agenzie di produttori e commercianti cinesi stessi.

Il 27 Agosto 2010 alle 12:03 e.fumagalli ha scritto:

I cinesi sono il popolo più numeroso al mondo ed esistono da sempre, se mangiassero cibi avvelenati non sarebbero cosi numerosi. Se poi ora producuno veleni è solo perché adottano sistemi occidentali per l’occidente. Non vedo come possa finire il “miracolo” se come dice piero il bianco non fanno altro che adottare quello che facevamo noi fino a poco fa. Ricordarsi che l’Italia, nel primo dopoguerra e per qualche tempo, fu la Cina per l’Europa e l’occidente, stanno mettendo in ginocchio l’occidente per fare spazio ai popoli emergenti, vanno d’accordo con tutti e non hanno paura degli USA. Per esperienza personale, in qualsiasi paese in cui sono stato, preferivo di gran lunga prodotti locali che porcherie di ristorenti italiani che spesso avevano solo il nome.

Il 27 Agosto 2010 alle 12:06 lapolide ha scritto:

Padova, 27 agosto 2010.

“ALLARME NEI CAMPI”.

Questo il titolo, apparso ieri su “il Giornale”, dell’articolo di Massimiliano Chiavarone a pg.16 che riprendo anche senza permesso e vi invito a leggerlo dalla prima all’ultima parola, se non l’aveste ancora fatto, ricuperandolo, con il titolo: “L’Invasione dei pomodori con gli occhi a mandorla”.
E’ inutile circumnavigarci intorno con discorsi di Soloni e Soloncini con tanto di laurea o stendere lenzuolate di commenti, opinioni sui vari blog, su riviste e stampa tutta per poi dimenticarci della cruda realtà e piangere lacrime di coccodrillo se aumentano i disoccupati e le fabbriche chiudono i battenti.
E’ una vergogna Europea, pria che Italiana il disinteressarsi di intervenire introducendo Dazi, divieti di importazione di merce proveniente dalla Cina ( e non solo pomodori purtroppo!)
E’ un sacrosanto diritto dell’Italia salvaguardare la nostra economia e qualità, piacente o meno alla Ue che non considera più l’Italia Nostra una Nazione che invece produce, vive, progredisce; scordandosi della nostra millenaria Storia culturale; arrivando ad estinguere anche la nostra lingua, la nostra origine religiosa.
Ma, vivaddio, c’è qualcuno che ci rappresenta ( pur SU-PER-PA-GA-TO con i nostri soldi ) in quel di Bruxelles e faccia sentire la nostra voce ?
Una volta c’era in Italia un Ministro (Zaia ?) che si interessava fin troppo bene della nostra Agricoltura.
Di grazia, che fine a fatto ? Per questo è stato tolto ? Il sostituto ? Forse in ferie a Capalbio tra i Vip……
La produzione dei Pomodori è al Sud una delle piantagioni preminenti. Vogliamo anche lì finire a “SCHIFIO” come con i giocattoli importati, scarpe, vestiario etc, etc. sempre made in China ?
Ci vogliamo muovere, agire subito così come ha fatto l’America, sì l’America di Obama che ha vietato l’importazione dalla Cina di tali prodotti che tra l’altro vengono fatti nei maledetti Laogai ( carceri) da carcerati e delinquenti di ogni risma, in barba alla qualità simile a merce coprofaga e poi esportata tingendola di rosso; proprio per non pagare il… Dazio !
Chi vuole intendere intenda e da Italiano lancio il mio URLO al mondo Occidentale e oltre….VERGOGNA EUROPA UNITA…Vergogna Italia !
lapolide

Il 27 Agosto 2010 alle 12:38 p.a.d ha scritto:

Poi alla casalinga di Voghera le si fiacca in due la scaletta cinese fatta con alluminio impastato con fango alluvionale e si grida alla sicurezza…

Da ridere!

Io mi sono provato un paio di scarpe dal marchio ingannevole (solo dopo la prova mi sono accorto della sfacciata imitazione) in un nagozio di una famosa catena di vendita padovana… Risultato? Un prurito che nemmeno le sanguisughe, arrossamento e gonfiore del piede dopo cinque minuti! Idem nella mano che ho infilato per togliere la carta d’imbottitura.

Inutile spiegare il perché, come è inutile dire che il 50% (o forse più) delle scarpe presenti con marchio “Made in Italy” sulla scarpa, presentavano la solita marcatura sotto la soletta “Made in PRC” che sta a dire “Made in Poltiglia Riciclata Cinese”.

In fondo i cinesi fanno bene a produrre “merda”… finché ci sono scaltri importatori che gliel’acquistano!

A loro, ai nostri imberbi importatori locali accecati dal “pago 1 e rivendo a 1000″ bisognerebbe sprangare sui denti finché non diventano “belli” come quelli dei loro amici produttori cinesi!!!

Sappiamo fare tutto e volendo molto meglio di tanti altri al mondo, dall’industria all’agricoltura fino all’alimentare, ma no, noi dobbiamo sempre prenderlo nel ziborio grazie ai soliti industrialotti del menga che si arricchiscono sulle nostre spalle. Quelli che della qualità dei pomidoro cinesi se ne sbattono altamente, poiché loro vanno a mangiare sempre al ristorante ed in ristoranti dove certi scarti alimentari non li danno manco ai cani randagi!

Così è.

Il 27 Agosto 2010 alle 22:02 e.fumagalli ha scritto:

Leggo che andrebbero prese misure severe su chi specula, nobile sentimento, non fosse che chi già lo sta facendo da altre parti, mi riferisco a Chavez, che cerca di tagliare le unghiè proprio agli speculatori, chiudendo catene di supermarket di compagnie straniere, nazionalizzando assicurazioni e arrestando un macellaio a Caracas, perché appunto speculava, fattone un eroe da un tuo collega a Rio. Probabilmente il poveretto non sapeva che scrivere e scrive una cazzata. Pensa che ha pure scritto un libro: “Lula, il presidente dei poveri” Lula non mi pare un nemico di Chavez. Molinari scrisse “Il paese di Obama.” E’ l’esaltazione dell’entusiasmo USA per la svolta, ne descrive i passi alla scalata, i successi e le speranze in cui gli statunitensi credevano. Ora mi sa che debba rivedere la riedizione e aprirla con un : “Chiedo scusa, mi sono sbagliato.”. Una tua collega sul blog, definì l’ateo un adoratore di altare, quale non si sa e dire che è laureata in antropologia. Scusa una domanda, ma per essere giornalista, occorre dare l’esame di cretineria? E passano i migliori. Scommetto che tu sei stata raccomandata, altrimenti non passavi.

Il 30 Agosto 2010 alle 9:29 e.fumagalli ha scritto:

lapolide, nella tua tirata che sa di ritorno al medioevo con dazi e gabelle, scordi che l’inizio di questa invasione si ebbe con una partita di ping pong seguita dalla Coca Cola, dove poi piombarono i falchi occidentali che insegnarono ai cinesi come fare. Poi abbatterono il muro. Che colpa ne hanno i cinesi e le popolazioni dell’est? Hanno appreso dall’evoluta “civiltà” occidentale, che hai da lamentarti, ci hanno solo imitato, ora sono acidi per noi che dobbiamo imitare loro. Ciao ciao. P.S. Obama ha vietato un bel niente, gli USA sono nei guai perché importano tutto, esportano solo armi, distruxzione e speculazioni finanziarie, truffe in pratica.

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