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Katrina, cinque anni dopo l’America post-razziale è ancora lontana

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  • Tags: america post razziale, Barack Obama, George-W.-Bush, katrina, new-orleans, obamamania, ricostruzione
  • Un commento
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.
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New Orleans : cinque anni fa. Persone bloccate su di un tetto dall'inondazione (Credit : LaPresse)

New Orleans : cinque anni fa. Persone bloccate su di un tetto dall'inondazione (Credits: LaPresse)

New Orleans, cinque anni dopo il passaggio di Katrina, è ancora la città simbolo delle contraddizioni americane: sociali ed economiche.

Il Washington Post, in un lungo reportage dalla Louisiana, racconta come anche nella ricostruzione della città ci siano state disparità e come queste abbiano colpito soprattutto i ceti meno abbienti, composti per lo più dalla popolazione di origine afro-americana.

Il Kaiser Family Foundation, un istituto di ricerche sociali, ha pubblicato un rilevazione secondo la quale sette abitanti su dieci della città ritengono che la ricostruzione stia andando nelle giusta direzione, ma coloro che si dicono insoddisfatti sono in stragrande maggioranza afro-americani che non riescono ancora a rifarsi una vita dopo il passaggio di Katrina.

Le statistiche dimostrano che è stata soprattutto la classe media, composta per lo più da bianchi, a riuscire a riavere le proprie case. Chi aveva disponibilità di denaro prima della tempesta, con l’integrazione dei soldi provenienti dai fondi federali e statali, è tornato tra le proprie mura. Chi, invece, ce la faceva a fatica, dopo non c’è l’ha fatta a riprendere possesso della propria abitazione.

“La vicenda della ricostruzione è stata in realtà la storia di due ricostruzioni” - ha sintetizzato per il Washington Post, James Perry, del Greater New Orleans Fair Housing Action Center.

Una disparità che secondo un giudice federale della Louisiana è diventata una vera e propria discriminazione, tanto da emettere una sentenza contro il programma statale di aiuti per la ricostruzione.

Questo prevede lo stanziamento fino a 150.000 dollari per abitazione, ma non concede l’intera somma prevista per le riparazioni dei danni.

Così, chi viveva nelle zone più povere - dove il valore delle case è inferiore - ha quindi dovuto fare i conti  soprattutto con quello che deve pagare per rimettere a posto la propria abitazione.

Il quotidiano della capitale fornisce l’esempio di una famiglia che per anni, dopo Katrina, è stata nomade in strutture di accoglienza senza avere la possibilità di tornare a casa per la mancanza dei soldi necessari.

Una casa distrutta dal passaggio dell'uragano Katrina (Credits : LaPresse)

Una casa distrutta dal passaggio dell'uragano Katrina (Credits: LaPresse)

Il programma di prestiti dello Stato della Louisiana gli garantiva 135.000 dollari, ma le riparazioni ammontavano a una cifra attorno ai 300.000 dollari. Avuto un prestito di 16.000 dollari, la famiglia Randolph aveva bisogno di altri 100.000 dollari (che sono riusciti a trovare soltanto dopo molto tempo) per ritornare nella loro abitazione (cosa che hanno fatto nel 2008).

Molti altri, invece, sono ancora lontani dal poterlo fare.

Eppure, a detta di molti, i circa 143 milioni di dollari stanziati dal governo federale per la ricostruzione sono stati spesi bene. Il genio militare ha costruito 220 miglia di sistema di protezione contro le inondazioni; il sistema scolastico della città è ora migliore rispetto a quello che esisteva prima del passaggio di Katrina, così come quello sanitario.

Ma nonostante ciò, l’insoddisfazione degli abitanti di New Orleans, sembra essere ancora grande.

E questo, perché l’anniversario della tragedia che uccise 1.800 persone arriva nel momento in cui la città deve affrontare un’altra emergenza: la Macchia Nera di petrolio della Deepwater Horizon.

Che preoccupa molto la popolazione locale tanto che in un altro sondaggio della Kaiser Family Foundation, la maggioranza degli interpellati afferma che gli effetti della fuoriuscita di petrolio saranno peggiori di quelli provocati dal passaggio dell’uragano cinque anni fa.

Se allora, la rabbia era contro il governo di George W.Bush, accusato di essersi disinteressato della sorte degli abitanti della città, ora, invece, quel sentimento è indirizzato contro la Bp, ma anche, di riflesso, contro l’attuale amministrazione.

Barack Obama ne è ben conscio. E, infatti, ha deciso di andare a New Orleans, domenica, per tenere un discorso in occasione dell’anniversario.

Anche lui, come Bush, è stato accusato di essersi mosso in ritardo dopo l’esplosione della Deepwater Horizon; anche lui è stato accusato di aver sottovalutato la tragedia. Dopo quelle accuse, il suo attivismo è stato forte, per lo più improntato a mettere ( a sua volta) sotto accusa la Bp per il più grande disastro ambientale nella storia degli Usa.

Ora anche il presidente deve dimostrare di meritare la fiducia della gente di New Orleans.

  • michele.zurleni
  • Venerdì 27 Agosto 2010

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Commenti

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Il 27 Agosto 2010 alle 23:47 jimmie01 ha scritto:

Non capisco dove sta la discriminazione. Forse sta nel fatto che i bianchi si danno da fare per trovare i soldi necessari alla ricostruzione e i neri aspettano che il Governo gli dia l’ intiera somma? Quanto all’esempio riportato, qui stiamo scherzando!!! Ragazzi, stiamo parlando del profondo Sud degli USA. Da quelle parti una casa da 300.000 dollari e’ una casa di lusso ( dalle mie parti con quella cifra a stento compri un appartamanteculo ), ergo la famiglia additata come esempio non puo’ considerarsi classe media, ovvero non puo’ assolutamente considerarsi POVERA. Il Washington Post, Zurleni, e’ ben noto per le cavolate che scrive, tanto che da molti e’ chiamato ” Washington COMpost ( la spazzatura di Washington ).

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