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Il prezzo dei cereali corre e ora lo ha certificato anche la Fao. L’indice specifico (FFPI) calcolato dall’organizzazione ha fatto registrare ad agosto un aumento del 5 per cento, toccando il livello più alto dal settembre 2008. Siamo ancora lontani dal picco raggiunto nel giugno del 2008 all’apice della crisi alimentare, ma il segnale è comunque preoccupante. L’ondata di siccità e gli incendi che hanno messo in ginocchio la Russia, distruggendo i raccolti, hanno indotto il governo di Mosca a dichiarare un bando sulle esportazioni di grano fino a dicembre.
L’altro grande granaio dell’Asia centrale, il Kazakhstan, ha accusato un calo nella produzione del 35 per cento. In totale, stima la Fao, la produzione mondiale di grano scenderà nel 2010 del 5% rispetto al 2009, e il fabbisogno annuale non sarà coperto. Tuttavia i raccolti di cerali restano al di sopra della media quinquennale, assicura l’organizzazione, che sottolinea come le scorte siano ancora tali da scongiurare lo scenario del 2007-2008, quando proprio il basso livello degli stock contribuì a infiammare il costo del cibo.
Sebbene la volatilità dei prezzi sia attribuita per lo più agli speculatori, il direttore generale della Fao Jacques Diouf ha convocato per il 24 settembre prossimo una sessione speciale del Gruppo intergovernativo sui cereali e di quello sul riso.
Intanto, però, gli effetti dell’inflazione hanno cominciato a farsi sentire soprattutto, ma non soltanto, negli stati più poveri, rievocando gli spettri delle rivolte per il cibo che due anni fa scoppiarono in 40 paesi dall’America Latina, all’Asia. A Maputo, in Mozambico, in soli tre giorni, sette persone, tra cui due bambini, sono morte negli scontri con la polizia. Altre 288 sono rimaste ferite. Erano scese in piazza per protestare contro la crescita dei prezzi, tra cui quello del pane che il governo ha deciso di aumentare del 30 per cento. In Pakistan le alluvioni che hanno messo in ginocchio il paese, facendo 1.500 morti e colpendo 7 milioni di persone hanno distrutto i raccolti e messo a serio rischio quelli futuri.
“Se i contadini non trovano le sementi da piantare entro poche settimane dovranno rinunciare alla semina del grano per l’intero anno”, ha dichiarato Daniele Donati, Direttore del Servizio FAO per le Operazioni d’Emergenza in Asia, Vicino Oriente, Europa e per le Emergenze Speciali. “La sola assistenza alimentare non sarà sufficiente. Se non si provvede a garantire il prossimo raccolto di grano, la sicurezza alimentare di milioni di persone sarà a rischio”.
A Mogadiscio, la popolazione già stremata dagli infiniti combattimenti deve affrontare anche un forte rialzo dei prezzi del cibo scattato all’inizio del Ramadan: la carne è aumentata del 50 per cento, passando da 2 a 3 dollari al chilo.
Il prezzo della carne ha subito ad agosto un’impennata del 16 per cento rispetto all’anno scorso, l’agnello ha toccato il record degli ultimi 37 anni, il manzo ha raggiunto il livello più alto dal 2008, e anche pollo e maiale sono aumentati. Per quanto la speculazione giochi anche in questo caso un ruolo importante, il principale motore dietro la crescita del costo di bistecche e costolette è il forte aumento della domanda nei paesi emergenti. Dalla Cina, all’India al Brasile, la classe media, sempre più numerosa e ricca, cambia le sue abitudini alimentari consumando più proteine: “Sono fortemente convinto che le esportazioni di carne continueranno a crescere nei prossimi anni” ha dichiarato al Financial Times Eddie Troutman, vicepresidente del gigante dell’agrobusiness Cargill.
Se continueranno a salire anche i prezzi i paesi che acquistano la maggior parte del loro fabbisogno alimentare all’estero saranno tra i più penalizzati. L’Arabia Saudita, ad esempio, ha visto il prezzo della carne schizzare del 12 per cento in sei mesi.
Il ritorno immediato allo scenario che due anni fa sconvolse il mercato dei cereali e delle altre materie prime agricole sembra al momento improbabile, tuttavia alcuni dei fenomeni provocati dalla lunga marcia dei prezzi del cibo non sono affatto cessati. Tra questi la corsa agli investimenti e all’acquisizione di terre coltivabili in paesi in via di sviluppo. “Il numero di progetti avviati in Africa Sub-Sahariana ha raggiunto livelli senza precedenti” ha affermato Paul Runge, direttore della società di consulenza Africa Project Access a una conferenza sull’agricoltura svoltasi nei giorni scorsi in Sud Africa.
- Venerdì 3 Settembre 2010

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Commenti
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Il 3 Settembre 2010 alle 14:41 e.fumagalli ha scritto:
Gentile Franca, ho notato che usa due termini speculatori e speculazione, ossia delinquenti e reato. Dicono che sia la legge di mercato come pure se consulta un dizionario il termine inflazione deriva dalla troppa moneta in circolazione, a mio avviso non è la troppa moneta ma bensi chi detiene i beni che ne aumenta il prezzo. Quel vicepresidente dell’agrobusiness non pare anche a lei sia uno di quei delinquenti legalizzati? Meglio mandare truppe per guerre inutili che sementi, ha ragione. Da un missionario da 40 anni in Africa, ho sentito che la Cina sta facendo quello che nessuno ha mai fatto in quel disgraziato paese e non hanno mandato un solo missionario per evangelizzarli o meglio sfruttarli che è la stessa cosa. Ci riusciranno i senza Dio? Io spero di si, sarebbe la vittoria dell’uomo contro l’ingordigia e la stupidità. Putin per lo meno ha tirato il freno agli speculatori e Chavez sta castigando compagnie straniere di supermercati e macellai che aunmentano i prezzi senza motivo. Sapesse come sono cattivi,non ricorrono nemmeno ai desaparecidos o alle armi come i cinesi. Sano più buoni quelli che fanno guerre ovunque , fa sempre parte della stupidità umana tento muoiono ogni giorno 17 mila bambini, che vuole che sia, ne moriranno qualcuno in più, sono talmente tanti i poveri che anche se si sfoltiscono un po’ non fa male, mai che crepino i ricchi si fanno funerali costosi. Che Dio sia con lei, io non lo voglio.
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