
(Credits: Epa/Matteo Bazzi)
Dopo Neda, la ragazza iraniana uccisa da un cecchino durante le proteste dell’estate 2009, ora è un’altra donna a mettere nelle grane i vertici di Teheran: Sakineh, condannata alla lapidazione per adulterio e per complicità nell’omicidio del marito. Inoltre, il caso Sakineh-Carla Bruni ricorda la fatwa dell’Ayatollah Khomeini contro lo scrittore anglo-indiano Salman Rushdie perché entrambi i casi rappresentano delle gatte da pelare per la diplomazia iraniana e quelle europee.
I rapporti tra l’Eliseo e la Repubblica islamica sono sempre più tesi. Ormai da mesi. Per molteplici motivi: il presidente Sarkozy si oppone al programma nucleare iraniano e la ricercatrice francese Clotilde Reiss è stata in carcere a Teheran per 10 mesi: arrestata dopo una manifestazione dell’onda verde che contestava il risultato elettorale del giugno 2009 era stata accusata di spionaggio.
Ora, a peggiorare le relazioni diplomatiche tra Parigi e Teheran è il caso sollevato dal quotidiano ultraconservatore Kayhan, il cui direttore Shariatmadari risponde direttamente al leader supremo Ali Khamenei.
Il giornale ha scritto che, se Carla Bruni prende le difese di Sakineh, condannata alla lapidazione per adulterio, è perché hanno qualcosa in comune: la première dame avrebbe avuto illecite relazioni con varie persone e provocato il divorzio di Sarkozy dalla seconda moglie. In un articolo apparso sabato, il quotidiano Kayhan avrebbe addirittura definito Carla Bruni prostituta.
La diplomazia internazionale si indigna, giustamente. E a noi viene da pensare che questa volta Ahmadinejad forse non c’entra tant’è che il portavoce del ministero degli Esteri ha cercato di abbozzare qualche frase ma senza potersi mettere contro il leader supremo e il direttore della testata, suo beniamino. Questa volta di mezzo ci deve essere proprio il leader supremo, che un annetto fa aveva cambiato il capo della magistratura e deve essere un po’ contrariato per l’ingerenza dei media, dell’opinione pubblica e dello star system internazionale. Che, dopo aver obbligato ad aprire la cella del regista Panahi, ora impedisce all’Iran di lapidare una donna.
Forse quelle parole volgari verso Carla Bruni, che non hanno senso in ambito diplomatico, sono il colpo di coda di un personaggio che si sente con le spalle al muro, privo di carisma e con una legittimità in calo dopo le contestate elezioni del giugno 2009 e le proteste dell’onda verde.
- Giovedì 2 Settembre 2010

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Commenti
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Il 2 Settembre 2010 alle 12:00 indigesto ha scritto:
Gentile Professoressa, innanzitutto desidero avvisarLa che i Suoi ultimi articoli, e solo i Suoi, sono comparsi in modo illegibile; in parte per la sovrapposizione di altri testi ed in parte poichè incompleti nell’impaginatura da non poter permettere nemmeno un commento per poterLa almeno avvisare. Anche questo, nella sua parte iniziale, è ingombrato da una foto della Bruni.
Molto avrà scritto sul caso Sakineh, che poi un caso non è in quanto mi pare si tratti di applicare Leggi tuttora vigenti in Iran. E’ su queste, purtroppo, che permane lo scandalo!
Dubito che gli “aguzzini di diritto” vogliano fare un’eccezione per questa donna, tantopiù chè sta tanto interessando l’Occidente. E’ pur vero che anche gli USA ignorano gli appelli, ma qui la “materia” è più delicata e investe molti altri aspetti. In ogni caso c’è da augurarsi che questa donna venga in qualche modo graziata, ma soprattutto che vengano riviste le regole barbare che caratterizzano larga parte del mondo islamico. Cordiali saluti.
Il 2 Settembre 2010 alle 21:50 Iran: i miliziani attaccano la casa di Karrubi - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] Il caso Sakineh: una riflessione « Alpini nel deserto [...]
Il 8 Settembre 2010 alle 10:28 Iran: il caso Sakineh e la vita quotidiana a Teheran - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] mondo continua a sostenere Sakineh, la 43enne iraniana condannata alla lapidazione per adulterio e per la presunta complicità [...]
Il 19 Ottobre 2010 alle 22:37 Circolo Luce Del Sud » Iran: petizione per l’avvocatessa Nasrin Sotoodeh ha scritto:
[...] venga rilasciata la loro collega immediatamente e incondizionatamente”. Come ha dimostrato il caso Sakineh, accendere i riflettori può servire. Senza per questo dimenticare i tanti che, per un motivo o per [...]
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