Secondo il report Yemen abandons human rights in the name of countering terrorism di Amnesty International del 25 agosto 2010, quando devono fare fronte alle minacce derivanti da al-Qaeda, dai ribelli Huthi nella regione settentrionale di Sa‘da e dai secessionisti nel Sud le autorità yemenite sacrificano i diritti umani in nome della sicurezza. Le violazioni comprendono arresti arbitrari, torture, processi sommari in tribunali speciali, la detenzione arbitraria e persino l’uccisione di coloro che sono accusati di avere legami con al-Qaeda, gli Huthi nel Nord e gli attivisti nel Sud”.
In nome della lotta al terrorismo, nel 1999 è stato istituito un tribunale penale speciale e nel 2004 le sue competenze si sono estese. Il tribunale penale speciale giudica – tra gli altri – i giornalisti che scrivono sul conflitto di Sa‘da e riportano il malcontento dei secessionisti del sud, e altri professionisti le cui attività sono considerate ostili o nocive per il governo. Dal 1999 questo tribunale speciale ha condannato centinaia gli esponenti della società civile.
A titolo di esempio, nell’aprile 2009 sono stati arrestati l’ex diplomatico Qassem Askar Jubran e l’attivista politico Fadi Ba’oom. Colpevoli di aver “messo in pericolo l’indipendenza della repubblica e l’unità dello Yemen” e per aver organizzato proteste in sostegno al movimento secessionista del sud, nel marzo 2010 sono stati condannati a cinque anni di carcere e poi rilasciati.
Al momento della condanna il fratello di Qassem, Salah Askar Jubran, ha dichiarato ad Amnesty International che “tutto quello che aveva fatto era essere stato coinvolto nel movimento del sud, aver partecipato agli incontri e averne scritto sul giornale al-Ayyam”.
Nel maggio 2009 è stato istituito anche un apposito tribunale per la stampa per mettere a tacere le voci critiche sui mezzi di informazione. Giornalista per la testata al-Wassat, Anissa Uthman è tra coloro che sono stati messi sotto processo da questo tribunale che nel gennaio 2010 l’ha condannata in contumacia a tre mesi di carcere per aver “diffamato il presidente Salah nei suoi articoli in cui criticava l’arresto e la detenzione di attivisti per i diritti umani”.
Il numero di condanne a morte pronunciate dai tribunali nei confronti di persone accusate di avere legami con al-Qaeda o con gli Huthi è aumentato notevolmente e nel 2009 sono state condannate alla pena capitale almeno 34 persone accusate di legami con i gruppi armati Huthi.
Dal 2009 le forze di sicurezza hanno ucciso almeno 113 persone in operazioni in cui il governo aveva come obiettivo i terroristi. Dal dicembre 2009 – si legge nel report di Amnesty International – “gli attacchi delle forze di sicurezza sono diventati più frequenti e non viene fatto alcun tentativo per arrestare i sospetti prima di ucciderli”.
Il 17 dicembre 2009 a morire sono state almeno 41 persone, di cui 21 bambini e 14 donne, quando a essere colpito dai missili è stato il loro insediamento nell’area di al-Ma’jalah nel distretto meridionale di Abyan. Direttore del programma Medio Oriente e Nord Africa di Amnesty International, Malcolm Smart ha dichiarato che “le autorità yemenite hanno il dovere di assicurare la sicurezza della popolazione e di portare davanti alla giustizia coloro che, in violazione del diritto internazionale, hanno messo in atto questi attacchi che colpiscono i civili”.
A essere presi di mira dai servizi segreti (che rispondono direttamente al presidente Salah), che li rapiscono per settimane o persino per mesi, sono anche gli esponenti della società civile: giornalisti, attivisti dei diritti umani e coloro che esprimono il proprio dissenso e opinioni critiche nei confronti del governo. Secondo Malcolm Smart, questa “preoccupante tendenza si è sviluppata in seguito alla pressione degli Stati Uniti e di altri paesi per combattere al-Qaeda, dell’Arabia Saudita per affrontare gli Huthi” e troppo spesso “si prende a pretesto la sicurezza nazionale per affrontare l’opposizione e soffocare ogni tipo di critica”.
“Tutte le misure adottate nel nome della lotta al terrorismo e di altre sfide alla sicurezza in Yemen devono però avere a cuore la protezione dei diritti umani”, conclude Smart. “Ed è molto preoccupante che l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti siano coinvolti - direttamente o indirettamente - nella repressione dei diritti umani messa in atto dal governo yemenita in controtendenza rispetto al miglioramento registrato in precedenza”.
- Lunedì 30 Agosto 2010

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